Presidio per Julian Assange al Consolato britannico di Milano

Volentieri segnaliamo questa meritevole iniziativa a sostegno di Julian Assange.

A due anni esatti dall’arresto di Julian Assange, prelevato con forza dalla polizia londinese presso l’Ambasciata dell’Ecuador a seguito del tradimento del Presidente Lenin Moreno, torniamo a manifestare per chiederne la scarcerazione.

Nonostante la sentenza di primo grado, avvenuta il 4 gennaio di quest’anno, abbia respinto la richiesta di estradizione degli Stati Uniti d’America contro il giornalista e cofondatore di WikiLeaks, Julian Assange continua ad essere detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh.

Le condizioni fisiche e mentali di Assange sono critiche, rischia fino a 175 anni di carcere per avere svolto il suo lavoro volto al nostro diritto all’informazione. Gli Stati Uniti lo accusano di spionaggio per aver diffuso informazioni classificate, creando al contempo un clima da guerra fredda come è sotto gli occhi di tutti.

Chiedere la libertà di Assange significa difendere la nostra libertà, la quale passa inevitabilmente dal nostro diritto ad una corretta informazione.

A questo fine porteremo più di duemila firme cartacee già raccolte. Il miglior lavoro che si possa fare per questa campagna di libertà va svolto parlando di Assange con i cittadini, chiedendo loro di aderire firmando per la sua liberazione.

Ritroviamoci domenica 11 aprile, alle ore 16.30, in piazza del Liberty davanti al Consolato britannico di Milano.

Chiediamo a tutti i partecipanti il rispetto delle misure di sicurezza sanitaria, al contempo informiamo dell’obbligo di portare con sé il modulo di autocertificazione, previsto per la partecipazione a presidi e varie manifestazioni.

Qui il link per il modulo di autodichiarazione

Rojava: silenzio, si gira

Cosa avranno fatto le YPJ per convincere una come Hillary Clinton a mostrare interesse per produrre una serie TV?
Di Antonio Torres – La Comuna – 1 marzo 2021

Nella foto, campagna contro il popolo ed il governo siriano nel pieno dell’aggressione imperialista:
http://comitesolidaritatrojavabcn.blogspot.com/2015/09/accio-de-resposta-contra-la-propaganda.html

“La questione curda è diventata la grande scommessa culturale e propagandistica degli Stati Uniti per poter mantenere la propria ingerenza negli affari dello Stato siriano e più in generale nella regione dell’Asia occidentale”

“L’occupazione militare statunitense utilizza l’Amministrazione Autonoma della Siria Nordorientale (AANES) e le FDS per saccheggiare petrolio e gas siriani”

“In Siria si lavora per la parità tra uomini e donne sin dalla sua indipendenza, ma soprattutto dall’arrivo al potere del Partito Baath”

Quando Diamantino García, il sacerdote del proletariato delle campagne andaluse, fu insignito della medaglia d’argento dalla Giunta dell’Andalusia nel 1993, disse con onestà e sarcasmo: “Cosa sto facendo di sbagliato se gli stessi che ordinarono il mio arresto e che provocano le ingiustizie contro le quali lotto, ora mi danno una medaglia?”.

Qualcosa di simile deve aver provato il socialdemocratico tedesco August Bebel, quando uno dei suoi discorsi fu applaudito dalla destra più reazionaria: “Che cosa hai fatto vecchio imbecille, per farti applaudire da questi mascalzoni?”.

Potremmo porci la stessa domanda di fronte all’annuncio dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton e da sua figlia Chelsea, che produrrà una serie televisiva intitolata “The Daughters of Kobani: A Story of Rebellion, Courage, and Justice” [1].

La società di produzione della Clinton, Hidden Light Productions, ha acquistato i diritti del libro della giornalista statunitense Gayle Tzemach Lemmon su cui sarà basata la serie televisiva.

Il libro racconta la lotta della milizia femminile curda, YPJ (Yekîneyên Parastina Jin, Unità di Protezione delle Donne), durante la battaglia di Kobane (Ayn al Arab) avvenuta tra l’estate del 2014 e la primavera del 2015, che ha contrapposto lo Stato Islamico (ISIS) contro le forze combinate di milizie curde e gruppi denominati “ribelli”.

Gayle Tzemach Lemmon ritiene che la vittoria di Kobane abbia introdotto la parità di genere in Medio Oriente, mentre per Hillary Clinton: “È una storia straordinaria di donne coraggiose e con sguardo di sfida che hanno combattuto per la giustizia e l’uguaglianza”.

