Dichiarazione del World Peace Council sulla recente escalation delle tensioni tra Azerbaigian e Armenia

Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) esprime la sua profonda preoccupazione per la recente escalation delle tensioni tra Azerbaigian e Armenia, causate dalle controversie sui confini nella regione del Nagorno-Karabakh, che hanno già provocato vittime da entrambe le parti, civili compresi. Questo è un conflitto che si protrae da circa 30 anni ed è una questione complessa in cui sono coinvolte indirettamente varie potenze regionali e globali.

Il WPC denuncia e condanna ogni intervento straniero, sia nel provocare ed intensificare la tensione, sia nel partecipare direttamente o indirettamente al conflitto stesso e chiede la fine delle azioni intraprese finora da alcune forze. Non è un segreto che l’area specifica e la regione nel suo insieme siano di interesse geostrategico per i Paesi più potenti e per il controllo delle risorse energetiche e delle vie di comunicazione, così come accade in Medio Oriente, Nord Africa e Mar Mediterraneo orientale.

Il WPC è consapevole della complessa storia del territorio conteso ed è preoccupato delle gravi conseguenze che lo scoppio di un conflitto tra i due Paesi ha per i suoi popoli e per i popoli di una regione già così travagliata. Considerando la possibilità molto reale che un tale conflitto degeneri in una guerra di proporzioni molto maggiori, il WPC chiede:

– Un cessate il fuoco immediato e la fine di tutte le ostilità.
– Un ritorno al dialogo tra le parti interessate per la ricerca di una risoluzione politica e negoziata del conflitto.
– La mobilitazione attiva delle forze di pace nei due Paesi e nella regione per evitare che l’isteria di guerra si diffonda e affinché si promuova la possibilità di una risoluzione pacifica.

Il WPC ritiene che quanto sopra sia l’unica via da seguire nell’interesse dei popoli dell’Azerbaigian e dell’Armenia contro i piani imperialisti e per la pace nella regione.

Atene 28 settembre 2020
Il Segretariato del WPC

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Il Caesar Act: l’ultimo attacco occidentale alla Siria non è partito da un aereo

Mentre la Siria lotta per riprendersi da oltre un decennio di conflitto imposto dagli Stati Uniti, il Paese deve affrontare una nuova minaccia mortale dovuta alle pesantissime sanzioni previste dal Caesar Act.

Eva Bartlett, 19 giugno 2020

Talib Mu’alla ha prestato servizio nell’esercito arabo siriano prima di essere ferito ad Aleppo nel 2014. Mentre lo ascoltavo descrivere le numerose ferite ricevute  mi è sembrato incredibile che fosse sopravvissuto.

“Una ferita da proiettile al petto, una allo stomaco e tre alla spina dorsale. Il petto, lo stomaco e l’intestino sono stati lacerati e ho perso un rene. Mi hanno sparato anche alla parte destra della faccia” ha raccontato. “Sono entrato in coma per 25 giorni, poi mi sono svegliato per alcuni giorni e sono entrato di nuovo in coma per altri 16 o 17 giorni. Mi ci sono voluti due anni per poter tornare a camminare.”

Talib è stato dimesso dall’esercito dopo le ferite riportate e da allora si è unito a un corpo ausiliario dell’esercito. “Dal 2011 ad oggi non mi sono tolto l’uniforme. E non la toglierò finché la guerra non sarà finita”, ha detto.

I mostri dei media

Come conseguenza della guerra in Siria ci sono state perdite incommensurabili: la distruzione di luoghi storici come Palmira, Maaloula (l’antico villaggio aramaico a nord-est di Damasco), i suq di Aleppo. Interi quartieri cittadini sono stati distrutti durante la lotta al terrorismo. I suq di Aleppo venivano restaurati con cura quando sono andata in Siria a marzo. Tuttavia c’è ancora molto da ricostruire e a causa del Caesar Act tutto è diventato più difficile.

Più spaventosa della distruzione dei luoghi storici della Siria è la perdita umana sia civile che militare. Per quanto riguarda quest’ultima poco interesse  è stato riservato dalla stampa occidentale alla morte e alla mutilazione dei membri dell’esercito nazionale siriano. Al contrario l’Esercito arabo siriano viene ritratto dai media occidentali e dai politici occidentali come degli assassini e dei teppisti appartenenti al presidente Assad e non alla Siria.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità e in effetti innumerevoli video e aneddoti di soldati siriani che mettono le loro vite in pericolo per proteggere e salvare i civili dai terroristi sono disponibili per chiunque desideri vederli. L’esercito siriano è un esercito di leva ma include anche soldati di carriera e uomini e donne che si sono uniti a esso volontariamente per difendere il loro paese.

