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Moldavia verso le nuove elezioni.

A cura di Enrico Vigna – 5 luglio 2021
L’11 luglio la Moldavia, dopo poco più di 7 mesi del fallimentare governo europeista e filo NATO della Maia Sandu, vincitrice di misura delle elezioni del 15 novembre scorso, di fronte ad una completa incapacità della stessa e dei suoi alleati di migliorare o cambiare la difficile situazione del paese, il paese ex sovietico affronta una nuova tornata elettorale. Per il popolo moldavo stavolta ci potrebbe essere una nuova speranza legata alla storica, dati i precedenti scontri fratricidi, decisione dei due partiti progressisti moldavi, di formare una alleanza elettorale per puntare a riprendere il governo del paese.
Blocco Elettorale dei Comunisti e Socialisti moldavi
Così si chiama questa alleanza, finalmente un segnale di unità popolare proprio in un momento delicatissimo che aleggia sul paese. Infatti stretto tra le pressioni e i ricatti della NATO e della UE, di cui la Sandu è la portavoce in Moldavia, dell’Ucraina golpista, della cosiddetta opposizione bielorussa, delle mire turche nella regione della Gagauzia e il sempre più complesso problema della Prednestrovia e del suo futuro, il paese è attanagliato da problemi economici, sociali e di povertà vistosi. Ma oltre a questo non va dimenticato il tentativo sempre meno nascosto, di svuotare e indebolire il ruolo dello stato moldavo, seppellire la questione dell’indipendenza e della sovranità moldava, calpestando il concetto di Patria della Moldova, attraverso il tentativo di assoggettamento del paese alla Romania, come strategia di estinzione della Moldavia come stato indipendente e neutrale.
Il gruppo di incompetenti politici europeisti e filo-romeni che in questi mesi ha governato senza esiti se non aggravamenti della situazione, grazie all’aiuto dell’Occidente, hanno bisogno di continue destabilizzazioni, divisioni e conflitti per poter portare il paese nelle fauci della NATO e del FMI. Esiste una profonda delusione dei cittadini verso il loro stesso stato e se queste forze sostenute e finanziate dall’estero riusciranno a riprendere il potere, la Moldova non esisterà più. Ed è proprio nella analisi di questa situazione e nel rischio di questo processo devastante, che le forze progressiste del paese, il Partito Comunista e il Partito Socialista sono riusciti superare le divergenze e a formare un unico Blocco Elettorale.
Le discussioni sulla formazione di una coalizione elettorale sono state avviate dai rappresentanti del PSRM nell’aprile 2021 e all’inizio di maggio Igor Dodon ha inviato una proposta al presidente del PCRM, Vladimir Voronin, per formare una coalizione elettorale. Il Comitato Centrale del PCRM ha approvato a maggioranza la formazione di una coalizione elettorale l’11 maggio, e il giorno dopo il PSRM ha annunciato di essere disposto a firmare il protocollo per la formazione della coalizione. La Commissione elettorale centrale della Moldavia ha poi accettato la richiesta di formare il “Blocco elettorale dei comunisti e dei socialisti” il 13 maggio 2021 e Voronin segretario del PCRM, è stato indicato come capo della coalizione, mentre Dodon il vice.
L’annuncio è stato dato ai media locali da Dodon, dopo il colloquio con Voronin, avvenuto dopo la riunione del Consiglio repubblicano del PSRM: “Questo pomeriggio, insieme al presidente del PCRM Vladimir Voronin, abbiamo firmato il documento ufficiale che crea il blocco elettorale del PSRM e del PCRM. Durante l’incontro è stato sottolineato che la sovranità della Repubblica di Moldova è in pericolo e gli interessi del popolo moldavo sono in questa fase subordinati agli interessi di altri Paesi, compresi i piani per trasformare il territorio del nostro Paese in una zona militare. Potenze straniere, con l’aiuto dei loro strumenti politici a Chisinau, vogliono imporre ai cittadini un insieme di interessi e pseudovalori inadatti e estranei alla nostra nazione. Cercano inoltre di liquidare l’identità moldava, anche vietando la lingua moldava. L’obiettivo è trasformare il nostro Paese in una colonia, che diventerà una fonte di manodopera a basso costo, terra a basso costo venduta agli stranieri…i membri del Consiglio repubblicano del PSRM, sono stati unanimi nella loro opinione sulla necessità di unificare le forze politiche patriottiche in grado di vincere le elezioni e garantire un governo competente, responsabile ed esperto nell’interesse dei cittadini del paese e non a vantaggio di altre forze straniere. Così, sono state accolte le azioni della dirigenza del PSRM al fine di creare un blocco elettorale con altri partiti statalisti, in particolare con il PCRM…”.
UNITI vinceremo!
Insieme riporteremo la Moldova sulla via del progresso, della giustizia sociale e dello sviluppo economico.
Uniti per salvare il Paese
La Moldova può e deve vivere meglio. E lo abbiamo già dimostrato nella pratica. Il Blocco dei comunisti e dei socialisti metterà la Moldova sulla strada della stabilità e dello sviluppo.
Insieme vinceremo
Le proposte del Blocco dei comunisti e dei socialisti
Per l’indicizzazione delle pensioni: almeno del 20% annuo e indennità aggiuntive per Pasqua e il giorno dell’anziano
Per lo sviluppo del Paese: programmi per i villaggi moldovani “Moldavskoe Selo”, “Migliori strade”, con incremento della gassificazione, illuminazione, costruzione di sistemi di approvvigionamento idrico e fognario nelle aree rurali
Per lo sviluppo dell’economia e dell’industria: nuovi posti di lavoro, parchi industriali in ogni distretto, supporto al produttore locale
Per una politica estera indipendente nell’interesse della Moldova: partenariato strategico con la Russia, amicizia con l’Europa, neutralità, soluzione pacifica della Prednestrovie/Transnistria
Per la difesa dei valori tradizionali: sostenere i valori spirituali cristiani e l’istituzione della famiglia tradizionale
Alle elezioni dell’11 luglio sono iscritti 53 partiti.