Probabilmente, seguendo le orme di Obama, i Clinton firmeranno un contratto con Netflix.

Quindi tornando al sacerdote Diamantino e al vecchio Bebel, ci si potrebbe chiedere che cosa abbiano fatto, non solo l’YPJ ma in generale anche la loro controparte maschile, l’YPG ribattezzata FDS (Forze Democratiche Siriane), affinché una come Hillary Clinton sia così interessata a loro tanto da produrre una serie TV.

In qualità di Segretario di Stato dell’ex presidente Obama è stata pienamente coinvolta nell’aggressione contro Libia e Siria nel 2011; le sue dichiarazioni dopo il vile assassinio di Muammar Gheddafi (“Venimmo, vedemmo, lui morì”) indicano non solo il suo entusiasmo per omicidi particolarmente brutali, ma anche un suprematismo militarista, razzista e imperialista privo di scrupoli.

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Il rapporto “indipendente” che sostiene il genocidio uiguro…

Il rapporto “indipendente” che sostiene il genocidio uiguro è presentato da un’università fittizia e da ideologi neoconservatori che fanno pressioni per “punire” la Cina

Di Ajit Singh – The Grayzone – 23 marzo 2021

Traduzione di Marco Pondrelli per marx21.it

I media statunitensi hanno salutato un rapporto del Newlines Institute che accusa la Cina di genocidio uiguro come un’analisi indipendente “storica”. Uno sguardo sotto la superficie rivela che si tratta di uno strumento di propaganda per il cambio di regime da parte di operatori interventisti di una finta università.

Per tutto il mese di marzo 2021 i titoli dei media delle grandi corporation, dalla CNN al Guardian, hanno parlato della pubblicazione del “primo rapporto indipendente” per determinare autorevolmente che il governo cinese ha violato “ogni singolo atto” della convenzione delle Nazioni Unite contro il genocidio, e quindi “è responsabile di aver commesso un genocidio contro gli uiguri.

Il rapporto, pubblicato l’8 marzo dal Newlines Institute for Strategy and Policy, in collaborazione con il Raoul Wallenberg Centre for Human Rights, segue un’accusa dell’ultimo minuto fatta a gennaio dall’amministrazione uscente di Trump, insieme a dichiarazioni simili dei parlamenti olandese e canadese. È stato pubblicato poco dopo la pubblicazione di un rapporto notevolmente simile l’8 febbraio, commissionato dal Congresso Mondiale degli Uiguri, sostenuto dal governo degli Stati Uniti, il quale asseriva che esistesse un “caso credibile” contro il governo cinese per genocidio.

CNN, The Guardian, AFP e CBC hanno salutato il rapporto Newlines dell’8 marzo come una “analisi indipendente” e un “rapporto legale di riferimento” che ha coinvolto “decine di esperti internazionali”. Anche Samantha Power, la candidata dell’amministrazione Biden a dirigere l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), lo ha promosso: “Questo rapporto mostra come questo [genocidio] è precisamente ciò che la Cina sta facendo con gli Uiguri”, ha dichiarato la nota interventista umanitaria.

Gli autori del rapporto hanno insistito sul fatto che sono “imparziali” e “non stanno sostenendo alcuna linea di condotta”. Ma uno sguardo più attento al rapporto e alle istituzioni che lo sostengono rivela che le pretese di “indipendenza” e “competenza” dei suoi autori sono un palese inganno.

Infatti, l’autore principale del rapporto, Yonah Diamond, ha recentemente invitato l’amministrazione Biden ad “affrontare” e “punire” unilateralmente la Cina per aver presumibilmente commesso un genocidio, ed espandere le sanzioni contro il paese. Nel frattempo, i think tank dietro il rapporto hanno sostenuto con fervore che l’Occidente deve “combattere” e sanzionare la Cina, e hanno promosso politiche regime change degli Stati Uniti contro Siria, Venezuela, Iran e Russia.

La maggioranza dei firmatari “esperti” del rapporto sono membri del Newlines Institute e del Centro Wallenberg. Altri sono membri della Inter-Parliamentary Alliance on China sostenitrice della linea dura, ex funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ardenti sostenitori dell’interventismo militare degli Stati Uniti. Il rapporto si basa soprattutto sulla “competenza” di Adrian Zenz, l’ideologo evangelico di estrema destra, la cui “erudizione” sulla Cina è stata dimostrata essere profondamente sbagliata, piena di falsità e disonesta manipolazione statistica.

