Sull’attentato terroristico a Darya Dugina: tra propaganda e strategia della tensione

A sei giorni dall’attentato terroristico compiuto nei pressi di Mosca, in cui ha perso la vita la giornalista russa Darya Dugina, una cosa è certa: non vi è traccia di alcuna ferma condanna da parte della diplomazia e della stampa occidentale, a differenza di altri atti di terrorismo avvenuti con simili modalità contro civili.
Affermare che “la prima vittima della guerra è la verità” non è un modo di dire e in questo caso viene a mancare non solo la verità, ma anche il rispetto e la dignità, seppur nei confronti di un Paese considerato “nemico” in questa guerra che, è bene ricordare, fu originata dalle interferenze di Washington nell’inverno del 2013, con i disordini programmati di Euromaidan.
In queste righe non è importante accertare la notizia per cui l’attentato sia stato organizzato dai Servizi ucraini e che la donna ad averlo messo in atto sia un membro del Battaglione Azov, oppure seguire l’ipotesi che va per la maggiore nella stampa italiana, per cui vengono accusati senza alcun dubbio i Servizi russi.
Ciò che è importante è tenere a mente come il terrorismo da sempre venga utilizzato per destabilizzare ed imprimere spinte dall’esterno contro i Paesi coinvolti. La storia ci insegna che gli Stati Uniti e i Paesi imperialisti in generale si sono avvalsi di questi metodi. Basti pensare alla strategia della tensione in Italia, per cui secondo le indagini del compianto Ferdinando Imposimato, Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione, “si è accertato che l’esplosivo utilizzato veniva dalle basi NATO” e che “in alcune di queste basi, si riunivano terroristi neri, ufficiali della NATO, mafiosi, uomini politici italiani e massoni, alla vigilia di attentati” [1].

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Onoriamo le vittime dei bombardamenti atomici statunitensi di Hiroshima e Nagasaki e aboliamo le armi nucleari!

Di Socorro Gomes, Presidente del World Peace Council

Come ogni anno, dobbiamo cogliere l’occasione del 6 e 9 agosto per onorare le vittime dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti nel 1945 e per rafforzare la nostra strenua lotta contro le armi nucleari, armi di distruzione di massa il cui uso fu inaugurato proprio in quel frangente dal potere imperialista.
In quei giorni di agosto in Giappone, più di 200.000 persone furono uccise e innumerevoli altre morirono a causa della decisione degli Stati Uniti di sganciare le proprie bombe atomiche sul popolo giapponese. I coraggiosi sopravvissuti, hibakusha¸ raccontano scene di disperazione e orrore a cui nessun popolo dovrebbe essere sottoposto. Ancora oggi persistono le conseguenze delle radiazioni e dei traumi causati da quel bombardamento.
Più di sette decenni dopo, gli Stati Uniti non sono ancora stati ritenuti responsabili di tale atrocità. Quel che è peggio, gli autori si arrogano il diritto di continuare a sviluppare nuove armi più moderne ed “efficienti” nel business della morte e del terrore, rimproverando coloro che sviluppano le proprie difese e cercano così garanzie di sicurezza contro il potere bellico imperialista.
Gli Stati Uniti hanno effettuato test nucleari e di altre armi di distruzione di massa anche nei territori che occupano, come Porto Rico, che è stato teatro di test per più di sei decenni e il cui popolo, in lotta per la propria indipendenza, continua e continuerà a subirne le conseguenze per molti anni. Si stima che più di 900 chilogrammi di bombe con uranio impoverito e napalm, tra le altre armi chimiche e con metalli pesanti, siano stati sganciati sull’isola durante esercitazioni militari, persino nelle vicinanze di luoghi abitati da civili.
Il doppio standard statunitense è scandaloso. Un altro esempio è il fatto che la potenza imperialista sostiene, con quasi 4 miliardi di dollari l’anno, il settore bellico dello Stato di Israele, oppressore del popolo palestinese e aggressore di quasi tutti i suoi vicini e che detiene circa 90 testate nucleari non ispezionate. Allo stesso tempo i due alleati perseguono una costante offensiva politica ed economica, oltre a minacce bellicose, contro l’Iran, che accusano di voler sviluppare armi nucleari. Sebbene Israele non si sia mai impegnato ad astenersi dallo sviluppo di armi nucleari o dal consentire visite di ispezione, l’Iran ha firmato in merito un accordo con gli Stati Uniti e l’Unione Europea (UE). Accordo che gli stessi Stati Uniti hanno violato.

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Perché la visita di Nancy Pelosi a Taiwan è una grave minaccia alla pace mondiale?

