Intervento di Fulvio Grimaldi per il presidio al consolato U.S.A. di Milano dell’8 giugno 2013

Premessa: Fulvio Grimaldi è stato impossibilitato a partecipare al presidio ma ci ha inviato il suo intervento, che di seguito pubblichiamo.
Il Comitato contro la guerra – Milano

Cari compagni, cari tutti, che siete venuti in difesa di una grande nazione aggredita da carnefici senza scrupoli. Dirò solo due parole e poi, sull’argomento dell’aggressione alla Siria e sulla dibattuta questione di come si debbano  difendere e sostenere le classi e i popoli sotto attacco imperialista, leggerò le parole di due donne prestigiose e universalmente stimate: Mairead Maguire, nordirlandese Premio Nobel della Pace, e Arundhati Roy, la più illustre intellettuale ed ecologista indiana.

Al terzo anno di aggressione da parte dei più potenti Stati del mondo e delle petrodittature del Golfo, la Siria del presidente Assad sta sbaragliando i terroristi mercenari jihadisti, messi in campo da queste potenze e che inenarrabili sofferenza hanno inflitto al popolo siriano in lotta per la sua sovranità, la sua libertà e il suo laicismo. Il governo di Assad, sostenuto secondo un’indagine, nientemeno che della CIA, dal 75% del popolo siriano, sta vincendo la sua battaglia. Negli ultimi giorni i terroristi sono stati sbaragliati su tutto il fronte. Questo avrebbe dovuto convincere gli aggressori che sarebbe l’ora per condurre quel dialogo che il presidente Assad ha infinite volte proposto all’opposizione e che questa, incitata dalla Nato, dagli Usa, da Israele, dall’UE, dalla Turchia, dal Qatar e dall’Arabia saudita, ha sempre respinto.

Non dobbiamo però illuderci che, di fronte a questa volontà compatta di un popolo eroico e di fronte alla sua resistenza vittoriosa, l’imperialismo e i reazionari abbandoneranno i propri propositi di guerra, di distruzione, di genocidio. Le guerre d’aggressione e la conseguente distruzione di Jugoslavia, Serbia, Iraq, Libia, i milioni di morti, i complotti contro i popoli liberati dell’America Latina, le minacce addirittura nucleari all’Iran, sono la conferma che l’attacco alla Siria, ultimo caposaldo antimperialista e laico del mondo arabo, è parte della guerra infinita per il Nuovo Ordine Mondiale. Un nuovo ordine mondiale pianificato dai regimi occidentali, guidati dagli USA e da Israele, per imporre a tutto il mondo la perdita della sovranità e dell’autodeterminazione, la schiavitù del neoliberismo capitalista. In parallelo queste classi dirigenti conducono nella stessa metropoli occidentale una guerra interna per annientare i diritti e sottrarre dignità e benessere ai lavoratori e ai cittadini. E un’unica strategia  che ci vede accomunati ai popoli invasi, bombardati, occupati, nel Sud del mondo. Questo rende necessario e urgente schierarsi a fianco e lottare uniti contro i disegni di un mostro che rischia la distruzione del nostro pianeta.  I popoli hanno il diritto di difendersi secondo le proprie scelte, ogni equivalenza tra violenza del carnefice e violenza della vittima è improprio, controproducente, profondamente ingiusto. E se un governo e un leader è per questi popoli il simbolo della lotta e del riscatto, non credo che possiamo sottrarci alla solidarietà con le loro scelte, compresa quella dei propri leader. O pensate che sarebbe comprensibile manifestare, con le loro bandiere, per il Venezuela e non per Chavez, per Cuba e non per Fidel, per la Libia e non per Gheddafi, cedendo alla diffamazione e demonizzazione che sistematicamente i dirigenti dell’Occidente  lanciano contro chi non cede alla loro arroganza?

Ecco alcuni estratti dagli interventi di Mairead Maguire e di Arundhati Roy.

MAIREAD  MAGUIRE

La violenza in Siria è esplosa subito e si è diffusa con una velocità che ci ha lasciato tutti attoniti. Stranieri bene armati arrivarono a Homs e occuparono le case, violentarono le donne, uccisero giovani uomini  che si rifiutarono di entrare nei loro ranghi, la popolazione doveva fuggire terrorizzata. Questi combattenti stranieri venivano da molti paesi:  libici, sauditi, tunisini, ceceni, afghani, pachistani, degli Emirati, libanesi, giordani, turchi, europei, australiani e queste bande erano finanziate e addestrate da governi stranieri. Attaccano cinture suicide ai corpi delle persone e li minacciano di farle esplodere se non facessero quanto loro ordinato. All’inizio c’erano state manifestazioni pacifiche, ma subito si sono trasformate in bagni di sangue quando uomini armati presero a uccidere soldati che avevano l’ordine di non sparare. Solo quando la gente ha chiesto ai militari di proteggerla, hanno reagito per difendere la popolazione e se stessi.

