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Nel 2019 in Bolivia, ora a Cuba

«L’invio di materiale bellico da parte degli ex Presidenti dell’Ecuador e dell’Argentina, Moreno e Macri, con la lettera di ringraziamento del generale Terceros, sono ulteriori prove che dimostrano come il colpo di Stato in Bolivia, così come il magnicidio ad Haiti eseguito da ex militari colombiani, siano l’attuazione di un secondo “Plan Cóndor” sotto la direzione degli USA.
Allertiamo i movimenti sociali dell’America Latina sul “Plan Cóndor 2” e sulla necessità di rafforzare la lotta per la pace, unita alla giustizia sociale e alla democrazia, per preservare la sovranità e l’indipendenza dei nostri Stati e la dignità dei nostri Popoli.»
Evo Morales Ayma, 10 luglio2021

Fonti:
https://www.facebook.com/EvoMASFuturo/posts/1296937430758279
https://twitter.com/evoespueblo/status/1413468225233330183

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Ciò che l’indio boliviano insegna al sionista latinoamericano

Il MAS ha ottenuto una vittoria storica che ha permesso a coloro che erano stati rovesciati di tornare al governo, per la prima volta dopo un colpo di Stato, qualcosa che non era avvenuto con le “transizioni democratiche” fatte dagli USA in America Latina, tanto meno in Europa.

Autore: Iroel Sánchez | internet@granma.cu – 25 ottobre 2020

«Questi figli della nostra America che si deve salvare con i suoi indios e che deve crescere; questi disertori che chiedono il fucile per servire negli eserciti dell’America del Nord, la quale affoga nel sangue i suoi indios e che deve regredire!» José Martí

La storia dei colpi di stato in America Latina è lunga ed istruttiva, sul fatto che dopo che è stato rovesciato un processo di cambiamento che ha colpito gli interessi degli Stati Uniti nella regione, mai un’elezione immediatamente successiva ha restituito il governo alle forze che sono state abbattute dagli USA.

Mai … fino al 18 ottobre 2020 in cui la candidatura del Movimento al Socialismo (MAS), composta da Luis Arce e David Choquehuanca, ha ottenuto il 55,10% dei voti staccando di oltre il 26% la seconda opzione più votata e superando dell’8% il risultato di un anno fa, quando è stato scatenato il colpo di Stato.

Il popolo boliviano ha dimostrato con il proprio voto e in modo schiacciante la falsità delle accuse di frode lanciate dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) sui risultati delle elezioni del novembre 2019, che hanno fatto emergere un potere di fatto sostenuto dalla repressione, dallo spargimento di sangue indigeno e da una sostanziale battuta d’arresto economica e sociale che, in coincidenza con la pandemia COVID-19, ha portato questo Paese in una situazione drammatica.

Precedentemente il processo di cambiamento in Bolivia ha dovuto sconfiggere in successione la storica alleanza tra Washington e l’oligarchia nazionale bianca e razzista: un colpo di Stato anticostituente(2006-2007), un colpo di Stato civico-prefettizio (2008), un colpo di Stato separatista (2009), un’altro contro le organizzazioni sociali (Tipnis 2011 e 2012) e un’operazione mediatica nota come il caso Zapata, appena tre settimane prima del referendum sulla rielezione presidenziale del 21 febbraio 2016, che è stata provocata da una donna manovrata dall’Ambasciata degli Stati Uniti, che ha affermato di aver avuto un figlio con il presidente Evo Morales, figlio che in seguito sarebbe stato dimostrato non essere mai esistito. Il messaggio per gli elettori del referendum era chiaro: “se Evo non può prendersi cura di un bambino, come può prendersi cura di un Paese?”. Con ciò le forze legate agli Stati Uniti hanno ottenuto una vittoria netta (51,30% del No contro il 48,70% del Sì) che sarebbe stata successivamente annullata dalla Corte costituzionale della Bolivia, in una decisione che Washington non ha contestato quando lo stesso articolo 23 della Convenzione americana sui diritti umani è stato aggiunto per consentire la rielezione di Óscar Arias in Costa Rica e Juan Orlando Hernández in Honduras.

