Documento della Segreteria del WPC

Documento della Segreteria del World Peace Council (Consiglio Mondiale per la Pace)

Dichiarazione di condanna della decisione degli Stati Uniti contro il Venezuela

Giovedì, 26 marzo 2020

maduroIl World Peace Council (WPC) condanna con fermezza la decisione del procuratore generale degli Stati Uniti, per conto dell’amministrazione statunitense, di annunciare accuse penali contro il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e altri funzionari di alto rango, con il pretesto della loro presunta partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti.

Il procuratore generale degli Stati Uniti minaccia di inserire la Repubblica Bolivariana del Venezuela nella lista degli Stati che “sponsorizzano il terrorismo”. Questa decisione dell’amministrazione USA non solo costituisce una nuova escalation di provocazioni, sanzioni e interferenze contro un Paese sovrano, ma dimostra anche l’approccio cinico e arrogante degli Stati Uniti, che stanno utilizzando il momento critico della pandemia di COVID-19 in tutto il mondo, per imporre ulteriori nuove sanzioni al Paese e al suo popolo.

Il popolo venezuelano sta già subendo le sanzioni e le restrizioni imposte dagli imperialisti statunitensi e dai loro alleati dell’UE e del “Gruppo di Lima”, che non hanno permesso al Paese di acquistare medicinali e altri prodotti vitali per più di un anno. Sono le stesse forze che riconoscono un fantoccio autoproclamato come il “leader eletto” senza alcuna legittimità, contro la logica e il diritto internazionale. Inoltre queste stesse forze non consentono al Paese di acquistare nei mercati internazionali attrezzature tecniche e prodotti sanitari per poter rifornire il sistema sanitario nazionale durante la crisi COVID-19.

La nuova decisione odierna degli Stati Uniti che annunciano una taglia di 15 milioni di dollari statunitensi, nella loro veste di “sceriffo mondiale”, per la cattura del legittimo presidente Nicolás Maduro, di funzionari e di ministri del Paese, è senza precedenti, arbitraria e nulla.

Il WPC esprime la sua profonda solidarietà al popolo venezuelano, alle forze antimperialiste e amanti della pace nella loro lotta sia per difendere il diritto sovrano di scegliersi il proprio leader e il proprio destino senza alcuna ingerenza straniera, sia di potersi difendere dall’aggressione, dalle interferenze e dalle provocazioni dell’imperialismo.

Chiediamo a tutti i membri e amici del WPC di rafforzare le azioni di solidarietà con il popolo venezuelano e di pianificare per il 19 aprile, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela, azioni di protesta contro le minacce imperialiste per rafforzare la solidarietà con il popolo venezuelano in coordinamento con la nostra organizzazione in Venezuela (il Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace – COSI)

Segreteria del WPC, 26 marzo 2020

Contagio: il “paziente zero” proviene dagli Stati Uniti Robert Redfield, direttore del CDC

redfieldGli Stati Uniti sono impegnati in una guerra aperta con la Cina, che non è solo commerciale. La destabilizzazione di Hong Kong è stata solo un piccolo antipasto e nessuna spesa è stata risparmiata. Ora è il turno del coronavirus, una campagna molto più fantasiosa.

Trump ribadisce che il coronavirus è “Made in China” e che il paese asiatico è una minaccia per gli Stati Uniti.

Il segretario di Stato Mike Pompeo lo definisce il “coronavirus di Wuhan” e l’intossicazione (quella mediatica) non si stanca mai di ripetere che la Cina ha diffuso il “virus di Wuhan” in tutto il mondo.

I cinesi hanno risposto in modo insolito e non diplomatico, restituendo la palla agli Stati Uniti, ma la cosa davvero interessante è che gli alleati degli Stati Uniti in Estremo Oriente, come il Giappone, sono d’accordo con la Cina.

A febbraio, la rete giapponese Asahi News ha affermato che il coronavirus ha avuto origine negli Stati Uniti e non in Cina e che alcuni dei 14.000 decessi negli Stati Uniti attribuiti all’influenza stagionale sono stati causati dal coronavirus (1).

