IN ITALIA LA TRAGEDIA DEL COVID-19 POTEVA ESSERE EVITATA

Articolo del Comitato Contro La Guerra Milano pubblicato sulla rivista “Manifiesto de la Paz” del COSI Venezuela, numero speciale sul Covid-19.

L’Italia è tra i Paesi al mondo più colpiti dalla pandemia del Covid-19. Sono numerosi gli studi, sia nazionali che internazionali, che stimano il numero dei casi effettivamente positivi tra 6/8 volte superiore ai dati ufficiali. Così come sembra siano sottostimati i dati sui deceduti con Covid-19 che potrebbero essere fino al 20% in più.

Per comprendere meglio l’impatto sanitario, politico, economico-sociale che la pandemia ha e avrà sul Paese, è necessario analizzare in quali condizioni si è presentata l’Italia per affrontare l’emergenza. Questo Paese ha seguito fin dagli anni 80 le dinamiche mondiali dello sviluppo capitalista affermatosi con le teorie di Milton Friedman e della Scuola di Chicago. Con l’avvento prima del Sistema Monetario Europeo (SME), poi della moneta unica e conseguente perdita della propria sovranità monetaria, che ha favorito economicamente e politicamente l’asse franco-tedesco,soprattutto la Germania, così come una piccola nazione come i Paesi Bassi che hanno un sistema di tassazione alle imprese da “paradiso fiscale”, a danno dei Paesi della Oil Belt (Sud Europa), l’Italia si è trovata stretta tra la subalternità agli Stati Uniti e quella all’asse franco-tedesco, rimettendo così in discussione lo spazio politico ed economico che si era ritagliata.

La liberalizzazione del sistema bancario italiano avvenuta ad iniziare dalla separazione tra la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro, per cui la Banca d’Italia non sarà più garante per la sottoscrizione dei titoli sul debito pubblico, aumentandolo così in modo esponenziale, la deregolamentazione dei flussi finanziari, il processo di privatizzazione delle “alture” strategiche con il loro apparato produttivo, la loro ricerca ed il corredo di rapporti internazionali che portavano con se ha reso il Paese più fragile, un Paese dal peso politico minore nello scacchiere internazionale.

Negli ultimi 25 anni l’Italia ha il triste primato di “Paese più rigorista del mondo” con il più alto avanzo primario, ovvero la differenza tra tasse ed investimenti statali. Tutto ciò, ben lungi dal diminuire il debito pubblico ed aumentare la crescita, ha avuto l’effetto esattamente contrario. Tra questi effetti, quello sulla Sanità pubblica, avvilita dopo decenni di attacchi subiti perché ”ce lo chiede l’Europa”, che hanno avuto come esito, quello di favorire la Sanità Privata: quella stessa che anche in queste ore sta praticando i tamponi al costo di 120 euro l’uno. La giustizia sociale scompare: fa il test solo chi può permetterselo.

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Alcune domande sulla liberazione di Silvia Romano

di Marinella Correggia
[da SibiaLiria]

>>>ANSA/SILVIA ROMANO IN ITALIA, SORRISI, MASCHERINA E VESTE ISLAMICAIn margine al ritorno in patria della milanese Silvia Romano rapita in Kenya, alcune sommesse domande paiono legittime:

1. Quanti africani saranno uccisi dai jihadisti con i soldi italiani di un ennesimo riscatto? Perché poi i cocci rimangono sempre là, in questo caso in Africa, dove ne hanno già tanti. Ecco un’utile lettura:

2. Se si vuole operare una vera restituzione internazionale, perché non si dà lavoro al personale locale? Dappertutto ci sono tante persone competenti. E anche stranieri, ma che si trovano in loco da tempo; missionari o laici che siano. O persone che hanno competenze introvabili sul posto (un caso difficile). C’è proprio bisogno di nuovi arrivi di principianti che poi, come successo in passato in paesi mediorientali (e in Africa con turisti) devono essere liberati?

3. Quanti favori dovrà restituire l’Italia al macellaio Erdogan visto che sono stati i servizi segreti turchi a fare da tramite per il riscatto e il successivo rilascio della Romano nel Corno d’Africa?

4. E appunto: come mai in Africa la collaborazione è venuta da Ankara? Chiarissimo: https://it.insideover.com/politica/erdogan-africa-somalia-silvia-romano.html

5. Qualcuno ricorda ancora che senza la Turchia di Erdogan a fare da autostrada a decine di migliaia di jihadisti, la Siria non sarebbe stata distrutta?

