La falsa “crisi dei rifugiati”

di Thierry Meyssan

Un’ondata di emozioni ha brutalmente sommerso le persone che vivono nello spazio della NATO. Improvvisamente si sono rese conto del dramma dei profughi nel Mediterraneo; una tragedia che durava da anni nella loro indifferenza permanente.

Questa inversione è dovuta alla pubblicazione d’una fotografia che mostra un bimbo annegato, derelitto su una spiaggia turca. Non importa che questa immagine sia in sé una montatura grossolana: il mare rigetta i corpi parallelamente alle onde, mai perpendicolarmente. Poco importa che essa sia stata immediatamente riprodotta in prima pagina da quasi tutti i giornali dell’area NATO in meno di due giorni. Vi è stato già detto che la stampa occidentale è libera e pluralista.

Proseguendo sulla stessa falsariga, le televisioni hanno moltiplicato i servizi concernenti l’esodo di migliaia di siriani, a piedi, attraverso i Balcani. Particolare attenzione è stata rivolta alla traversata dell’Ungheria, che dapprima ha costruito un’inutile barriera in filo spinato, poi ha moltiplicato delle decisioni contraddittorie di modo che si potesse riprendere delle moltitudini marciare lungo le ferrovie e prendere d’assalto i treni.

“Reagendo” all’emozione che hanno causato presso i loro concittadini, i dirigenti europei “sorpresi” e addolorati si tormentano su come portare aiuto a questi rifugiati. Antonio Guterres, ex presidente dell’Internazionale socialista e attuale Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, s’invita al loro dibattito perorando «la partecipazione obbligatoria di tutti gli Stati membri dell’UE. Secondo le stime preliminari, i paesi europei hanno una potenziale necessità di accrescere le opportunità di reinsediamento a 200mila posti», dichiara.

Qual è il problema reale, chi lo strumentalizza e per quale scopo?

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