Gaza. L’ennesima aggressione ed un punto di svolta

Il Levante ha registrato in questo mese di maggio il quarto cruento episodio delle aggressioni perpetrate da Israele contro la Striscia di Gaza, il luogo più densamente popolato al mondo dove 2 milioni di palestinesi vivono miseramente, esposti alle conseguenze del blocco aereo, terrestre e navale imposto da Tel Aviv e dall’Egitto del dittatore al-Sisi a partire dal momento in cui Hamas ha assunto le redini del governo nel 2007 in esito al responso favorevole scaturito da una consultazione elettorale. L’unica prova elettorale di cui il popolo palestinese ha potuto beneficiare a tutt’oggi!
Nel titolo dell’esposizione abbiamo parlato di un punto di svolta rispetto a quanto sinistramente in passato prodottosi con una cadenza quasi regolare nel 2008, 2012 e 2014.
Il punto di svolta non ha ovviamente riguardato il bilancio di sangue registratosi fino al momento in cui, grazie agli sforzi dispiegati dall’Egitto in primis ed anche dalla Giordania e da Qatar, sostenuti in maniera defilata dagli Stati Uniti, un cessate il fuoco è stato raggiunto tra Israele e la formazione islamista di Hamas.
In tal modo si è riusciti a porre termine all’ennesimo scempio prodottosi: 254 civili morti a Gaza, di cui 66 bambini, 12 vittime in Israele, tra i quali due infanti, nonché 28 dimostranti uccisi dalla repressione israeliana nel corso dei moti di rivolta scoppiati in Cisgiordania.
Anche sotto il profilo delle distruzioni inflitte dall’aviazione di Tel Aviv nell’enclave nulla è cambiato. Gli F-16 con la stella di David non hanno esitato nelle loro indiscriminate missioni a colpire e distruggere infrastrutture civili, ospedali, scuole, abitazioni (più di 2000 andate distrutte), arrivando perfino a radere al suolo l’edificio ospitante la sede di due emittenti stampa ben note al mondo, al-Jazeera e l’Associated Press.
La giustificazione addotta dagli israeliani per il criminoso atto è stata che all’interno dell’edificio operasse una centrale di Hamas, argomentazione esternata senza ovviamente fornire alcuna prova in merito. La finalità dell’operazione era probabilmente ben diversa.
Sotto questo profilo nulla è cambiato, poco da invidiare all’altrettanto tragico bilancio registrato nel 2014 all’indomani della terza aggressione, sinistramente denominata “Cast Lead” (piombo gettato). Fino a qui le terribili analogie.

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Le conquiste della Bielorussia e gli appetiti dell’Occidente

Quanti conoscono le conquiste sociali della Bielorussia? Quanti conoscono la condizione delle donne bielorusse? Da mesi manifestazioni e proteste scuotono il Paese, con la regia di alcuni Stati vicini e lontani.
Elezioni con brogli, elezioni senza brogli: un pretesto per favorire l’accerchiamento della Russia, mettendo in discussione al tempo stesso lo Stato sociale e la realtà quotidiana bielorussa, creando opportunità per penetrare in modo devastante all’interno dell’economia del Paese.

Ne parliamo con Enrico Vigna del Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia (CIVG).
Venerdì 20 novembre ore 21.30, in diretta sulla pagina Facebook del Comitato Contro La Guerra Milano: www.facebook.com/comitato.milano.5
Evento FB: https://www.facebook.com/events/3516475295064655

25 Aprile 2020: videoconferenza con la Brigata Immortale

Il 25 Aprile 2020 noi c’eravamo, con lo striscione della Brigata Immortale.

C’eravamo con una videoconferenza per ricordare il nostro 25 Aprile internazionalista del 2019, anche attraverso contributi video. Purtroppo non era con noi il nostro Veterano dell’Armata Rossa Semion Kantor; ha compiuto 95 anni nel novembre scorso ed è un po’ affaticato.

Erano presenti Roman Gorskiy, nipote di Semion Kantor, per portare il saluto del nonno Veterano dell’Armata Rossa, Mercy Maldonado membro del Movimiento Revolución Ciudadana (MRC Ecuador), Newton Fernando Weerappullige Segretario di Milano per Fronte Popolare di Liberazione del Popolo dello Sri Lanka (JVP Milano) e Gabriel Aguirre Segretario Generale del Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace (COSI Venezuela). Intervento del Comitato Contro La Guerra Milano (Marcello Gentile) e di Casa Rossa (Luigi Tranquillino).
Enrico Vigna, giornalista del Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia (CIVG), ha inviato un prezioso contributo.