Lo scorso agosto ho intervistato il capo dell’amministrazione politica dell’esercito arabo siriano, il generale Hassan Hassan. Egli ha osservato che l’esercito siriano “include in ciascuna delle sue formazioni soldati di tutti i governatorati siriani senza eccezioni”. Ciò sfida la rappresentazione dei media occidentali dell’esercito siriano come “l’esercito di Assad” o l’affermazione che  coloro che combattono i “ribelli” (i terroristi) provengano soltanto dalla setta alawita. Questo tipo di affermazioni vengono fatte nel tentativo di creare l’illusione che in Siria siano il presidente Assad e le “sue forze”  a combattere contro i sunniti disillusi, un’affermazione del tutto falsa.

Questo settarismo esiste in gran parte nelle menti di coloro che sostengono il terrorismo in Siria siano essi leader sauditi, turchi, qatarioti o occidentali.

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Dichiarazioni del FPLP sull’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti

Maher Al-TaherAnche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) considera deleterio l’accordo fra gli Emirati Arabi Uniti e Israele, venuto alla luce in questi giorni ma in realtà in essere da tempo. Le vicende siriane ce lo hanno ben dimostrato nel corso degli anni. Non dimentichiamo che questo accordo ha la sua funzione preminente nella guerra contro l’Asse della Resistenza, composto da Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina. Un accordo che, dietro una facciata di pretesa pace, ha in sé un contenuto allarmante poiché premonitore di nuove aggressioni.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-tradimento_per_il_popolo_arabo_e_per_la_causa_palestinese_il_fplp_commenta_laccordo_emirati_arabiisraele/82_36789/

SIRIA e CUBA commemorano il 55° anniversario delle loro relazioni bilaterali

Il Comitato Contro la Guerra Milano saluta con convinzione il 55° anniversario della collaborazione bilaterale tra Cuba e Siria. Una relazione improntata da una ferma volontà di opposizione all’imperialismo predatorio e sempre più aggressivo degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati.

Il Comitato Contro La Guerra Milano, fin d’ora, è pronto a mettere in campo una iniziativa con l’Associazione di Amicizia Italia-Cuba, che abbia lo scopo di sottolineare il legame internazionalista tra questi due Paesi. Una relazione improntata all’anti-imperialismo. Siamo convinti che in questo modo si contribuisca a fare chiarezza su equivoci che spesso hanno segnato la sinistra milanese e non solo.

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SIRIA E CUBA COMMEMORANO IL 55° ANNIVERSARIO DELLE LORO RELAZIONI BILATERALI

Damasco, Siria – L’Ambasciata della Repubblica di Cuba in Siria celebra, l’11 agosto, il 55° anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Cuba e la Repubblica Araba Siriana.

Siria e Cuba hanno stretti legami di solidarietà e sono unite dallo spirito di lotta e resistenza contro le continue minacce degli Stati Uniti e dei loro alleati. Si oppongono anche al colonialismo, al razzismo, al sionismo, al terrorismo e si sostengono a vicenda in tutte le sedi internazionali.

Cuba ratifica il suo fermo sostegno al diritto della Siria all’autodeterminazione, alla difesa della sua sovranità e indipendenza nazionale e nella sua lotta per recuperare ogni centimetro del proprio territorio.

In questi 55 anni di relazioni bilaterali, la fermezza e la resistenza dei popoli di entrambi i Paesi contro l’arroganza che caratterizza la politica statunitense si sono manifestate in più occasioni.

Sono stati inoltre evidenziati i rapporti di amicizia e cooperazione tra i due Paesi, dalla cooperazione militare all’ambito commerciale e alla cooperazione medica.

Embajada de Cuba en Damasco

Gli Stati Uniti ammettono il tentativo di colpo di Stato contro il Venezuela

Pubblichiamo la traduzione di una importante testimonianza dei rappresentanti statunitensi (il senatore democratico Chris Murphy e il diplomatico repubblicano Elliott Abrams*), i quali ammettono di aver promosso e coordinato il tentativo di colpo di Stato del 2019 contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, in cui si cercò di rovesciare il legittimo Presidente Nicolás Maduro a favore dell’autoproclamato Juan Guaidó.

« Washington, martedì 4 agosto 2020 –  Nel corso di un’audizione della commissione sul Venezuela, il senatore dei democratici Chris Murphy, membro della Commissione per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti, ha sollecitato il rappresentante speciale del Dipartimento di Stato americano per il Venezuela, il repubblicano Elliott Abrams, riguardo alla disastrosa politica dell’amministrazione nei confronti del Venezuela.

