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Stati Uniti: “faro della democrazia”

LISTA DEI PAESI IN CUI GLI STATI UNITI HANNO ROVESCIATO O CERCATO DI ROVESCIARE IL GOVERNO DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

004 - USAAzioni poste in essere ai danni di governi sovrani attraverso colpi di Stato militari, atti di guerra, ‘covert ops’ e sostegno ad organizzazioni terroristiche

  • Cina, 1949 fino ai primi anni ’60
  • Albania, 1949-53
  • Germania dell’Est, anni ’50
  • Iran, 1953 *
  • Guatemala, 1954 *
  • Costa Rica, metà anni ’50
  • Siria, 1956-57
  • Egitto, 1957
  • Indonesia, 1957-58
  • Guyana britannica, 1953-64 *
  • Iraq, 1963 *
  • Vietnam del Nord, 1945-73
  • Cambogia, 1955-70 *
  • Laos, 1958 *, 1959 *, 1960 *
  • Ecuador, 1960-63 *
  • Congo, 1960 *
  • Francia, 1965
  • Brasile, 1962-64 *
  • Repubblica Dominicana, 1963 *
  • Cuba, 1959 ad oggi
  • Bolivia, 1964 *
  • Indonesia, 1965 *
  • Ghana, 1966 *
  • Cile, 1964-73 *
  • Grecia, 1967 *
  • Costa Rica, 1970-71
  • Bolivia, 1971 *
  • Australia, 1973-75 *
  • Angola, 1975, anni ’80
  • Zaire, 1975
  • Portogallo, 1974-76 *
  • Argentina, 1976 *
  • Giamaica, 1976-80 *
  • Seychelles, 1979-81
  • Ciad, 1981-82 *
  • Grenada, 1983 *
  • Yemen del Sud, 1982-84
  • Suriname, 1982-84
  • Fiji, 1987 *
  • Libia, anni ’80
  • Nicaragua, 1981-90 *
  • Panama, 1989 *
  • Bulgaria, 1990 *
  • Albania, 1991 *
  • Iraq, 1991
  • Afghanistan, anni ’80 *
  • Somalia, 1993
  • Jugoslavia, 1999-2000 *
  • Ecuador, 2000 *
  • Afghanistan, 2001 *
  • Venezuela, 2002 *
  • Iraq, 2003 *
  • Haiti, 2004 *
  • Somalia, 2007 ad oggi
  • Libia, 2011*
  • Siria, 2012 ad oggi
  • Ucraina, 2014 *

l’asterisco (*) indica la riuscita deposizione di un governo

Da Global Research (Centre for Research on Globalization) Overthrowing Other People’s Governments: The Master List of U.S. “Regime Changes”

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Elezioni Venezuela: il saluto del Comitato Contro la Guerra Milano

Mvd1218112Sono diverse le feroci dittature che affamano e massacrano i propri popoli. I primi della lista sono il dittatore Nicolas Maduro Moros, successore del ben peggiore Hugo Chavez Frias e il dittatore Bashar Al-Assad. E’ “bizzarro”, che altri popoli ancora, affamati e massacrati dai propri aguzzini, si ostinino a non voler seguire i consigli del Paese più democratico al mondo e rifiutino persino decine di migliaia di bravi jihadisti istruiti e armati di tanta buona volontà dai nostri amici della NATO, dai nostri Paesi fratelli del Golfo, come le secolari democrazie Saudite e del Qatar, o dall’affidabile Turchia di Erdogan. Questi strani siriani, non vedono neppure di buon occhio la solidarietà dei sionisti verso i cosiddetti “Liberi Ribelli” del FSA (Free Syrian Army) o delle FDS (Forze Democratiche Siriane) che piacciono tanto alla nostra “sinistra rivoluzionaria”, Israele che li cura e accudisce sulle alture del Golan siriano occupato.

 

E che dire di questi venezuelani che rifiutano l’amicizia che Washington gli sta offrendo dal 1998, che addirittura rifiutano i bravi fascisti “guarimberos”,  o sono così stolti da non capire come si viva bene nella confinante Colombia, miglior amica degli USA, patria del fiorente commercio di cocaina e del democratico paramilitarismo (che ogni anno si occupa amorevolmente della eliminazione di decine di delegati sindacali), o del Brasile del presidente non eletto Temer, o del buon governo Macrì in Argentina, che finalmente ha riaperto le porte agli aiuti umanitari del Fondo Monetario Internazionale.

 

Domenica 20 maggio 2018 più di 9 milioni e 200 mila venezuelani si sono recati alle urne, sotto questa feroce dittatura che farebbe impallidire perfino Hitler, Mussolini, Franco, Videla e Pinochet (tutti carissimi amici e figli dell’Occidente democratico), la quale ha permesso a ben 3 candidati presidenti di opposizione di fare campagna elettorale su tutte le TV, radio, giornali privati del Paese, che ha permesso loro di fare propaganda attraverso manifesti e gigantografie in tutte le città, per non parlare dei comizi pubblici. La giornata elettorale si è svolta nella calma, senza incidenti e, sicuramente per paura o per costrizione, ben 6 milioni e 157 mila venezuelani, circa il 68% dei votanti, si sono ostinati a dare la loro preferenza al candidato del “Frente Amplio de la Patria”, così il feroce dittatore Nicolas Maduro Moros sarà Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela fino al 2025.