Per rispondere a questa domanda occorre prima di tutto fare chiarezza su cos’è effettivamente Taiwan.
L’isola di Taiwan è stata una colonia giapponese fino al 1945. Alla fine della seconda guerra mondiale, con lo smantellamento dell’impero coloniale nipponico, che comprendeva anche la Manciuria cinese, l’isola passò sotto il controllo della Cina del Kuomintang. Il Kuomintang era il partito politico di Chang Kai-shek, capo supremo della Cina nazionalista tra il 1925 e il 1946, stato autoritario a partito unico, impiegato fin dalla fine degli anni 20 in una guerra civile contro il partito comunista cinese.
Durante gli anni 30, sia per la sua funzione anticomunista sia per una certa somiglianza con i regimi fascisti in Europa, il Kuomintang ricevette ampio sostegno, specialmente dalla Germania nazista. Il generale tedesco von Falkenhausen venne inviato come consigliere militare di Chang Kai-shek e la Germania inviò anche diversi rifornimenti bellici, armi, divise e munizioni. Addirittura il figlio di Chang Kai-shek fu addestrato in Germania, frequentando un corso da ufficiale di fanteria insieme agli ufficiali della Wehrmacht Anche l’Italia fascista ebbe rapporti molto stretti con il regime nazionalista cinese.
L’avvicinamento di Italia e Germania al Giappone e l’invasione giapponese della Cina del 1937 allontanò il Kuomintang dai regimi fascisti europei, facendolo avvicinare agli Stati Uniti. Dopo la fine della guerra e la neutralizzazione della minaccia giapponese, Chang Kai-shek tentò di negoziare il controllo della Manciuria, liberata dall’Unione Sovietica nel 1945 e affidata al controllo delle truppe comuniste di Mao, ma il negoziato fallì.
Gli Stati Uniti iniziarono quindi a supportare pesantemente il Kuomintang in funzione anticinese ma la guerra si concluse in favore delle truppe di Mao. Chang Kai-shek si ritirò quindi, nel 1949, a Taiwan, ex colonia giapponese ceduta nel 1945 al controllo cinese, fortificando l’isola e dichiarando la Repubblica di Cina l’unica entità politica cinese legale e rivendicando la sovranità di tutta la Cina. Nel frattempo però Mao aveva proclamato la nascita della Repubblica Popolare Cinese.
Gradualmente, la comunità internazionale iniziò a riconoscere la RPC e nel 1971 la Repubblica Popolare Cinese prese il posto di Taiwan come membro del consiglio permanente dell’ONU. Gli Stati Uniti scelsero di adottare la “One China Policy”, ovvero il riconoscimento di una sola Cina, la RPC, ritirando il riconoscimento a Taiwan, scegliendo di intrattenere con l’isola solo scambi culturali e tecnologici a livello informale. La RPC ha sempre considerato Taiwan come provincia temporaneamente occupata, rivendicando la propria sovranità sull’isola in virtù della politica cinese per l’esistenza di una sola Cina.
Ieri, la Speaker della camera dei rappresentanti statunitense, Nancy Pelosi, è atterrata a Taiwan nell’ambito di una serie di visite ufficiali nel sud-est asiatico. Ed eccoci tornare alla domanda di apertura: Perché la visita della Pelosi rappresenta una provocazione tanto grande per la RPC? Semplice, una visita del genere, nell’ambito di una serie di visite ufficiali, potrebbe essere interpretata come un riconoscimento implicito della Repubblica di Cina di Taiwan e quindi un passo indietro rispetto a quanto accaduto nel 1971. Perché la RPC teme per la propria sovranità? Perché Taiwan rivendica la propria sovranità su tutta la Cina continentale.
Era proprio necessario, in un momento come quello che stiamo attraversando al livello internazionale, scegliere di atterrare a Taiwan e suscitare le ire di Pechino?

A cura del Comitato Contro La Guerra Milano,
3 agosto 2022

Per approfondimento sui trattati stipulati in merito si veda qui:
https://www.facebook.com/lacasa.rossa.3/posts/pfbid0eYrnS4NH3QhxRWFuypNWAC9kxjYud6w4LnfanwxuBG3Arzw34Un1veezsZCKHxk6l

Dichiarazione del Consiglio Mondiale per la Pace sulle provocazioni statunitensi contro la Cina a Taiwan

Il World Peace Council (WPC) esprime fermamente la propria condanna al recente intensificarsi delle provocazioni statunitensi con la visita della delegazione ufficiale statunitense a Taiwan. Questa azione mina la pace e la stabilità nella regione e alimenta le tensioni a tutti i livelli.
Queste politiche e azioni sono in linea con la generale politica estera dell’imperialismo USA, a prescindere dall’amministrazione. Washington sta seguendo il recente “Accordo Quadrilaterale” militare (tra Giappone, India, Australia e USA) e l’accordo militare tra Australia, Regno Unito e USA (AUKUS), i quali contengono i piani offensivi che mirano a contenere la Repubblica Popolare di Cina in quanto potere economico emergente.
Il WPC ha sempre adottato posizioni di principio a favore della linea politica di “una sola Cina” e sostiene il diritto del popolo cinese alla difesa dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale cinese. Il WPC esprime la propria solidarietà al popolo cinese nel suo desiderio di riunificazione nazionale.
Sosteniamo i principi fondanti della Carta delle Nazioni Unite, la quale viene calpestata in molte parti dalla “legge del più forte”. Il WPC saluta fraternamente l’Associazione Popolare Cinese per la Pace e il Disarmo (CPAPD) e attraverso essa il popolo cinese.
Questo il motto per la nostra prossima XXII assemblea del WPC: “Rafforziamo la lotta antimperialista e la solidarietà per un mondo di pace e giustizia sociale”

La Segreteria del World Peace Council
Atene, 3 agosto 2022

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Fonte:
http://www.wpc-in.org/statements/statement-world-peace-council-regards-us-provocations-against-china-taiwan

Foto: repertorio WPC, 2019

Contro la guerra e per la giustizia sociale Il saluto a Luigi Tranquillino

Pubblichiamo il video dell’iniziativa che, come Comitato Contro La Guerra Milano e La Casa Rossa, abbiamo tenuto martedì 26 luglio 2022 in Piazza dei Mercanti a Milano: contro la guerra e per la giustizia sociale, il nostro saluto a Luigi Tranquillino.