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Comunicato sulle elezioni in Venezuela

Chavez, Castro e MoralesDomenica 15 Ottobre 2017 il Popolo Venezuelano, ancora una volta, ha dato al mondo l’ennesima lezione di Democrazia, riconfermando il cammino verso la pace e la libertà, già ampiamente espresso lo scorso 30 Luglio per l’elezione della Assemblea Nazionale Costituente, con la sua ferma volontà di riaffermare la propria sovranità contro le aggressioni imperialiste degli Stati Uniti e della Unione Europea, che senza vergogna appoggiano e continueranno ad appoggiare l’oligarchia e i fascisti venezuelani.

Si sono recati alle urne oltre 11 milioni di cittadini, il 61,14% dei venezuelani aventi diritto, l’affluenza più alta mai registrata per le elezioni Regionali.

Il Gran Polo Patriottico, il blocco dei candidati e dei partiti che appoggiano il Governo del Presidente Nicolas Maduro, si è aggiudicato, con il 54% dei consensi, 18 regioni su 23.

Hector Rodriguez del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) sarà il nuovo Governatore dello stato Miranda; con 622.226 voti, pari al 52,54% ha strappato alla destra il suo stato simbolo, quello che comprende l’Est di Caracas dove risiedono la gran parte dei leader dell’opposizione e dove è stata orchestrata la campagna di violenze degli ultimi mesi, oltre ad essere il luogo da dove sono partiti tutti i tentativi eversivi degli ultimi 19 anni.

Proprio in queste ore, mentre si stanno definendo i dati  di questa tornata elettorale, è già incominciato lo show mediatico degli sconfitti che non riconoscono, come sempre avviene dal 1998, la vittoria contundente del Chavismo. Su 24 elezioni ne hanno riconosciute soltanto 2, quelle dove non ne sono usciti sconfitti.

Il Venezuela ha reimboccato la sua strada per la libertà, fatta di partecipazione popolare, a dispetto delle sanzioni USA e UE, delle loro ingerenze e del clima di terrore e violenza delle squadracce al soldo dell’imperialismo di rapina.

Con un pensiero rivolto a quei paesi così duramente colpiti per non avere voluto piegarsi al dominio, come la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia e la Siria, rivolgiamo un appello ai sinceri democratici di sostenere davvero l’indomita Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Con una vittoria popolare così, che fa giustizia delle menzogne e della disinformazione, il Comitato Contro la Guerra Milano e la Casa Rossa Milano sono felici di pubblicare questo comunicato e inviano un saluto ai compagni e agli amici venezuelani.

CHAVEZ SI

MADURO SI

YANKEE NO

Comitato Contro la Guerra Milano
Casa Rossa Milano

Bandiera siriana: perché due stelle verdi e non tre rosse

La bandiera ufficiale della Repubblica Araba di Siria è il tricolore rosso-bianco-nero con 2 stelle verdi. Mentre la bandiera utilizzata dai cosiddetti ribelli è un tricolore verde-bianco-nero con 3 stelle rosse che rappresentano le 3 principali province siriane, nata in sostituzione della bandiera coloniale con l’effige della Francia. La bandiera con 3 stelle fu adottata dal 1932 al 1958: un periodo complesso che comprende il Mandato Francese (inclusa la Repubblica di Vichy), la seconda guerra mondiale, l’indipendenza del 1946, la guerra arabo-siriana del 1948, la crisi di Suez del 1956 ed il conseguente trattato militare con l’Unione Sovietica.

Nel 1958 fu proclamata la Repubblica Araba Unita, unione fra Siria ed Egitto, che si proponeva di coinvolgere anche altri stati della regione in uno spirito panarabo orientato al socialismo. Presidente era Nasser, la bandiera: tricolore rosso-bianco-nero con 2 stelle verdi, che rappresentavano Siria ed Egitto. La Siria si distaccò dall’Egitto nel 1961, riadottando la bandiera con “3 stelle” per soli 2 anni, nel 1963 ritornò alla bandiera con 2 stelle verdi, mentre l’Egitto mantenne il nome di Repubblica Araba Unita e la stessa bandiera fino al 1971 (un anno dopo la morte di Nasser).

Entrambe le bandiere hanno i colori del Panarabismo (bianco, nero, verde e rosso) comuni infatti a molti altri paesi della regione, ma rappresentano un’idea molto diversa di Stato. Quella con 3 stelle nata nel periodo coloniale, rivolgendosi alle sole province siriane implicitamente riconosce le linee sulla sabbia di Sykes-Picot, mentre le 2 stelle verdi di Nasser travolgono le linee coloniali insieme alla logica liberista.

Dopo Nasser fu Gheddafi il principale promotore del Panarabismo di ispirazione socialista riuscendo ad unire Siria, Egitto e Libia nella Federazione delle Repubbliche Arabe istituita tramite i Referendum che si svolsero in ognuno dei 3 paesi nel 1972. I membri della Federazione adottarono una bandiera differente dalle precedenti; la Federazione durò solo fino al 1977, ma la Siria ne mantenne la bandiera fino al 1980, quando tornò a quella attuale con 2 stelle verdi. Nel 1981 Sadat, altro firmatario della Federazione, venne assassinato dai Fratelli Mussulmani.

Non stupisce dunque che i cosiddetti ribelli moderati utilizzino la bandiera con le tre stelle rosse. Vorremmo sapere invece come ai sostenitori di questi ribelli, che sono notoriamente legati al terrorismo islamista, di cui i Fratelli Mussulmani sono una colonna portante, sia permesso di scorrazzare tranquillamente in eventi pubblici come ad esempio il corteo del 25 Aprile a Milano.

 

Nelle foto a sinistra è rappresentata la collocazione dei comunisti medio orientali che, come siriani o membri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, stanno con il governo della Siria, in contrasto all’aggressione degli USA, della UE e delle petromonarchie.

000 - Foto principale

Qui sopra a destra è rappresentata la collocazione del PD, con l’onorevole Bersani che appare in un comizio dove è esposto il drappo con le 3 stelle rosse dei cosiddetti “liberi ribelli”, la cui sigla è FSA (Free Syrian Army), sostenuti dagli USA, dalla Turchia, dalla UE, e dalle petromonarchie.

 

Qui in basso a sinistra lo stesso drappo con 3 stelle rosse accanto a una bandiera dell’Isis, a destra il drappo con le 3 stelle rosse del FSA a fianco di una bandiera israeliana.

USA, Israele ed Isis sono inestricabilmente coinvolti nel tentativo di annichilire la Siria.

Appare con chiarezza quanto il PD sia invischiato in questo sanguinoso groviglio, ci ripromettiamo di tornare sull’argomento, certamente non spinti da una volontà che sia rivolta contro questo partito in particolare, bensì per portare un contributo a beneficio della chiarezza, il che di questi tempi non è poco.