 

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Comunicato del CCLGM sulla Palestina

446536474_109814Il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, avvenuto in seguito alla dichiarazione di Trump di riconoscere la capitale palestinese come capitale dello “Stato ebraico”, è un duro colpo all’indipendenza della Palestina nonché alla stabilità di tutto il Medio Oriente.

Lo scenario che si presenta a un secolo dall’accordo Sykes-Picot (1916) e dalla dichiarazione Balfour (1917) è devastante, con il 90% del territorio palestinese strappato ai suoi legittimi abitanti, la Striscia di Gaza ridotta alla fame e le guerre scatenate negli ultimi decenni contro i Paesi panarabi, storici alleati e difensori della Palestina: Iraq, Libano, Siria, Yemen e Iran.

Queste aggressioni sono sempre state caratterizzate dall’intesa tra gli USA e Israele, con l’asservimento di Stati privati della propria sovranità militare ed economica, con il sostegno dell’Unione Europea la cui politica estera è dettata dalla NATO a guida USA e dagli interessi delle maggiori potenze colonialiste come Francia e Gran Bretagna. In questo quadro l’Italia ha l’infame ruolo di “rampa di lancio” per gli attacchi in Africa e Medio Oriente e per le ingerenze che puntano ad accerchiare militarmente la Russia e intimidire la Cina.

Chiediamo ai più sinceri antimperialisti di collegare quanto accade in Medio Oriente con la strategia di dominio che ha impoverito l’America Latina “cortile di casa di Zio Sam”, accerchiato commercialmente Cuba e che punta a cancellare l’emancipazione bolivariana dal Venezuela e dalla Bolivia. La strategia di dominio che, come già al tempo del Vietnam, arriva oggi a mostrare i suoi artigli contro la Corea Del Nord.

Non può sfuggire il fatto che Cuba e Venezuela abbiano da decenni rapporti di amicizia con la Siria e con l’Iran, che i loro comunicati esprimano reciproca solidarietà e vicinanza di fronte all’aggressione imperialista che si sta avvalendo di ogni mezzo, compreso il terrorismo jihadista. Non si può ignorare le parole e gli aiuti che questi “Stati canaglia” rivolgono con ammirazione alla resistenza palestinese, così come i comunicati di solidarietà che tutte le organizzazioni palestinesi stanno rivolgendo a questi Stati in questi giorni.

È giusto dunque, considerando le peculiarità di ogni Stato, non perdere di vista il quadro complessivo, all’interno del quale sta la Siria antisionista e antimperialista, da sempre amica del popolo palestinese; per questo la distruzione della Siria colpisce anche il popolo palestinese, che sta dando il suo contributo a difenderla.

Queste le ragioni per cui il Comitato Contro la Guerra Milano sabato 19 maggio, alle 17, sarà in piazza San Babila per manifestare in sostegno del popolo palestinese.

Comitato Contro la Guerra Milano
17 maggio 2018

Emma Bonino, riceve finanziamenti da G. Soros.

Di seguito Emma Bonino che pratica la linea politica di Soros. I sottotitoli in arabo: un invito diretto?

 

Infine le “imprese” di cui è stato capace il “filantropo” ungherese, naturalizzato americano George Soros.

 

A beneficio di una maggior chiarezza espliciteremo cosa stia accadendo attualmente, nella distrazione generale favorita dai mezzi di comunicazione, che riguardi il futuro del nostro paese.

In Iran il collaudato schema di destabilizzazione USA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOggi in Iran si ripropone il collaudato schema di destabilizzazione che gli Stati Uniti hanno sperimentato da tempo.

Tutti gli avvenimenti di quest’ultimo anno tracciano un ulteriore consolidamento dell’alleanza tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, volto a riaffermare con il fuoco e con il sangue, oltre che con atti di ingerenza nella politica interna di Iran, Iraq, Siria e Libano, il dominio sull’intera regione.

Così, dopo la stipula di contratti per un enorme volume di forniture militari, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran, il tentativo dell’Arabia Saudita di forzare le dimissioni del presidente libanese Hariri e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti, l’Iran torna ad essere nel mirino della strategia del caos.

Si ripropone il recente copione venezuelano, con i media occidentali che presentano le squadracce violente all’assalto di luoghi pubblici e delle forze dell’ordine, spacciandole per pacifici manifestanti, ribelli contro il “regime tirannico e affamatore”.

Infatti l’effetto delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti viene imputato alla negligenza del governo persiano, giustificando le violenze e minimizzando il largo sostegno popolare al legittimo governo.

Da non sottovalutare come tra le principali preoccupazioni dei “combattenti per la democrazia” vi sia l’oscuramento di internet in Iran, memori del ruolo che i social network hanno avuto nel catalizzare dall’estero le “proteste” durante la cosiddetta Primavera Araba del 2010-2011 e il colpo di Stato in Ucraina del 2014.

Seguiremo i successivi sviluppi della situazione con attenzione, ben consci che la guerra è contro i lavoratori! Dunque no ai governi imperialisti! Giù le mani dalla Siria e dall’Iran!

Comitato Contro La Guerra Milano

Approfondimento: Cuba, Venezuela e le relazioni internazionali con Siria e Iran https://www.facebook.com/comitato.milano.5/photos/a.773452456008814.1073741825.773452409342152/1644874338866617/