CHRIS MURPHY: “Dobbiamo precisare che la nostra linea politica sul Venezuela nell’ultimo anno e mezzo è stata un completo disastro. E se non siamo onesti su questo, non possiamo correggerci. Dobbiamo ammettere che la nostra grande partita, cioè riconoscere Guaidó fin dall’inizio e poi muoverci rapidamente per attuare le sanzioni, non ha funzionato. Tutto quello che abbiamo ottenuto è stato rafforzare il ruolo di Russia e Cuba in Venezuela e permettere a Maduro di dipingere Guaidó come un buffone americano. E molti di noi avevano avvertito che ciò sarebbe potuto accadere.”

“Avremmo potuto avanzare la possibilità del riconoscimento statunitense o delle sanzioni come leva. Avremmo potuto dedicare più tempo cercando di porre sulla stessa linea gli alleati europei e altri partner. Avremmo potuto spendere più tempo per cercare di dialogare o neutralizzare la Cina e la Russia prima di metterle in un angolo, un angolo dal quale non si sarebbero mosse. Ma tutto ciò che abbiamo fatto è stato giocare tutte le nostre carte da subito e questo non ha funzionato. E da allora è stato solo un imbarazzante errore dopo l’altro.”

“In primo luogo, abbiamo pensato che convincere Guaidó a dichiararsi presidente sarebbe stato sufficiente per rovesciare il regime. Poi abbiamo pensato che sarebbe bastato collocare gli aiuti alla frontiera. Poi abbiamo cercato di organizzare una sorta di colpo di Stato, nell’aprile dello scorso anno, ma ci si è ritorto contro quando tutti i generali che avrebbero dovuto rompere con Maduro decisero di restare con lui, alla fine.”

“Abbiamo minato i colloqui con la Norvegia la scorsa estate e poi, questo marzo, abbiamo presentato un disegno di transizione che, francamente, è quasi la copia carbone di quello che era stato sottoposto alle parti l’anno scorso. E ora, dopo aver sprecato tutto questo tempo, siamo impantanati con le elezioni in arrivo e, come abbiamo detto oggi, Guaidó e l’opposizione si rifiutano di parteciparvi. E quindi ci stiamo per trovare nella condizione di riconoscere qualcuno come leader del Venezuela il quale non controlla il governo, non dirige le forze armate e non ricopre nemmeno una carica. E non possiamo farlo tramite altri uffici.”

“Cosa succederebbe se, a sei mesi da oggi, emergesse qualcun altro, più legittimo di Juan Guaidó, come voce per l’opposizione? Quali criteri possiamo utilizzare per riconoscere qualcuno di nuovo? O Juan Guaidó sarà il leader riconosciuto del Venezuela in modo permanente, a prescindere dalle condizioni sul campo?”

ELLIOTT ABRAMS: “Penso che la situazione di Guaidó sia unica perché è il presidente dell’Assemblea nazionale. Adesso avranno elezioni corrotte, che nessuno, nessun paese democratico, penso, riconoscerà. E quell’elezione corrotta, quella frode non cambierà lo status di Guaidó. Non credo che troverai nessuno nella dirigenza dell’opposizione che affermerà il contrario. Inoltre, vorrei solo dire, Senatore, lei sa che non era il voto di fiducia che avrei voluto nella linea politica.”

CHRIS MURPHY: “Eppure, una settimana fa, lei ha detto che l’unica cosa di cui parleremmo con Maduro è la sua rimozione dal potere. Saremmo disposti, come Stati Uniti d’America, a una discussione con Maduro, in cui rimane al potere transitoriamente, verso un’elezione che sia effettivamente libera e giusta? Perché francamente, anche se non fosse al potere, non vi sarebbe alcuna garanzia che i suoi alleati non possano truccare un’elezione. Allora perché non siamo aperti a questo come possibile percorso da seguire?”

ELLIOTT ABRAMS: “Perché non crediamo che una libera elezione in Venezuela sia possibile con Maduro al potere, al comando dell’esercito, al comando della polizia, al comando delle bande Colectivos, con due o tremila agenti dell’intelligence cubana. Non vediamo la possibilità di elezioni libere.”»

Video da RT: https://www.facebook.com/watch/?v=307935547315240

Traduzione e sottotitoli a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

* Per approfondimenti sulla figura di Elliott Abrams, già noto per il suo coinvolgimento nello scandalo Iran-Contra durante l’amministrazione Reagan e fresco di nomina in qualità di rappresentante speciale USA per l’Iran: https://youtu.be/7ykcPdSCL1k