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Dichiarazione del WPC sull’annessione dei territori palestinesi da parte dello Stato di Israele

All’attenzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra e delle Missioni diplomatiche degli Stati presso le Nazioni Unite a Ginevra
DICHIARAZIONE del Consiglio Mondiale della Pace (WPC)
Lunedì 29 giugno 2020

PER CHI È COINVOLTO

wpcIl Consiglio mondiale della pace (WPC), così come la International Organisation of Peace Movements in collaborazione con il sistema delle Nazioni Unite di New York, Ginevra e Vienna, dopo 70 anni al servizio delle cause di pace e amicizia tra i popoli, esprime la più viva preoccupazione e disaccordo verso l’annessione dei territori palestinesi della Valle del Giordano da parte dello Stato d’Israele, programmata per il 1° luglio 2020.

Vorremmo richiamare la vostra attenzione sull’ininterrotta occupazione dei territori palestinesi, iniziata il 5 giugno 1967 (inclusa Gerusalemme Est) e che, nonostante gli Accordi di Oslo del 1993, ha attraversato diverse fasi ed è avanzata attraverso gli insediamenti illegali dello Stato d’Israele in Cisgiordania, la costruzione della barriera di separazione israeliana, l’assedio della Striscia di Gaza, le violenze continue nei confronti dei cittadini palestinesi, così come il furto delle terre di Gerusalemme Est e gli sforzi del governo israeliano di mettere in atto la giudaizzazione della città, andando contro ogni decisione delle Nazioni Unite.

Sottolineiamo la nostra forte disapprovazione verso la posizione di tutti i governi che hanno approvato, tollerato o supportato queste violazioni del diritto internazionale da parte dello Stato d’Israele, le quali hanno alimentato le aggressive mire espansionistiche verso il Popolo e lo Stato di Palestina.

Per decenni abbiamo contrastato ogni politica di oppressione nei confronti del popolo palestinese e abbiamo supportato la soluzione del conflitto attraverso la creazione di uno Stato di Palestina indipendente, autonomo e autosufficiente, all’interno dei confini precedenti il 4 giugno 1967, con capitale Gerusalemme Est, insieme a Israele.

La recente decisione dell’amministrazione statunitense di spostare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e la conseguente identificazione di quest’ultima come “indivisa capitale di Israele”, così come la legge sulla cittadinanza riguardante tutti i cittadini non ebrei di Israele e il “Piano di Pace” degli Stati Uniti riguardante il conflitto israelo-palestinese, dimostrano le intenzioni di Israele e Stati Uniti nell’ignorare i diritti inalienabili del popolo palestinese e del loro Stato. Inoltre, il “Piano di Pace” degli Stati Uniti comporta l’annessione del 30% della Cisgiordania (l’area della Valle del Giordano, aree a nord del Mar Morto e ampi insediamenti in Cisgiordania), la quale è stata recentemente annunciata dal governo di Israele ed è prevista per il 1° luglio 2020.

Il Consiglio mondiale per la pace dichiara il rifiuto e il ripudio dei piani sopra citati, i quali vanno contro ogni interpretazione del diritto internazionale e contro l’opinione della stragrande maggioranza degli stati e dei popoli mondiali. Questi piani costituiscono un’evidente violazione delle decisioni delle Nazioni Unite e porteranno ad un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese. I piani di annessione comportano ulteriore instabilità e ostacolano la pace dell’intero Medio Oriente.

Facciamo appello al Consiglio di sicurezza e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite e a tutti coloro che si oppongono alle guerre, affinché condannino la crescente occupazione delle terre palestinesi attraverso il piano del 1° luglio, o attraverso altri progetti simili, e riaffermiamo la nostra solidarietà verso il popolo palestinese e il suo diritto all’autodeterminazione:

– Per la fine dell’occupazione israeliana e uno stato di Palestina indipendente all’interno dei confini del 1967, con capitale Gerusalemme.

– Per il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite e degli stati membri dello stato di Palestina in quanto membro effettivo delle Nazioni Unite.

– Per l’abolizione degli insediamenti e l’allontanamento degli occupanti, la rimozione della barriera di separazione e il diritto dei profughi palestinesi di ritornare nelle loro case.

