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Il rapporto “indipendente” che sostiene il genocidio uiguro…

Il rapporto “indipendente” che sostiene il genocidio uiguro è presentato da un’università fittizia e da ideologi neoconservatori che fanno pressioni per “punire” la Cina

Di Ajit Singh – The Grayzone – 23 marzo 2021

Traduzione di Marco Pondrelli per marx21.it

I media statunitensi hanno salutato un rapporto del Newlines Institute che accusa la Cina di genocidio uiguro come un’analisi indipendente “storica”. Uno sguardo sotto la superficie rivela che si tratta di uno strumento di propaganda per il cambio di regime da parte di operatori interventisti di una finta università.

Per tutto il mese di marzo 2021 i titoli dei media delle grandi corporation, dalla CNN al Guardian, hanno parlato della pubblicazione del “primo rapporto indipendente” per determinare autorevolmente che il governo cinese ha violato “ogni singolo atto” della convenzione delle Nazioni Unite contro il genocidio, e quindi “è responsabile di aver commesso un genocidio contro gli uiguri.

Il rapporto, pubblicato l’8 marzo dal Newlines Institute for Strategy and Policy, in collaborazione con il Raoul Wallenberg Centre for Human Rights, segue un’accusa dell’ultimo minuto fatta a gennaio dall’amministrazione uscente di Trump, insieme a dichiarazioni simili dei parlamenti olandese e canadese. È stato pubblicato poco dopo la pubblicazione di un rapporto notevolmente simile l’8 febbraio, commissionato dal Congresso Mondiale degli Uiguri, sostenuto dal governo degli Stati Uniti, il quale asseriva che esistesse un “caso credibile” contro il governo cinese per genocidio.

CNN, The Guardian, AFP e CBC hanno salutato il rapporto Newlines dell’8 marzo come una “analisi indipendente” e un “rapporto legale di riferimento” che ha coinvolto “decine di esperti internazionali”. Anche Samantha Power, la candidata dell’amministrazione Biden a dirigere l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), lo ha promosso: “Questo rapporto mostra come questo [genocidio] è precisamente ciò che la Cina sta facendo con gli Uiguri”, ha dichiarato la nota interventista umanitaria.

Gli autori del rapporto hanno insistito sul fatto che sono “imparziali” e “non stanno sostenendo alcuna linea di condotta”. Ma uno sguardo più attento al rapporto e alle istituzioni che lo sostengono rivela che le pretese di “indipendenza” e “competenza” dei suoi autori sono un palese inganno.

Infatti, l’autore principale del rapporto, Yonah Diamond, ha recentemente invitato l’amministrazione Biden ad “affrontare” e “punire” unilateralmente la Cina per aver presumibilmente commesso un genocidio, ed espandere le sanzioni contro il paese. Nel frattempo, i think tank dietro il rapporto hanno sostenuto con fervore che l’Occidente deve “combattere” e sanzionare la Cina, e hanno promosso politiche regime change degli Stati Uniti contro Siria, Venezuela, Iran e Russia.

La maggioranza dei firmatari “esperti” del rapporto sono membri del Newlines Institute e del Centro Wallenberg. Altri sono membri della Inter-Parliamentary Alliance on China sostenitrice della linea dura, ex funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ardenti sostenitori dell’interventismo militare degli Stati Uniti. Il rapporto si basa soprattutto sulla “competenza” di Adrian Zenz, l’ideologo evangelico di estrema destra, la cui “erudizione” sulla Cina è stata dimostrata essere profondamente sbagliata, piena di falsità e disonesta manipolazione statistica.

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Contagio: il “paziente zero” proviene dagli Stati Uniti Robert Redfield, direttore del CDC

redfieldGli Stati Uniti sono impegnati in una guerra aperta con la Cina, che non è solo commerciale. La destabilizzazione di Hong Kong è stata solo un piccolo antipasto e nessuna spesa è stata risparmiata. Ora è il turno del coronavirus, una campagna molto più fantasiosa.

Trump ribadisce che il coronavirus è “Made in China” e che il paese asiatico è una minaccia per gli Stati Uniti.

Il segretario di Stato Mike Pompeo lo definisce il “coronavirus di Wuhan” e l’intossicazione (quella mediatica) non si stanca mai di ripetere che la Cina ha diffuso il “virus di Wuhan” in tutto il mondo.

I cinesi hanno risposto in modo insolito e non diplomatico, restituendo la palla agli Stati Uniti, ma la cosa davvero interessante è che gli alleati degli Stati Uniti in Estremo Oriente, come il Giappone, sono d’accordo con la Cina.

A febbraio, la rete giapponese Asahi News ha affermato che il coronavirus ha avuto origine negli Stati Uniti e non in Cina e che alcuni dei 14.000 decessi negli Stati Uniti attribuiti all’influenza stagionale sono stati causati dal coronavirus (1).

Tuttavia, la cosa più sorprendente è arrivata la scorsa settimana, quando la tesi cinese è stata confermata da Robert Redfield, direttore del CDC (Centri per la Prevenzione e il controllo delle Malattie) (2), durante una dichiarazione al Comitato di sorveglianza della Camera dei rappresentanti USA che è registrata e può essere vista su internet (3).

Redfield, nominato da Trump, ha ammesso che alcuni casi diagnosticati come influenza stagionale negli Stati Uniti potrebbero essere invece stati causati dal coronavirus, come evidenziano le analisi postume che sono state effettuate.

Recentemente gli Stati Uniti hanno sofferto di oltre 200 casi di fibrosi polmonare che si è conclusa con la morte a causa dell’incapacità dei pazienti di respirare.

Alcune stime ritengono che l’epidemia di coronavirus potrebbe essere iniziata prima del previsto, probabilmente a settembre dell’anno scorso.

La dichiarazione del direttore del CDC (2) conferma la tesi cinese che situa il primo focolaio infettivo negli Stati Uniti, ma nessun giornalista al mondo si permetterà di parlare di un “virus gringo”.

(1) http://it.people.cn/n3/2020/0223/c90000-9661026.html
(2) L’acronimo CDC si riferisce ai Centers for Disease Control and Prevention, un’istituzione sanitaria statunitense dedicata alle infezioni e alla salute ambientale.
(3) https://www.c-span.org/video/…