RISPOSTE AI PERCHE’ DELLA GUERRA ALLA SIRIA

Milano, aprile – Dopo un dibattito pubblico molto partecipato sulla crisi in Siria, tenutosi a Milano a ridosso di metà aprile, ci sembra necessario affrontare alcune domande ricorrenti sul conflitto.

Anzitutto: quando è cominciato esattamente ?

Un conflitto armato inizia molto prima del momento in cui si fa ricorso alle armi. L’assalto alla Siria ha avuto inizio tra il 2002 e il 2003. E’ cominciato, mentre stava giungendo in porto l’attacco vero e proprio all’Iraq.

E’ iniziato nei media, come accade ad ogni guerra di aggressione occidentale, ma ben presto è stato seguito da operazioni terroristiche su un fronte “laterale” di primissima importanza.

L’inizio ha visto comparire nei network americani dei siriani dell’esilio, presentati come possibili personalità politiche per il futuro del Paese, quando il sistema attuale, retto dal Partito Baath, sarebbe stato abbattuto. Venivano intervistati per introdurli all’opinione pubblica occidentale, vendendoli come rappresentanti di un’opposizione che era inesistente in Siria, fatta eccezione per alcuni ambienti islamici che si celavano all’ombra di determinate moschee sunnite.

Spiegavano il loro programma politico, e sembrava che parlassero di qualcosa di molto-molto remoto. Qualcuno di loro decise addirittura di recarsi al Parlamento israeliano per esporre le sue idee, raccontando come Damasco, sotto la sua guida, avrebbe puntato alla pace persino con un nemico che da decenni tiene occupate terre siriane, quali le alture del Golan.

Si procedeva alla maniera dell’Iraq. Gli ambienti di esuli offrono sempre personaggi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie, ma al contrario di quelli iracheni, tra cui qualcuno c’era ad aver svolto attività politica a Baghdad, prima di approdare in Occidente, tra i siriani si contavano solo dei Signor nessuno da costruire dal nulla.

Il fronte “laterale” su cui è stata lanciata la campagna di terrore è stato il Libano. Qui all’epoca c’era un contingente militare siriano di circa 30 mila uomini. Bisognava costringere Damasco ad andarsene dal Paese, e per farlo si fece ricorso ad una serie di attentati, tra cui quello più audace e sanguinoso, del febbraio 2005, in cui venne assassinato l’ex premier Rafic Hariri. Per l’attentato si puntò il dito sulla Siria, sostenendo che Hariri fosse sgradito a Damasco.

Coloro che hanno organizzato l’attentato a Hariri, hanno messo in piedi le bande armate che oggi combattono il legittimo governo siriano.

Il presidente siriano Bashar al Assad ritirò i suoi soldati dal Libano, che hanno assicurato la pace a Beirut, nell’aprile 2005. Gli Usa, Israele, l’Arabia Saudita celebrarono l’evento.

Contemporaneamente, il Congresso statunitense varava una legge contro la Siria, la Accountability Act, in cui Damasco veniva accusata di sostegno al terrorismo, di attività illegali contro la sovranità libanese, e di azioni ostili alla presenza americana in Iraq, mettendo a repentaglio la stessa sicurezza del contingente di occupazione Usa in Iraq, approvando una serie di sanzioni ai danni della Siria.

Tutto il mondo teneva d’occhio ciò che avveniva a Baghdad, mentre gli specialisti della destabilizzazione e della guerra continua stavano già lavorando la Siria ai fianchi.

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