Abbiamo visitato gli ospedali e abbiamo vista tanta gente ferita da spari, bombe, attacchi armati. Un Imam moderato sunnita mi ha raccontato che era stato rapito dai jihadisti, che lo hanno torturato, gli hanno tagliato un orecchio , tentato di tagliargli la gola, affettato la gamba e lasciato come morto. Ha detto che se torna alla sua moschea lo massacrano. Si tratta di combattenti stranieri, jihadisti di paesi esteri, bene armati, bene addestrati e pieni di denaro. Sono nel paese per distruggerlo. Non si tratta di veri musulmani, ma di estremisti religiosi che terrorizzano, sequestrano e uccidono la nostra gente. Uccidono medici, distruggono infrastrutture sanitarie dello Stato siriano che pure tenta l’impossibile per soccorrere la popolazione.

Ci è stato detto che il presidente Assad è il loro presidente e ha tutto il loro appoggio. Sono state tantissime persone a esprimere questi sentimenti. Anche esponenti dell’opposizione si sono uniti nel sostegno ad Assad, fino alle prossime elezioni, per proteggere l’unità della Siria dalla distruzione portata da fuori. Hanno dichiarato che la Coalizione riunita in Qatar non li rappresenta e che nessuno da fuori della Siria ha il diritto di rimuovere il presidente Assad, ma che ci si deve affidare alle elezioni dell’anno prossimo.

I leader musulmani e cristiani dicono che il Medioriente perderebbe il suo tessuto sociale pluralistico, con i cristiani costretti a fuggire in altri paesi. Sarebbe una tragedia per tutti coloro che vivono in qusta Siria multi confessionale, multiculturale e laica Siria, fino aad oggi una luce di pacifica convivenza in tutto il mondo arabo.

Voglio sottolineare che lo Stato siriano e il suo popolo sono aggrediti da una guerra per conto terzi, guidata da paesi stranieri e direttamente finanziata e sostenuta soprattutto dal Qatar, che ha imposto il suo volere alla Lega Araba, dalla Turchia, da parte dell’opposizione libanese e dalle autorità giordane che offrono un santuario ai gruppi jihadisti, oguno separato dall’altro, con i propri scopi, reclutati in vari paesi. Bande di jihadisti, armate e pagate da governi stranieri invadono la Siria attraverso la Turchia, la Giordania, il Libano nel tentativo di destabilizzare la Siria. Distruggono sistematicamente lo Stato siriano e le sue infrastrutture. Il paese è sommerso da cecchini, terroristi, agitatori, banditi. Impongono la sharia e sequestrano la libertà e la dignità del popolo siriano.

In sintesi, la guerra in Siria non è una guerra civile, come la si dipinge, ma una guerra per procura che viola il diritto internazionale e ogni legge umanitaria.

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LA CIA  HA  EFFETTUATO  UN  SONDAGGIO IN TUTTA  LA  SIRIA E  HA  DICHIARATO CHE IL 75%  DELLA  POPOLAZIONE SOSTIENE  IL PRESIDENTE ASSAD.

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Roy intervistata dalla CNN sul conflitto in India tra milioni di abitanti nativi e le forze militari della repressione di Stato.

Quello che ho visto entrando nella foresta era questo: che la resistenza non violenta del popolo non ha funzionato. Non qui e neanche con molti altri movimento nonviolenti e neanche tra i movimenti degli attivisti. La nonviolenza, quella ghandiana, richiede un pubblico. E’ un teatro che richiede un audience. Ma nella battaglia non c’è audience. Quando migliaia di combattenti vengono e circondano i centro abitati in mezzo alla notte, cosa si può fare? I poveri possono forse fare lo sciopero della fame? Come può la gente senza mezzi boicottare le tasse, o i prodotti stranieri, o i consumi? Non hanno niente. Vedo la violenza nella foresta come una contro-violenza legittima, una violenza che è resistenza. Sento che è terribile che povera gente debba sollevarsi contro Stati potenti che aggrediscono con migliaia di paramilitari e mercenari.

Credo che sia molto utile allo status quo che tutti dicano che ogni violenza è terribile. Non scordiamoci mai della violenza strutturale che sta creando una vera situazione di genocidio. Se osservate i livelli di assoluta disperazione, ogni persona responsabile deve dire che la violenza si fermerà solo quando si cesserà di attaccare il popolo. Un popolo che è all’orlo della sua sopravvivenza e che combatte contro il proprio annientamento. Non posso mettere la sua risposta, la sua resistenza, sullo stesso piano di chi li aggredisce. Credo che sia immorale metterli sullo stesso piano. C’è tutto un arcipelago di movimenti popolari, dai pacifisti fuori di qui, alla lotta armata all’interno che stanno riuscendo a bloccare questo assalto imperialista.

Cari compagni, la lotta continua
Lunga vita e resistenza fino alla vittoria al popolo siriano.

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