“Maledetta primavera”

casa rossa 19 maggio 2013

Il 19 maggio, alla Casa Rossa si è proiettato il docu-film “Maledetta primavera” di Fulvio Grimaldi, alla presenza dell’autore.

Fulvio Grimaldi ha introdotto il suo docu-film raccontando dei suoi viaggi in zone calde, in particolare degli ultimi in Libia, Siria e Iran, per raccontare, come un filo-rosso, lo stretto legame tra gli eventi degli ultimi anni e mostrare la strategia dell’imperialismo che, spesso, ha ci trovato impreparati.
Per quel che riguarda le “primavere arabe” bisogna distinguere quanto accaduto in Egitto, Tunisia, Bahrein (anche se non se ne è parlato molto), dove si sono verificare realmente rivolte spontanee di popolo – per quanto finite male con nuovi governi fantoccio legati ai Fratelli musulmani – da quanto accaduto e sta accadendo in Libia e Siria, dove la “primavera c’era già”.
Libia e Siria avevano battuto il ‘mostro’ e avevano resistito per decenni contro il ‘mostro’, per questo i loro governi andavano abbattuti.
Ora la Libia è un mare di sangue; due giorni fa è stato emesso un decreto in base al quale tutti coloro che hanno avuto a che fare con il precedente governo libico (ivi compresi medici, professori, intellettuali) devono essere allontantati.
Noi siamo nella stessa barca con i popoli che vengono massacrati, i cui stati costruiti con fatica vengono tolti dalla scena politica del mondo; i nemici, quelli che hanno distrutto la Libia e vogliono distruggere la Siria, sono gli stessi, siamo dalla stessa parte che ci piaccia o no.
Gheddafi ha fatto una nazione riunendo le tribù divise, ha dato gratuitamente sanità ed istruzione; spezza il cuore veder massacrare quei popoli che avevano ragiunto la sovranità, non bisogna giudicare in base a parametri nostri, ma loro.
Noi diciamo di essere contro il terrorismo e poi usiamo il peggio del peggio del terrorismo per abbattere gli stati che non ci piacciono, come è stato per la Libia ora è per la Siria, con la distruzione, le uccisioni, lo smantellamento di fabbriche rivendute pezzo a pezzo in Turchia, con la strategia di conquista mondiale.
Poi toccherà all’Iran, dove le donne hanno un grande peso nella classe dirigente e il 70% della popolazione ha meno di 30 anni. Non bisogna credere a quanto viene raccontato e avere rispetto assoluto per queste popolazioni.
“La voce dell’altro non deve essere sentita, la voce dell’altro fa paura, perché la voce dell’altro 99 su 100 è la verità” ha detto Grimaldi

Dopo Grimaldi è intervenuto il siriano Osama Saleh che racconta la situazione siriana com’era (con istruzione e sanità gratuita, beni di primaria necessità a prezzi calmierati, convivenza pacifica tra religioni ed etnie) e come vogliono trasformarla attraverso criminali stranieri (che alcuni qui da noi definiscono partigiani) che vogliono solo un califfato islamico.
Intorno alla Siria si sono sviluppati inoltre una speculazione sui profughi, un traffico di organi, oltre che di macchinari e di materie prime, portato avanti tra le bande armate e la Turchia.
La Siria è ora il nodo dell’asse della Resistenza, è un Paese carico di storia e cultura e non può essere abbattuto facilmente.

Nelle conclusioni Grimaldi ha detto di diffidare di chi parla di difesa dei diritti umani: sono i diritti umani che sono andati a bombardare la Serbia, che ci hanno permesso di stare ad osservare il massacro di Iraq e Libia e che vorrebbero distruggere anche la Siria. E’ una bella parola, ma perfida e tossica, non bisogna lasciarsi ingannare.

Dopo un breve excursus sull’attuale situazione libica, l’incontro, che ha visto una sala piena e partecipe, si è concluso.

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