Tuttavia, la cosa più sorprendente è arrivata la scorsa settimana, quando la tesi cinese è stata confermata da Robert Redfield, direttore del CDC (Centri per la Prevenzione e il controllo delle Malattie) (2), durante una dichiarazione al Comitato di sorveglianza della Camera dei rappresentanti USA che è registrata e può essere vista su internet (3).

Redfield, nominato da Trump, ha ammesso che alcuni casi diagnosticati come influenza stagionale negli Stati Uniti potrebbero essere invece stati causati dal coronavirus, come evidenziano le analisi postume che sono state effettuate.

Recentemente gli Stati Uniti hanno sofferto di oltre 200 casi di fibrosi polmonare che si è conclusa con la morte a causa dell’incapacità dei pazienti di respirare.

Alcune stime ritengono che l’epidemia di coronavirus potrebbe essere iniziata prima del previsto, probabilmente a settembre dell’anno scorso.

La dichiarazione del direttore del CDC (2) conferma la tesi cinese che situa il primo focolaio infettivo negli Stati Uniti, ma nessun giornalista al mondo si permetterà di parlare di un “virus gringo”.

(1) http://it.people.cn/n3/2020/0223/c90000-9661026.html
(2) L’acronimo CDC si riferisce ai Centers for Disease Control and Prevention, un’istituzione sanitaria statunitense dedicata alle infezioni e alla salute ambientale.
(3) https://www.c-span.org/video/…

Di ritorno da Caracas dopo il 1° incontro mondiale contro l’imperialismo

CCLGM a MirafloresSi è tenuto dal 22 al 24 gennaio 2020 nella città di Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il “I incontro mondiale contro l’imperialismo – per la vita, la sovranità e la pace”.

All’evento ha partecipato una delegazione del Comitato Contro la Guerra Milano, insieme ad una più ampia delegazione del Consiglio Mondiale della Pace (World Peace Council).

All’incontro erano presenti 403 delegati internazionali provenienti da 72 paesi dei 5 continenti, in rappresentanza di partiti politici e movimenti sociali che sostengono la Rivoluzione Bolivariana. Erano altresì presenti 2096 delegati nazionali, in rappresentanza del Gran Polo Patriottico, del Congresso dei Popoli e dei movimenti sociali venezuelani che accompagnano la Rivoluzione.

I delegati internazionali che sono stati invitati erano circa 1300, ma una vera e propria persecuzione finanziaria dovuta alle sanzioni unilaterali criminali imposte al Venezuela ed un lavorìo sporco da parte dei paesi imperialisti volto a far fallire l’incontro, hanno creato notevoli disagi di viaggio ai partecipanti e l’impossibilità per molti di poter raggiungere Caracas.

Ma l’incontro mondiale si è tenuto lo stesso, ha discusso, deliberato ed è pronto per avanzare nella lotta. Nessuno può fermare l’indomito popolo bolivariano.

Il I Incontro Mondiale Contro l’Imperialismo è il frutto del lavoro svolto dai Governi Chavez e Maduro sulle relazioni internazionali e nasce da una proposta lanciata lo scorso luglio in occasione del XXV Incontro del Foro de Sao Paulo, che si è tenuto sempre a Caracas.

Le discussioni dell’incontro si sono strutturate in tavoli tematici.

Giovedì 23 gennaio c’è stata una lunga pausa dei lavori,per permettere ai delegati di partecipare alla marcia antimperialista che si è conclusa al palazzo presidenziale Miraflores con il comizio del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolàs Maduro.
In Venezuela si celebra il 23 gennaio poiché è il giorno della caduta del dittatore Marcos Perez Jimenes avvenuta nel 1958.

Maduro ha salutato i delegati internazionali presenti,ha ricordato come la lotta per la caduta del dittatore sia stata ben presto tradita dai due principali partiti politici venezuelani, Accion Democratica e COPEI, che il 31 ottobre del 1958, con la firma del “Pacto de Puntofijo”, hanno governato in alternanza il Paese fino alla vittoria del Comandante Chavez, servendo gli interessi dell’oligarchia venezuelana e degli USA.
Ha poi parlato delle divisioni e degli scandali che colpiscono l’opposizione politica venezuelana, oltre che delle continue sconfitte che gli stessi hanno subito lungo tutto l’anno del 2019 con l’autoproclamazione del “bovolongo” (scemotto), Juan Guidò. Ha concluso facendo appello al mondo affinché tutti vengano a studiare il sistema elettorale venezuelano, il sistema informatico del voto elettronico e affinché tutti possano constatare come il Chavismo nel novembre del 2020 riprenderà la maggioranza e il controllo dell’ Assemblea Nazionale Legislativa con il voto trasparente del popolo venezuelano.

