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Gaza. L’ennesima aggressione ed un punto di svolta

Il Levante ha registrato in questo mese di maggio il quarto cruento episodio delle aggressioni perpetrate da Israele contro la Striscia di Gaza, il luogo più densamente popolato al mondo dove 2 milioni di palestinesi vivono miseramente, esposti alle conseguenze del blocco aereo, terrestre e navale imposto da Tel Aviv e dall’Egitto del dittatore al-Sisi a partire dal momento in cui Hamas ha assunto le redini del governo nel 2007 in esito al responso favorevole scaturito da una consultazione elettorale. L’unica prova elettorale di cui il popolo palestinese ha potuto beneficiare a tutt’oggi!
Nel titolo dell’esposizione abbiamo parlato di un punto di svolta rispetto a quanto sinistramente in passato prodottosi con una cadenza quasi regolare nel 2008, 2012 e 2014.
Il punto di svolta non ha ovviamente riguardato il bilancio di sangue registratosi fino al momento in cui, grazie agli sforzi dispiegati dall’Egitto in primis ed anche dalla Giordania e da Qatar, sostenuti in maniera defilata dagli Stati Uniti, un cessate il fuoco è stato raggiunto tra Israele e la formazione islamista di Hamas.
In tal modo si è riusciti a porre termine all’ennesimo scempio prodottosi: 254 civili morti a Gaza, di cui 66 bambini, 12 vittime in Israele, tra i quali due infanti, nonché 28 dimostranti uccisi dalla repressione israeliana nel corso dei moti di rivolta scoppiati in Cisgiordania.
Anche sotto il profilo delle distruzioni inflitte dall’aviazione di Tel Aviv nell’enclave nulla è cambiato. Gli F-16 con la stella di David non hanno esitato nelle loro indiscriminate missioni a colpire e distruggere infrastrutture civili, ospedali, scuole, abitazioni (più di 2000 andate distrutte), arrivando perfino a radere al suolo l’edificio ospitante la sede di due emittenti stampa ben note al mondo, al-Jazeera e l’Associated Press.
La giustificazione addotta dagli israeliani per il criminoso atto è stata che all’interno dell’edificio operasse una centrale di Hamas, argomentazione esternata senza ovviamente fornire alcuna prova in merito. La finalità dell’operazione era probabilmente ben diversa.
Sotto questo profilo nulla è cambiato, poco da invidiare all’altrettanto tragico bilancio registrato nel 2014 all’indomani della terza aggressione, sinistramente denominata “Cast Lead” (piombo gettato). Fino a qui le terribili analogie.

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Dichiarazione del WPC sulla Palestina

Dichiarazione del World Peace Council sulla recente brutale oppressione a Gerusalemme da parte di Israele

Il Consiglio Mondiale per la Pace esprime la sua veemente condanna alla brutale oppressione dei palestinesi nella Gerusalemme occupata da parte delle forze di sicurezza israeliane e dei coloni armati. Denunciamo in particolare l’attacco ai civili palestinesi attorno alla moschea di Al Aqsa e le azioni violente di sfratto delle famiglie palestinesi nel quartiere Sheikh Jarrah a Gerusalemme.
Le azioni di cui sopra non solo violano i diritti umani fondamentali dei palestinesi di Gerusalemme, ma costituiscono anche una chiara violazione dello Status internazionale di Gerusalemme, come descritto nelle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite. Questa è la continuazione degli sforzi del regime di occupazione israeliano per procedere con la giudaizzazione della città di Gerusalemme, pienamente avallata dalle amministrazioni statunitensi e tollerata dall’Unione Europea.
Queste azioni mirano alla “pulizia etnica” di Gerusalemme ed al furto di terre, azioni paragonabili ad una politica “in stile apartheid” contro il popolo palestinese.

Il WPC esprime la sua piena solidarietà e sostegno alla giusta causa del popolo palestinese per la fine dell’occupazione di tutti i territori palestinesi, compresa Gerusalemme Est, e lo smantellamento degli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme. Chiediamo il rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi dalle carceri israeliane, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi alle loro case e ribadiamo la nostra richiesta per la creazione di uno Stato palestinese indipendente e vitale entro i confini precedenti al 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale.

Fine dell’occupazione ora! Palestina libera!

10 maggio 2021

Il Segretariato del World Peace Council

Fonte: http://www.wpc-in.org/statements/statement-wpc-about-recent-brutal-oppression-jerusalem-israel

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Rojava: silenzio, si gira

Cosa avranno fatto le YPJ per convincere una come Hillary Clinton a mostrare interesse per produrre una serie TV?
Di Antonio Torres – La Comuna – 1 marzo 2021

Nella foto, campagna contro il popolo ed il governo siriano nel pieno dell’aggressione imperialista:
http://comitesolidaritatrojavabcn.blogspot.com/2015/09/accio-de-resposta-contra-la-propaganda.html

“La questione curda è diventata la grande scommessa culturale e propagandistica degli Stati Uniti per poter mantenere la propria ingerenza negli affari dello Stato siriano e più in generale nella regione dell’Asia occidentale”

“L’occupazione militare statunitense utilizza l’Amministrazione Autonoma della Siria Nordorientale (AANES) e le FDS per saccheggiare petrolio e gas siriani”

“In Siria si lavora per la parità tra uomini e donne sin dalla sua indipendenza, ma soprattutto dall’arrivo al potere del Partito Baath”

Quando Diamantino García, il sacerdote del proletariato delle campagne andaluse, fu insignito della medaglia d’argento dalla Giunta dell’Andalusia nel 1993, disse con onestà e sarcasmo: “Cosa sto facendo di sbagliato se gli stessi che ordinarono il mio arresto e che provocano le ingiustizie contro le quali lotto, ora mi danno una medaglia?”.