– Per il rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi dalle carceri di Israele.

Non ci può essere pace in Medio Oriente senza giustizia!

A nome del segretariato WPC

Socorro Gomes – Presidente
Thanassis Pafilis – Segretario Generale

[Traduzione a cura del CCLGM]

Caracas, 2 ° Missione Internazionale di Solidarietà con il popolo venezuelano. 12 – 14 aprile 2019

Report 2^ Missione Internazionale di Solidarietà con il popolo venezuelano, 12 – 14 aprile

presidium_pcv_meeting_1Si è svolta a Caracas la 2^ Missione Internazionale di Solidarietà con il popolo venezuelano,dal 12 al 14 aprile 2019, organizzata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica e dal Consiglio Mondiale della Pace, con la partecipazione di 87 delegati internazionali di 67 organizzazioni in rappresentanza di 45 paesi, tra cui una delegazione del Comitato Contro la Guerra Milano.
La data non è stata scelta casualmente, ma coincide con il diciassettesimo anniversario del Colpo di Stato, che il giorno 11 aprile 2002 ha riportato al potere politico l’oligarchia venezuelana con il proprio esponente Pedro Carmona Estanga (detto “Carmona il Breve”) come presidente di transizione, fino a quando una straordinaria reazione popolare, il 14 aprile del 2002, ha riportato al Palazzo di Miraflores (il palazzo presidenziale a Caracas) il Presidente legittimo Hugo Rafael Chavez Frias.

Questa missione arriva meno di un mese dopo l’organizzazione, da parte del Forum Belgrado, membro del Consiglio Mondiale della Pace, della conferenza internazionale in occasione del ventesimo anniversario dei bombardamenti NATO sulla Ex Jugoslavia e sei mesi dopo la missione di solidarietà con il popolo siriano a Damasco organizzata sempre dal CMP e dalla FMGD: tre popoli indomiti, liberi e sovrani, aggrediti in modo criminale, per non volersi piegare all’imperialismo.

1° giorno
Nella mattinata del primo giorno della missione si è reso omaggio al Padre della Patria, il Liberatore Simon Bolivar. Durante il pomeriggio si è tenuto un incontro tra il Presidente legittimo Nicolas Maduro Moros, la segreteria del Consiglio Mondiale della Pace, il coordinatore della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica e il Comitato Internazionale di Solidarietà e Lotta per la Pace (COSI, l’organizzazione venezuelana membra del CMP); in seguito si è svolto l’incontro con tutta la delegazione internazionale della missione e con i movimenti studenteschi universitari e medi bolivariani.
Nicolas Maduro ha chiesto ai movimenti internazionali per la pace sostegno al Venezuela, organizzando marce, conferenze, facendo informazione e raccontando la verità nei propri paesi su ciò che realmente è la Repubblica Bolivariana del Venezuela per contrastare la disinformazione.
È intervenuto Icovos Tofari, Presidente della FMGD, che ha denunciato come alcuni delegati provenienti da paesi occidentali siano stati interrogati dalle autorità degli aereoporti di partenza per il solo fatto di essere diretti in Venezuela.
È intervenuta Socorro Gomez, Presidente del Consiglio Mondiale della Pace, presentando brevemente il CMP e ricordando i 70 anni di esistenza dell’organizzazione; ha inoltre sottolineato come il Presidente Nicolas Maduro sia oggi un esempio di resistenza non soltanto per l’America Latina, ma per il mondo.
Il Presidente Bolivariano ha continuato il suo intervento, rispondendo alla minaccia di invasione del Presidente del Brasile, Bolsonaro, definendolo un pazzo, un fascista e dicendo che non è mai accaduto nella storia che il Brasile minacciasse di invasione un suo vicino e concludendo che questa gravissima minaccia gli si ritorcerà contro. L’incontro si è chiuso con i festeggiamenti per la consegna dell’appartamento popolare numero 2.600.000 e con l’obbiettivo della “Mission Vivenda” di arrivare a consegnare entro il 2025 cinque milioni di case popolari.