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Dichiarazione finale dell’incontro mondiale contro l’imperialismo

Per la vita, la sovranità e la pace

PlenariaNella città di Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, le delegazioni dei partiti politici e dei movimenti sociali riunitesi in occasione dell’”Incontro mondiale contro l’imperialismo”, dopo le deliberazioni prese,
sono arrivate alle seguenti conclusioni:

Il futuro dell’umanità è in grave pericolo. La pace sul pianeta è
gravemente minacciata a causa della politica di aggressione militare degli Stati Uniti e dei suoi alleati, così come dalla micidiale corsa agli armamenti che frutta soltanto profitti alle grandi imprese del settore militare. La guerra è lo strumento preferito dell’espansionismo imperiale, in particolar modo da quello statunitense e questo lo osserviamo drammaticamente negli ultimi conflitti regionali che hanno colpito pesantemente i popoli di Siria, Yemen, Iraq, Libia, Afghanistan e dell’intera regione.

Inoltre la specie umana subisce le devastazioni causate dalla voracità di un modello economico che, nella sua ostentazione suicida, distrugge la natura
con la sua insaziabile ossessione di massimizzare i profitti. Questa è precisamente la logica del sistema capitalista, che non solo compromette il suo andamento, ma mette anche in pericolo di estinzione l’umanità.
Il modello neoliberista che, sotto il dominio degli stati imperialisti implementa la globalizzazione delle grandi imprese, ha impresso una grande fragilità all’economia mondiale. Le crisi sono più ricorrenti e i grandi speculatori finanziari dominano il pianeta. Nella redistribuzione della ricchezza generata si è imposto un parametro di disuguaglianza, ingiustizia ed esclusione che colpisce una parte sempre maggiore della popolazione mondiale. Come mai nella storia dell’umanità i flagelli della povertà e della miseria colpiscono miliardi di persone.

Indubbiamente lo sviluppo del capitalismo
genera fenomeni insostenibili dal punto di vista sociale, politico ed etico.

A ciò si aggiunge una crisi etica, derivata dal modo di vivere prevalente nelle
economie di mercato, dove scompaiono le culture nazionali e i valori umani per imporre la società del consumo. Il culto degli antivalori del capitalismo contribuisce a rafforzare la crisi della condizione umana che si genera nell’attuale modello di convivenza.

L’imperialismo è in crisi e questo lo rende molto più aggressivo, pericoloso e
distruttivo. Di fronte al crepuscolo del mondo unipolare, l’imperialismo statunitense attua una strategia di dominio globale. La scommessa geopolitica della Casa Bianca, di fronte alla resistenza dei popoli e all’irruzione delle potenze emergenti, è stata quella di difendere la sua egemonia attraverso una politica neo-coloniale volta ad appropriarsi le risorse naturali, in particolare energetiche, al controllo dei mercati e a dominare politicamente le nazioni.
Per preservare l’attuale ingiusto ordine mondiale, l’imperialismo viola il diritto internazionale, ha trasformato il mondo in un grande teatro di operazioni militari, impone sanzioni unilaterali e leggi di carattere extraterritoriale, attacca il multilateralismo, viola la sovranità delle nazioni e soffoca l’autodeterminazione dei popoli. Nella sua concezione arrogante, i suoi confini arrivano fino a dove si estendono i suoi interessi espansionistici.

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Protesta delle comunità mediorientali l’11 gennaio, a Milano, in Stazione Centrale: video

Il Comitato Contro la Guerra Milano aderisce alla protesta delle comunità mediorientali, manifestando in loro sostegno contro la violazione del diritto internazionale, perpetrata dagli USA assassinando il generale Hajj Qassem Soleimani e Abu Mahdi al-Muhandis.

Entrambi molto amati in tutta la regione, per essersi particolarmente distinti nella volontà e la capacità manifestate con la lotta senza quartiere contro ISIS.

Nel video l’intervento di Luigi Tranquillino.