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Video dell’iniziativa “Latinoamerica ed Ecuador. Economia e Politica tra passato e futuro con l’ingerenza USA”

Di seguito i video dei lavori dell’Assemblea svoltasi all’Università degli Studi di Milano sabato 16 novembre.

PARTE 1^

Introduzione di Luigi Tranquillino (Comitato Contro La Guerra Milano) e intervento di Marcello Gentile (membro del Consiglio Mondiale per la Pace).

PARTE 2^

Interventi di Mercy Maldonado (Movimiento Revolución Ciudadana – Milano), Norma Espinel Aráuz (madre del vicepresidente dell’Ecuador Jorge Glas) e Pino Arlacchi (già Vicesegretario Generale dell’ONU).

PARTE 3^

Mozione in solidarietà con l’Ecuador, collegamento con Gabriela Toro (Comisión de Solidaridad con Chile – Genova) e campagna per la liberazione del giornalista Julian Assange (WikiLeaks), con contributi di Luigi Tranquillino (Comitato Contro La Guerra Milano).

PARTE 4^

Domande dal pubblico con contributi di Pino Arlacchi (già Vicesegretario Generale dell’ONU) e Luigi Tranquillino (CCLGM), collegamento con Guillaume Long (Ministro degli Esteri dell’Ecuador del governo di Rafael Correa) e campagna per la liberazione del giornalista Julian Assange (WikiLeaks). Conclusioni di Pino Arlacchi.

Report sull’iniziativa “Latinoamerica ed Ecuador. Economia e Politica tra passato e futuro con l’ingerenza USA”

InserzioneSabato 16 novembre 2019 si è tenuta, presso l’Università Statale di Milano, un’assemblea molto partecipata e coinvolgente, organizzata dal Comitato Contro la Guerra Milano con il collettivo “Milan en revolucion”, appartenente al Movimiento Revolucion Ciudadana.

Con il nostro ospite Pino Arlacchi, ex Vice Segretario Generale dell’ Assemblea dell’ONU ed oggi consulente del governo della Repubblica Bolivariana de Venezuela, si è discusso della situazione politica, economica e sociale dei paesi latinoamericani e dei caraibi.

È stata sottolineata l’impossibilità per i paesi lacchè dell’imperialismo occidentale di poter essere governati attraverso un ampio consenso popolare, a causa delle ricette liberiste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale volte al controllo e alla rapina delle aziende transnazionali di grandi risorse naturali presenti nel continente. Ricette che tendono a concentrare la ricchezza nelle mani dell’oligarchia, causando un crescente impoverimento della classe media, dei lavoratori e dei meno abbienti.

Per questi motivi l’imperialismo non è più in grado di far vincere i propri pupazzi nelle competizioni elettorali con le regole della democrazia liberal – borghese, e debba ricorrere, anche in paesi chiave come Brasile ed Argentina, alle persecuzioni giudiziarie di capi di Stato come Dilma Roussef, Inacio Lula Da Silva e Cristina Fernandez de Kirchner, ed a operazioni di golpe vellutato come in Honduras e Paraguay; non scompaiono tuttavia feroci repressioni che tanto ricordano gli anni più bui delle dittature fasciste (anni 70 e 80).

Era con noi Norma Espinel, madre di Jorge Glas, vicepresidente dell’Ecuador, oggi prigioniero politico, che, essendo stato delegato dal presidente Rafael Correa al Ministero dei settori strategici, ha reso il Paese più progredito attraverso la fibra ottica, così come con opere importanti che forniscono energia sostenibile. La nostra Normita ha parlato in maniera toccante dell’ingiustizia che si sta compiendo nei confronti di suo figlio e della disumanità dimostrata da questi regimi fantoccio. Durante l’iniziativa e nella successiva cena di finanziamento, sono stati raccolti dei fondi per sostenere le spese legali della famiglia Glas, alla quale va tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà. La colpa di Glas è stata quella di mettere da parte gli interessi statunitensi, mettendo invece quelli dell’Ecuador in cima alle priorità, puntando alla sovranità ed alla libertà della Patria.

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