Marinella Correggia

Il punto sull’attacco mercenario contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela

Domenica 10 maggio 2020 – Comitato Contro La Guerra Milano

ImgAll’alba della scorsa domenica 3 maggio, un gruppo di 10 mercenari pesantemente armato proveniente dalla Colombia con veloci imbarcazioni, è stato affrontato e smantellato dalle forze speciali della Polizia Bolivariana (FAES) e da reparti della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), mentre cercava di sbarcare presso Macuto, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Caracas e dal porto di La Guaria, nella regione di Vargas. Questo è stato il primo atto della cosiddetta “Operazione Gedeòn”. Tale azione aveva lo scopo di eliminare il Presidente Nicolas Maduro, i suoi più stretti collaboratori, tra cui Diosdado Cabello, i generali dello stato maggiore della Forza Armata Nazionale Bolivariana e attaccare le istituzioni del Paese con l’obbiettivo di distruggere l’ordine costituzionale vigente. In ogni suo aspetto: politico, istituzionale, economico, giuridico, sociale e militare.

Lunedì 4 maggio una seconda imbarcazione è stata intercettata e neutralizzata sulle coste della regione di Aragua (regione confinante con Vargas), in località Chuao con 8 mercenari a bordo, tra cui il figlio dell’ex generale Baduel (ex ministro della difesa del governo Chavez, in carcere dal 2009 per corruzione ed organizzazione di un golpe militare), due mercenari statunitensi contrattati dalla SilverCorp (agenzia di mercenari di cui parleremo più avanti) ed ex Berretti Verdi delle forze speciali dell’esercito statunitense, il comandante sul campo dell’operazione capitano Sequea, disertore venezuelano e protagonista, insieme a Leopoldo Lopez e Juan Guaidò del fallito colpo di stato del 30 aprile 2019 dove provarono a prendere l’aeroporto militare de La Carlota a Caracas.

L’operazione denominata “Operazione Negro Primero” per smantellare questo nuovo tentativo terroristico di abbattimento del legittimo Governo venezuelano, è tuttora in corso sotto ogni punto di vista: civico-militare,investigativo, giudiziario. La cellula terrorista sembra fosse formata da 54 mercenari divisi sulle due imbarcazioni, 10 sulla prima e 44 sulla seconda. Dovrebbero essere tutti disertori della polizia e dell’esercito bolivariano, tranne i due statunitensi che sono stati anche i loro istruttori militari nei campi di addestramento in Colombia.
Dal primo tentativo di sbarco presso Macuto di domenica 3 maggio ad oggi, sono 8 i terroristi abbattuti e 31 gli arrestati (catturati in varie località della costa tra Aragua e Vargas nei giorni successivi), tra cui anche alcuni complici che li attendevano sulla costa venezuelana. Sono state anche sequestrate armi da guerra ed equipaggiamenti militari. Saranno giudicati dal tribunale penale civile con le seguenti imputazioni:
-cospirazione in complicità con governo straniero
-terrorismo
-tradimento alla patria
-ribellione
-traffico illecito di armi da guerra
-finanziamento al terrorismo
-associazione a delinquere
Ai due mercenari statunitensi non verranno contestate le imputazioni di tradimento alla patria, ribellione e finanziamento al terrorismo.

Altri 4 mercenari sono stati catturati nella giornata di sabato 9 maggio sulle montagne tra la costa di Aragua e Vargas.

Dalle indagini in corso si sta sempre più delineando la gravità del quadro. Questa è la ragione principale per cui il nostro “mainstream” sta censurando il tutto. Semplicemente dovrebbero smentire ciò che per anni hanno raccontato agli italiani sul Venezuela.

Le prove e le confessioni raccolte sono già così ampie, che il Venezuela denuncerà gli USA alla Corte Penale Internazionale, alle Nazioni Unite e al Movimento dei Paesi Non Allineati(MNOAL), come il Paese che ha ordinato, pianificato e appoggiato l’azione dei terroristi. Inoltre non ci sono dubbi sul ruolo complice svolto dal governo colombiano. Anche la Colombia sarà denunciata alla Corte Penale Internazionale. Si sta indagando anche sull’eventuale coinvolgimento del Brasile.