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Attacco alla Libia e manifestazioni in Italia: accadde 10 anni fa in questi giorni…

A dieci anni dall’inizio dell’attacco USA-NATO contro la Libia non dimentichiamo quando, il 23 febbraio 2011, le sedi diplomatiche libiche a Roma e Milano furono teatro di assalti e manifestazioni; circostanze in cui si chiedeva a gran voce la caduta del governo libico e di Muammar Gheddafi, il sostegno ai cosiddetti “ribelli” nonché l’intervento occidentale sulla base delle falsità originate dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

Le sigle, le ONG e gli attivisti presenti, alcuni dei quali abbiamo poi visto spendersi in egual modo contro la Siria, sarebbero stati “accontentati” il mese successivo con l’avvio dei bombardamenti contro la Libia panafricana e antimperialista, nota anche come la Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, sostenuta non a caso da giganti come Hugo Chávez e Fidel Castro.

Il video dell’assalto all’Ambasciata libica a Roma:

Il video della manifestazione al Consolato libico a Milano:

A costoro auguriamo di tenere scolpite nella memoria le preziose rivelazioni di WikiLeaks da cui emerge, con prove inequivocabili, la verità dietro a quella guerra:

https://www.globalresearch.ca/esplosive-mail-della-clinton/5546863

Dieci anni di guerra contro la Siria: come cominciò la cosiddetta “rivoluzione”

A 10 anni dall’inizio dell’aggressione contro la Siria, condotta attraverso il dispiegamento di terroristi mercenari definiti dall’Occidente e dai suoi alleati “liberi ribelli rivoluzionari”, riproponiamo il prezioso lavoro realizzato nel novembre 2012 da Pierangela Zanzottera, in cui vengono riportati giorno per giorno gli eventi e gli sviluppi dei primi sei mesi di guerra.
Precisiamo che, a causa della chiusura o rimozione di un certo numero di canali e pagine nel corso degli anni, alcuni link presenti nell’articolo risultano attualmente inaccessibili.

Siria: i primi sei mesi (marzo – settembre 2011). Notizie omesse. Falsità svelate

Di Pierangela Zanzottera – 20 novembre 2012 – SibiaLiria
Fonte: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1174

Da tempo la natura armata dell’opposizione siriana è nota a tutti, anche se qualcuno (o forse tanti) si ostinano a parlare di “manifestanti a mani nude repressi dal regime”. Ma soprattutto, quel che si continua a ripetere, è che “nei primi mesi, fino a ottobre, la rivolta era assolutamente pacifica”. Questa rassegna di notizie omesse dimostra che fin dall’inizio fra le fila dei rivoltosi ci sono stati gruppi armati. Questo ha scatenato la guerra.

24/2: La pagina Facebook a sostegno della “rivoluzione” siriana (Syrian Revolution 2011), aperta a fine gennaio e fomentatrice di odio verso il governo, scrive “il nostro appuntamento è il 15 marzo”.

25/2: La pagina arriva a 25mila fan in un giorno. (AFP)

8/3: In Italia arriva la notizia, diffusa dalla libanese Samir Kassir Foundation, di un arresto a fine febbraio di alcuni bambini di Daraa. Voci sostengono, senza tuttavia riportare alcuna prova fotografica, che le autorità hanno strappato loro le unghie e violentato alcuni. La notizia si susseguirà su molti siti e media, senza mai arrivare a un’unica versione “ufficiale” (di volta in volta, infatti, variano ora il numero dei giovani ora 10 ora 18 ora 25, e le loro età, talvolta tra i 9 e i 10 anni, talaltra tra i 10 e i 14 fino ad arrivare tra i 13 e i 16 anni).

17-18/3: Primi giorni di manifestazioni a Daraa a chiusura dei quali si segnalano 7 morti tra le forze dell’ordine e 4 tra i manifestanti. Sui nostri media non si parlerà dei primi 7 morti, ma lo racconta una fonte israeliana:  http: //www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/143026#.UKlBx-MSUqA

18/3: Manifestazioni a Daraa con danni a edifici pubblici e privati.

19/3: Secondo fonti all’interno del canale Orient Tv con sede a Dubai un certo numero di redattori e capi dipartimento hanno presentato le proprie dimissioni lamentando la mala gestione del canale e invitando il responsabile, Ghassan Abboud, a scusarsi con il popolo siriano per la campagna di parte e non professionali sulla Siria. –  Formazione di una commissione di inchiesta sui fatti di Daraa.

23/3: Il governo siriano dichiara di possedere prove del coinvolgimento giordano nell’incitamento alla sovversione e alla distruzione di proprietà pubbliche a Daraa. – Un gruppo armato attacca alcuni medici su un’ambulanza a Daraa:  ucciso un medico e un paramedico.

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