Elezioni in Siria: una vittoria della resistenza

Editoriale di Vermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
da vermelho.org.br | Traduzione di Marx21.it

Il popolo siriano ha celebrato una vittoria importante a tre anni da quando è stata scatenata la guerra contro il paese: lo svolgimento delle elezioni che ha potuto contare su una grande partecipazione di cittadini e che ha dimostrato la determinazione nazionale ad avanzare, nonostante le grandi sfide ancora in corso.

La nuova Costituzione della Siria, approvata nel 2012 attraverso il dialogo tra il governo e l’opposizione, ha reso possibile lo svolgimento delle prime elezioni presidenziali plurali e diverse, con tre candidati su posizioni politiche abbastanza distinte, ma impegnati per il progresso della Siria e per il superamento di un periodo di grandi sofferenze per il popolo.

L’ingerenza esterna ha reso possibile il propagarsi della violenza nella regione e il suo prolungamento nel tempo, principalmente con il sostegno degli USA, dei paesi europei, delle monarchie arabe e di alleati come la Turchia e Israele dei gruppi paramilitari e degli estremisti, che sono stati descritti dai media internazionali, complici dell’aggressione alla Siria, come l’ “opposizione”, come se ci si trovasse di fronte a formazioni politiche legittime, e non, per la gran parte, di organizzazioni criminali che hanno sparso il sangue del popolo.
Eppure, in aggiunta alle successive vittorie dell’Esercito siriano ottenute nel recupero di territori occupati da paramilitari, mercenari stranieri ed estremisti religiosi, che propagano il terrorismo in un’impunità garantita dalle potenze imperialiste, i siriani si sono recati in massa alle urne per esercitare il loro diritto a scegliere il proprio destino.

La Siria unita, governo e popolo, e i suoi alleati hanno dimostrato ripetutamente la loro disponibilità alla diplomazia, al dialogo politico nazionale e sovrano, senza ingerenza e intervento esterno, per trovare un’uscita dalla crisi, iniziata nel 2011 con i moti di piazza, immediatamente strumentalizzati dall’agenda imperialista di destabilizzazione di un governo e di un paese che non si arrende.

Gli amici della Siria continuano a chiedere il rispetto della Carta delle Nazioni Unite, dei diversi principi del diritto internazionale e la coerenza politica nel rifiuto dell’ingerenza criminale dell’imperialismo, che ritiene accettabile la sofferenza del popolo per la realizzazione di piani espliciti di dominio mondiale, strumentalizzando ideali per nulla coincidenti con le sue pratiche, come la libertà, la democrazia e la pace.

I governi e i paesi che si dichiarano rispettosi dei principi fondamentali dell’autodeterminazione dei popoli, della sovranità nazionale, della dignità, della cooperazione internazionale e della costruzione di un mondo di pace devono unirsi nella protezione della Siria e del diritto del suo popolo di decidere il proprio futuro, ostacolando la manipolazione dei conflitti politici e identitari allo scopo di realizzare politiche retrograde di dominazione mondiale, come quella esercitata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati europei.

L’avanzata nel consolidamento e nella permanente costruzione della democrazia, la lotta al terrorismo, l’alleggerimento delle sofferenze della nazione, la ricostruzione e il dialogo politico sovrano sono ora le priorità in Siria, che continua con determinazione a vincere le sfide imposte dall’imperialismo. Il paese realizza un’altra vittoria in questo processo e deve essere appoggiato da tutti coloro che aspirano alla pace e a una reale “comunità internazionale”, coerente, equa e giusta.

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