Siria, ribelli attaccano quartiere cristiano di Damasco

Samaan, cristiano di Damasco, vive nel quartiere colpito e racconta a tempi.it la distruzione provocata dai colpi di mortaio sparati dai ribelli
«I colpi di mortaio dei ribelli sono caduti a 70 metri da casa mia, nel quartiere cristiano: hanno colpito una chiesa, un ospedale e la scuola dove va mio figlio uccidendo otto persone». Samaan, cristiano di Damasco, racconta nei dettagli a tempi.it l’attacco dei ribelli, che ieri con «una dozzina di colpi di mortaio» sparati dalla periferia di Jobar hanno colpito la capitale della Siria.
Che cosa è successo ieri?
Intorno a mezzogiorno i ribelli hanno sparato una dozzina di colpi di mortaio, colpendo il quartiere cristiano. I ribelli hanno anche dato un nome all’operazione, tratto da un versetto del Corano che dice: “Manderemo a questi infedeli sassi per colpirli”. Hanno colpito la chiesa greco-ortodossa della Santa croce (foto a sinistra), danneggiato il muro sud e la navata laterale. Il colpo è entrato dentro la chiesa uccidendo una signora e un ragazzo di 16 anni.
Hanno colpito altri edifici?
Hanno danneggiato l’ospedale francese di San Luigi e all’angolo hanno completamente raso al suolo l’edicola che vende libri (foto in basso a sinistra), uccidendo sul colpo tre persone.
Ha detto che abita lì vicino, la sua casa è stata colpita?
Sono caduti tre colpi di mortaio dove abito io ma grazie a Dio uno non è esploso. Ormai siamo abituati, non abbiamo neanche più paura perché viviamo così da due anni e mezzo. I ribelli hanno voluto colpire per la celebrazione della guerra del Kippur, fanno sempre così: sparano, poi si fermano qualche mese, e poi sparano di nuovo.
Continuerete a vivere nel vostro quartiere?
Sì. I ribelli avevano minacciato sul loro sito l’attacco e ci avevano detto di andarcene, ma la gente cerca di vivere normalmente, i bambini continuano ad andare a scuola. Anche l’istituto di Lourdes che frequenta mio figlio è stato colpito. Hanno centrato l’area dove di solito giocano i bambini (foto a destra). Grazie a Dio, ieri era domenica e nessuno andava a scuola.
Temete che i ribelli possano entrare a Damasco?
No, i colpi di mortaio sono un atto di disperazione. Da due anni e mezzo cercano di prendere la capitale ma non ci riescono. La via che porta all’aeroporto ora è sicura e anche quella che porta ad Aleppo. Io fino a pochi mesi fa sentivo vicinissimi gli spari e la guerra, mentre ora sono molto più lontani. Siccome non riescono ad entrare, i ribelli sparano a caso colpi di mortaio, senza preoccuparsi di chi potrebbero colpire.

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