Già nei mesi scorsi durante una sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, il Venezuela aveva fornito al governo di Ivan Duque le coordinate dei 3 campi in Colombia dove si stavano addestrando i mercenari. Nulla è stato fatto dalle autorità di Bogotà. I prigionieri hanno confessato che il governo colombiano sapeva tutto e ha fornito aiuto logistico. Alcuni organi d’informazione colombiani stanno ipotizzando la liberazione di alcuni narcotrafficanti in cambio di aiuti finanziari e logistici all’”Operazione Gedeon”.
A rafforzare questa ipotesi ci sono anche le confessioni dei prigionieri: in procinto di salpare per il Venezuela sono stati ospitati ed accolti nella tenuta del noto narcotrafficante Elkin Javier Lopez Torres detto “Doble Rueda” (“Doppia Ruota“ perché costretto sulla sedia a rotelle dopo aver subito un attentato). Avrebbe dovuto trovarsi in carcere per scontare la sua pena, in realtà era libero e tra i finanziatori dell’operazione.

La stessa DEA (Drug Enforcement Administration, l’agenzia anti-droga degli Stati Uniti) è coinvolta. Josè Alberto Socorro Hernandez detto “Pepero”, agente DEA venezuelano arrestato lo scorso 3 maggio a Macuto (luogo del primo sbarco da parte del gruppo mercenario), ha confessato che la DEA si è occupata di trovare una parte dei finanziamenti dell’”Operazione Gedeon” tra i narcotrafficanti colombiani , ha organizzato l’accoglienza dei terroristi in Venezuela, si è occupata della fornitura di pick-up blindati con porta mitragliatrici pesanti (sequestrati a Macuto la stessa notte del 3 maggio) e ha organizzato un’azione di “distrazione” avvenuta nella notte del 3 maggio scorso a Petare, un popoloso quartiere nell’est di Caracas: hanno inscenato uno scontro a fuoco tra due bande rivali criminali, con il fine di concentrare a Petare la Polizia Nazionale Bolivariana ed avere l’accesso libero per lo sbarco.

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25 Aprile 2020: videoconferenza con la Brigata Immortale

Il 25 Aprile 2020 noi c’eravamo, con lo striscione della Brigata Immortale.

C’eravamo con una videoconferenza per ricordare il nostro 25 Aprile internazionalista del 2019, anche attraverso contributi video. Purtroppo non era con noi il nostro Veterano dell’Armata Rossa Semion Kantor; ha compiuto 95 anni nel novembre scorso ed è un po’ affaticato.

Erano presenti Roman Gorskiy, nipote di Semion Kantor, per portare il saluto del nonno Veterano dell’Armata Rossa, Mercy Maldonado membro del Movimiento Revolución Ciudadana (MRC Ecuador), Newton Fernando Weerappullige Segretario di Milano per Fronte Popolare di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka (JVP Milano) e Gabriel Aguirre Segretario Generale del Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace (COSI Venezuela). Intervento del Comitato Contro La Guerra Milano (Marcello Gentile) e di Casa Rossa (Luigi Tranquillino).
Enrico Vigna, giornalista del Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia (CIVG), ha inviato un prezioso contributo.

25 Aprile 2020: ore 17 videoconferenza con la Brigata Immortale

25 aprile 2020

Viste le circostanze, per il 25 Aprile 2020 ci saremo, con lo striscione della Brigata Immortale. Lo faremo con una videoconferenza che, anche attraverso contributi video, ricorderà il nostro 25 Aprile internazionalista del 2019. Purtroppo non sarà con noi il nostro Veterano dell’Armata Rossa, Semion Kantor; ha compiuto 95 anni nel novembre scorso ed è un po’ affaticato.

Sarà una iniziativa misurata e consapevole del rischio autoritario che si sta già profilando, con il disastro economico che seguirà alla pandemia.

Avremo contributi del Comitato Contro La Guerra Milano e di Casa Rossa. Saranno presenti Roman Gorskiy, il nipote di Semion Kantor, che porterà il saluto del nonno Veterano dell’Armata RossaMercy Maldonado membro del Movimiento Revolución Ciudadana (MRC Ecuador), Enrico Vigna giornalista del Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia (CIVG), Newton Fernando Weerappullige, Segretario di Milano per Fronte Popolare di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka (JVP Milano) e Gabriel Aguirre Segretario Generale del Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace (COSI Venezuela).

Verranno segnalate eventuali altre partecipazioni in questi giorni.

Sabato 25 Aprile 2020 dalle ore 17:00, in diretta sulle pagine Facebook del Comitato Contro La Guerra Milano e La Casa Rossa

Evento Fb: https://www.facebook.com/events/229952691561415/