Comunicato del CCLGM sulla questione palestinese a Milano

All’Associazione dei Palestinesi in Italia (API) e a quanti hanno a cuore la causa palestinese

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Abbiamo scelto di lasciar passare un po’ di tempo, dopo la manifestazione del 19 maggio u.s., e le (a nostro avviso inutili) polemiche che sono seguite; avendo però a cuore la causa, come Comitato Contro la Guerra Milano, vorremmo chiarire alcune questioni.

È vero che la confusione è grande ma qualche coordinata l’abbiamo mantenuta ferma.

Lo scorso 18 maggio abbiamo preannunciato con una mail all’API la nostra presenza in piazza, senza peraltro ricevere alcun riscontro.

In passato,  come è accaduto ad esempio nel presidio milanese pro Palestina del 9 dicembre 2017, abbiamo verificato la presenza di bandiere del Free Syrian Army, cioè dei terroristi alleati (ormai senza più dubbio alcuno, visto la messe di prove raccolte e di evidenti fatti) a Israele e USA, oltreché a chi, a capo dell’Arabia Saudita, ha detto ultimamente ai Palestinesi di starsene zitti.

Per la precisione il 12 dicembre dell’anno scorso abbiamo postato sul blog del Comitato Contro la Guerra Milano un comunicato su questo argomento, in cui esponiamo le nostre posizioni in merito, che sono le stesse espresse dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina. Il 17 maggio scorso, sempre sul nostro blog, abbiamo pubblicato un comunicato che riportava le ragioni per cui avremmo partecipato alla manifestazione del 19 maggio per la Palestina. Lì scriviamo, come abbiamo poi fatto, che saremmo stati presenti e avremmo affiancato le bandiere della Palestina a quelle dei Paesi che immediatamente avevano dichiarato la loro solidarietà alla lotta in atto, che sono poi quelli sotto attacco  dalle stesse forze e Stati che sono contro la causa palestinese: USA e Israele, in primis. Pertanto: la bandiera della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la bandiera di Cuba, la bandiera della Repubblica Araba di Siria, le bandiere dell’Iran e del Libano.

Fra il 14 e il 16 maggio Iran, Siria, Libano, Cuba, Venezuela, Bolivia e Sudafrica hanno espresso ufficialmente la loro solidarietà al popolo palestinese.

Nel frattempo tutte, ma proprio tutte, le organizzazioni palestinesi, Hamas, Fatah, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina,il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, il Fronte Democratico per la liberazione della Palestina, il movimento dei Mujahideen della Palestina, pur ognuna a suo modo, hanno condannato i bombardamenti statunitensi sulla Siria bollandoli come una aggressione imperialista.

Sull’evento FB di API, relativo alla manifestazione del 19 maggio, compare ancora la bandiera a tre stelle dei tagliagole in Siria armati e finanziati dagli USA, perché quel post non è ancora stato rimosso?

D’altro canto gli USA come Israele stanno cercando di manipolare le minoranze curde sempre con lo scopo di destabilizzare il Medio Oriente, al momento buono i curdi verranno abbandonati, quando si valutasse che non servano più.

L’Iran, l’Iraq e la Siria sono Paesi antisionisti ed è chiaro che non sono esattamente nelle simpatie di Israele così come degli USA. Il dedalo mediorientale è scosso da fibrillazioni ed è ineludibile il legame tra le tessere che lo compongono.

La complessità è grande da affrontare, occorrono strumenti che lo consentano. Di fronte all’improvvisa accelerazione, alle svolte repentine ed alle brusche frenate è indispensabile avere una chiave di lettura dialettica. Sapendo che i media  mainstream hanno il compito di manipolarci.

Attraverso la ricerca, l’osservazione e con la consapevolezza della nostra inadeguatezza-cosa questa che non ci sembra accomunare tutti quelli che dicono di essere a fianco del popolo palestinese- abbiamo maturato la convinzione che la distruzione della Siria sarebbe oltremodo dannosa anche per il popolo palestinese e la sua causa.

Qualcuno sostiene che saremmo stati in piazza per provocare con bandiere siriane e iraniane, quali cantori di una nuova frontiera teoantimperialista. Stiano sereni, perché Cuba, Venezuela e Bolivia, per dirne alcuni, sono Paesi di cui è ben nota l’amicizia verso Siria e Iran, anche loro sarebbero da considerare a rischio di “teoantimperialismo”?  È vero che all’interno di un certo mondo autoreferenziale, il quale non sa guardare la realtà, si è alla continua ricerca di nuove frontiere, noi ci sforziamo di essere più “classici”.

Per esempio promuovendo il presidio del 14 Aprile contro il bombardamento alla Siria partito nella notte tra il 13 e il 14 Aprile, che ha visto molte adesioni (alcune sezioni ANPI, circoli dell’Ass.ne Italia-Cuba, lo storico Circolo CIP Tagarelli, il PC con la sua giovanile, il PCI, etc).

Precedentemente avevamo discusso con l’Ass.ne Italia-Cuba di Milano ed il Coordinamento Lombardo Palestina, pervenendo ad un documento-appello unitario che chiamava alla mobilitazione, in cui si diceva che  in America Latina, così come in Medio Oriente, occorre individuare quello che è il nemico principale, ovvero: gli Stati Uniti d’America.

Sull’antifascismo, ci spiace, non prendiamo lezioni da nessuno. Non ci fidiamo infatti di coloro che, attraverso una fotografia prodotta da Stato e Potenza circa 90 minuti prima dell’inizio del presidio in piazza S. Babila il 26 Luglio del 2014, per la giornata di Al Quds, quella foto nella quale i rossobruni si autoritraggono in perfetta solitudine nella piazza vuota, vorrebbero far credere che gli asini volino. Ovvero che noi si fosse in combutta con i fascisti. Questa è una bieca strumentalizzazione, la messa in scena dei loschi figuri della foto è stata poi rilanciata, essendone noi ignari come è ben noto, da soggetti ai quali non pareva vero di poter attaccarci con questo maleodorante pezzetto di dossieraggio. Quella foto viene, guarda caso, ripescata periodicamente con lo scopo di togliere slancio ad un lavoro politico, che  a Milano si caratterizza per la sua diversità rispetto alla linea politica della  “sinistra imperiale”, sempre pronta a dare credito alle notizie del mainstream.

Chiaro è il nostro messaggio politico: l’accompagnarsi delle bandiere del Venezuela bolivariano e di Cuba (che non si prestano certo  ad equivoci) con quelle amiche  di Palestina, Siria, Iran e Iraq, sottolinea  la necessità urgente di un fronte unito contro la politica imperialista di aggressione di USA, Israele, UE-NATO e petromonarchie. In queste condizioni isolarsi è solo fare un favore a chi ti attacca. Non è un caso che noi ci sentiamo vicini al Comitato Ghassan Kanafani e all’UDAP(Unione Democratica Arabo Palestinese) per le posizioni corrette che esprimono.

Comitato Contro la Guerra Milano, 05/06/2018

Pubblichiamo il comunicato di solidarietà pervenutoci dal Partito Comunista Lombardia in merito alla manifestazione per la Palestina del 19 maggio: http://www.partitocomunistalombardia.com/proposito-metodo-merito/

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