Realtà virtuale e distorsione della realtà anche per la guerra alla Siria

Da qualche parte ci deve essere qualcuno che conduce esperimenti sugli esseri umani. Questi esperimenti avrebbero lo scopo di verificare in che misura è possibile sostituire gli esseri umani reali ai virtuali senza rendersene conto. Negli ultimi anni stiamo assistendo a tutte le possibili forme di falsificazione e distorsione della realtà con conseguenze reali sulla nostra vita quotidiana e vengono utilizzate anche come base per tutte le nostre decisioni. Se ci fosse la sperimentazione, l’esperienza sarebbe determinante. La nostra vita reale può effettivamente essere basata sul virtuale.

Quanti hanno compreso questo aspetto dello spirito umano, lo utilizzano spudoratamente per raggiungere i loro scopi. Il metodo è molto semplice. Si inizia ad agire come se, attraverso la creazione di situazioni da cui partire per creare altre situazioni che servono come base per ulteriori sviluppi, e così via, il tutto volto ad andare verso l’obiettivo finale. A un certo punto, ci siamo dimenticati la falsità originale e cogliamo solo la logica sequenza di eventi nel momento in cui la osserviamo.

Questo metodo è stato utilizzato più volte, in particolare nella creazione di stati dopo la seconda guerra mondiale. Lo stato di Israele è un buon esempio, ma non solo. La maggior parte dei Paesi africani. Questi stati creati artificialmente, le persone formate sono diventate vere e proprie fonti sociologiche, economiche e politiche del conflitto e della guerra.

Con il 21° secolo, si aspettano i vertici in materia di trasformazione del virtuale in realtà. Con l’aumento di informazioni e del regno dell’immagine nelle nostre vite, le tecniche si affinano. Le ultime novità sono applicate in Siria. Dopo due anni di gestione di ogni situazione che emerge dalla situazione precedente, siamo andati un passo avanti per eliminare l’ostacolo Assad, in una sorta di piano B o C (abbiamo smesso di contare). Quali sono le novità?

Dopo aver creato un popolo siriano virtuale, che si oppone a Bashar al-Assad dal momento che viene maltrattato in qualsiasi momento da una dittatura virtuale e incatenato da eventi logici risultanti da questa virtualità. Una coalizione nazionale di opposizione (che ignora l’opposizione esistente) viene creata rapidamente per resistere all’oppressione. Per difendersi dai massacri la coalizione virtuale ottiene un esercito siriano di combattenti virtuali (ma composto da terroristi jihadisti veri!) che ha messo la Siria in fiamme. Come è lecito attendersi, questi combattenti affrontando un esercito regolare cadranno come mosche. Ma, paradossalmente, non muoiono. Ogni volta che un jihadista cade, viene immediatamente trasformato in civile e l’esercito siriano si trasforma in un assassino di una massa virtuale di civili.

Due anni di conflitto, due anni di virtualità e la Siria resiste ancora. Tutti gli scenari abituali sono stati provati invano. Lo scenario iracheno, con i suoi tentativi di corrompere i generali, non ha portato a nulla. Lo scenario libico, con defezioni illustri, anche. I massacri organizzati come in Romania, non hanno ottenuto di più. Tutto in un clima di terrorismo, su base giornaliera, come in Pakistan, Afghanistan e Iraq, che sembra dire: “siamo ancora qui, non lasceremo niente, abbiamo ancora abbastanza riserve di carne umana per piegarvi…” .

Dal momento che tutti gli scenari tipici hanno fallito, abbiamo provato ad immaginarne altri, inediti, ma sempre a partire da situazioni precedenti. Una coalizione di opposizione esiste. E’ stata praticamente legittimata come opposizione ufficiale sin dal suo inizio. E’ diventata “rappresentante del popolo siriano”. Come, in che cosa, non importa, siamo sempre nel mondo virtuale. Con il terreno già preparato, è facile passare alla fase successiva. L’opposizione diventa governo. E’ stato sufficiente mettere un primo ministro come suo capo. Un Paese nel caos, senza un governo legittimo, monopolizzato da un clan, con un rappresentante di coalizione delle persone costrette all’esilio, il Paese aveva assolutamente il diritto di scegliere un governo. Come non averci pensato prima?

Un primo ministro, un governo, mancano solo rappresentanze all’estero. Alcuni ambasciatori sono già in vigore in alcune capitali degli amici virtuali della Siria. La Lega araba ha assegnato il seggio al capo del governo siriano virtuale. Si tratta ora di andare ad occupare la presidenza delle Nazioni Unite.

Tutte queste operazioni hanno un obiettivo: trasformare un governo virtuale in governo legittimo e relegare il governo legittimo nel nulla facendo finta che non sia mai esistito. Un colpo di mano vero. Nei giorni e nelle settimane a venire, è del tutto possibile che l’esercito siriano venga descritto come un esercito mercenario equipaggiato e addestrato da Hezbollah, Iran e Mosca. Bashar al-Assad venga trasformato nel capo dei ribelli che terrorizzano civili innocenti. Con una taglia sulla sua testa.

Questo scenario sembra esagerato, ma abbiamo visto di peggio. Chi si ricorda il motivo per cui è stato possibile per la Francia concedere l’ambasciata siriana alla coalizione? La Francia aveva allontanato l’ambasciatrice siriana dopo i massacri di Hula, ben sapendo quello che stava succedendo. Nonostante la successiva indagine e nonostante l’evidenza, la Francia (esattamente come l’Italia e altri Paesi europei) non ha cambiato posizione.

Infatti, una situazione virtuale non ha bisogno di essere credibile. Il suo scopo è solo quello di servire da trampolino di lancio per altri eventi, in una sorta di corsa sfrenata verso l’obiettivo finale che in questo caso è “Bashar al-Assad deve andarsene”. In alcuni casi, è auspicabile che la situazione iniziale non sia credibile, ma deve rimanere un po’ vaga per generare prese di posizioni trincerate su elementi non verificabili, in modo da oscurare tutte le discussioni delle decisioni dei registi.

Ad esempio, anche se Assad fosse un dittatore, in nome di cosa si dovrebbe andare ad uccidere dei siriani per farlo allontanare? Se l’Occidente ha il diritto divino di rimuovere i dittatori, perché questo e non quello? Se si accetta che le migliaia di persone che sono scese in piazza sono considerate rappresentative del popolo, perché non accettarlo anche per Francia, Spagna, Grecia, Arabia Saudita o Bahrein? Ci sono domande come questa in ogni fase degli scenari virtuali, ma tutto è realizzato in modo che non c’è bisogno di chiedere. Si tratta all’inizio di una sorta di reazione riflessa – e quindi facilmente comprensibile – di lasciare le questioni complesse per il futuro. E il futuro, non arriva mai perché la sequenza degli eventi è così veloce che diventa inutile prendere in considerazione gli eventi che sono già obsoleti. In una fase avanzata, ogni altra domanda è considerata come una teoria di cospirazione.

Nel caso della Siria, siamo in una fase molto avanzata. Questo è successo due anni fa? Appartiene al passato. Massacri di Hula? Troppo vecchio. Anche le armi chimiche cominciano a svanire, mentre l’inchiesta è appena cominciata. Cosa uscirà da questo nuovo scenario? Probabilmente nulla, come al solito, perché l’ostacolo è ancora lì e si rafforza ogni giorno: la Russia.

Purtroppo, gli aggressori continuano. Fino a quando non avranno esaurito tutte le possibilità offerte dal mondo del virtuale oggi, continueranno, come Willy il Coyote all’inseguimento di Assad-Bip Bip.

Fonte: Al-Manar

Annunci