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Voci da Caracas

Voci da Caracas, parte del lavoro che ci ha inviato Marinella Correggia da Caracas,proprio nel giorno in cui è massimo l’attacco ruffiano e camuffato contro la Repubblica Bolivariana di Venezuela. Un grazie a Marinella per questo scritto che è descrizione di un Paese e del suo popolo in un giorno che rimarrà da ricordare.

Che viva il Venezuela ed il suo popolo orgoglioso.

VOCI DA CARACAS 23 febbraio

Davanti ai tamburi di guerra, a Caracas la vita si svolge normalmente, non si respira affatto aria di guerra, ma il popolo bolivariano è mobilitato in permanenza. Del resto due milioni di persone si sono “arruolate” nella milizia bolivariana, pronte a difendere il paese….

La manifestazione chilometrica del 23 febbraio: Maduro è proprio solo!
Un mare di magliette e berretti rossi. Giovani di…tutte le età hanno sfilato in una manifestazione chilometrica sotto il sole; a percorrerla tutta dal fondo alla cima, ci si rendeva conto della pacifica allegra fermezza del popolo bolivariano. Invincibile, probabilmente. «Ecco il popolo di Chavez, che non è morto ma è diventato milioni» diceva una donna, mentre un attivista con gli occhiali truccati da occhi di Chavez reggeva un cartello «L’ONU fermi l’aggressione al Venezuela».

Maduro dal palco
In un lungo discorso dal palco, apparentemente senza particolari misure di sicurezza, il presidente Maduro, annunciando fra l’altro la rottura delle relazioni diplomatiche con la Colombia, ha detto fra l’altro: «Contro tutto questo odio, vogliamo la pace, ma con l’indipendenza»; «Trump vuole usare l’aiuto umanitario per invaderci? Siamo noi a difendere il diritto internazionale che vieta l’ingerenza, e i diritti umani»; «Sì c’è crisi, ma abbiamo forse ridotto le misiones sociali, abbiamo forse tolto le pensioni, eliminato i sussidi alimentari?»; «Che succederebbe se la marionetta Guaidò e i suoi arrivassero a governare qui? Lo immaginate?». Continua a leggere

Di ritorno da Damasco

Damasco 003Come membri del CCLGM abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla Missione in Siria organizzata dal Consiglio Mondiale della Pace e dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Durante i 3 giorni trascorsi a Damasco, dal 29 al 31 ottobre, abbiamo incontrato importanti personalità della politica siriana che ci hanno spiegato la storia del Paese, le cause della guerra e la situazione attuale.

Le autorità siriane che abbiamo incontrato hanno sottolineato l’importanza della storia millenaria del Paese, rivendicando la propria lotta contro la colonizzazione sia storica che moderna ed il sostegno alla lotta palestinese come fondamento dello Stato siriano moderno. Non a caso nello stemma del Partito Baath è presente la bandiera palestinese.

Siamo stati ospiti dell’Assemblea Nazionale: uno dei primi parlamenti della regione fondato nel 1920, le ultime elezioni del 2014 hanno dato vita ad un governo pluripartitico, nonostante il 65% dei deputati siano del Partito Baath, quindi sarebbe stato legittimo formare un governo monocolore. Il sistema politico è semipresidenziale.

Ci è stato spiegato come la guerra che si combatte in Siria dal 2011 sia parte di un conflitto più ampio che riguarda tutto il mondo. Questo punto è stato ribadito in tutti gli interventi dei partecipanti alla Missione, che hanno ringraziato il popolo ed il governo siriano per aver ottenuto la prima vittoria sull’imperialismo dai tempi della guerra del Vietnam. I delegati, venezuelani e cubani in particolare, hanno più volte rivendicato la lotta della Siria come la propria, poiché combattuta contro lo stesso nemico.

Il Ministro degli esteri ha detto che gli USA in Siria combattono contro tutti meno che Daesh (ISIS), mentre solo la Siria e i suoi alleati combattono contro il terrorismo, denunciando il ruolo ondivago delle Turchia sulla smilitarizzazione di Idlib. A seguito degli accordi di Sochi si sta creando un Comitato costituzionale improntato al dialogo intersiriano che però al momento è in fase di stallo.

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