Qualcosa di simile deve aver provato il socialdemocratico tedesco August Bebel, quando uno dei suoi discorsi fu applaudito dalla destra più reazionaria: “Che cosa hai fatto vecchio imbecille, per farti applaudire da questi mascalzoni?”.

Potremmo porci la stessa domanda di fronte all’annuncio dell’ex Segretario di Stato Hillary Clinton e da sua figlia Chelsea, che produrrà una serie televisiva intitolata “The Daughters of Kobani: A Story of Rebellion, Courage, and Justice” [1].

La società di produzione della Clinton, Hidden Light Productions, ha acquistato i diritti del libro della giornalista statunitense Gayle Tzemach Lemmon su cui sarà basata la serie televisiva.

Il libro racconta la lotta della milizia femminile curda, YPJ (Yekîneyên Parastina Jin, Unità di Protezione delle Donne), durante la battaglia di Kobane (Ayn al Arab) avvenuta tra l’estate del 2014 e la primavera del 2015, che ha contrapposto lo Stato Islamico (ISIS) contro le forze combinate di milizie curde e gruppi denominati “ribelli”.

Gayle Tzemach Lemmon ritiene che la vittoria di Kobane abbia introdotto la parità di genere in Medio Oriente, mentre per Hillary Clinton: “È una storia straordinaria di donne coraggiose e con sguardo di sfida che hanno combattuto per la giustizia e l’uguaglianza”.

Probabilmente, seguendo le orme di Obama, i Clinton firmeranno un contratto con Netflix.

Quindi tornando al sacerdote Diamantino e al vecchio Bebel, ci si potrebbe chiedere che cosa abbiano fatto, non solo l’YPJ ma in generale anche la loro controparte maschile, l’YPG ribattezzata FDS (Forze Democratiche Siriane), affinché una come Hillary Clinton sia così interessata a loro tanto da produrre una serie TV.

In qualità di Segretario di Stato dell’ex presidente Obama è stata pienamente coinvolta nell’aggressione contro Libia e Siria nel 2011; le sue dichiarazioni dopo il vile assassinio di Muammar Gheddafi (“Venimmo, vedemmo, lui morì”) indicano non solo il suo entusiasmo per omicidi particolarmente brutali, ma anche un suprematismo militarista, razzista e imperialista privo di scrupoli.

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Denuncia di Damasco all’ONU: “L’aggressione israeliana a Deir el-Zor coincide con le pratiche terroristiche della milizia FDS”

DAMASCO, 13 gennaio 2021 – La Siria ha denunciato che la brutale aggressione israeliana nelle aree della provincia di Deir el-Zor coincide con le pratiche terroristiche, criminali e repressive commesse dalla milizia separatista delle “Forze Democratiche Siriane” (FDS*), sostenuta dalle forze di occupazione statunitensi e dalla cosiddetta “Coalizione Internazionale”, contro il popolo siriano ad Hasaka, Deir el-Zor e Raqqa.

Questa posizione è stata espressa in una lettera inviata dal Ministero degli Esteri ed Espatriati al Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e alla Presidenza del Consiglio di Sicurezza, in merito alla recente aggressione israeliana contro la città di Deir el-Zor ed il comune di Abu Kamal.

“La Siria ritiene che la frequenza e la concomitanza delle aggressioni israeliane con gli attacchi terroristici dimostri ancora una volta che esiste un accordo e un coordinamento tra tutte le parti ostili in Siria, le quali si scambiano i ruoli per attuare la loro agenda comune in supporto al terrorismo takfirista ed economico, a vantaggio di alcuni progetti separatisti nella regione”, viene riportato nella lettera.

Viene ratificata  la determinazione del governo siriano, con l’aiuto di Paesi amici e alleati, a recuperare e liberare tutti i territori occupati ed a ricostruire quanto è stato distrutto dai terroristi e dai loro sostenitori.

“Il popolo siriano è più che mai convinto dell’inevitabilità della vittoria contro il terrorismo e della riappropriazione del Golan siriano occupato da Israele”, aggiunge il testo.

Il Ministero degli Esteri ha concluso la sua lettera chiedendo al Consiglio di Sicurezza di adottare misure ferme e immediate per porre fine all’aggressione israeliana contro la Siria e il suo popolo, oltre a costringere il nemico israeliano a rispettare le risoluzioni relative all’Accordo sulla Separazione delle Forze.

Mercoledì mattina il nemico israeliano ha lanciato un attacco aereo contro la città di Deir el-Zor (capoluogo della provincia omonima) e il comune di Abu Kamal, nel sud-est della provincia.

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Fonte SANA: https://www.sana.sy/es/?p=166263

* NdT: si ricorda che le cosiddette “Forze Democratiche Siriane” sono un’alleanza di milizie sotto il comando curdo YPG-YPJ.

Immaginate se fosse successo a Israele…

Commentando l’assassinio del fisico nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, avvenuto venerdì scorso in un attentato terroristico a Teheran, Enrico Mentana, forse allarmato da un fatto grave come questo, si esprime in un modo inaspettato.

Sorpresi dalla giusta osservazione qui espressa dal direttore del TG di LA7, ricordiamo che l’Iran aderisce da ben cinquant’anni al Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP) e ottempera al Piano d’Azione Congiunto Globale (PACG), meglio noto come Accordo sul nucleare iraniano. Al contrario Israele, che non ha mai firmato il TNP e ha ripudiato il PACG, possiede un arsenale atomico non dichiarato, stimato in più di 100 testate nucleari.

Fonte: TG LA7, edizione delle ore 20.00, 27 novembre 2020