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Solidarietà concreta in sostegno a Cuba

Cari amici e compagni, stiamo partecipando alla raccolta delle donazioni organizzata dall’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba (AICEC) e dal Coordinamento Nazionale dei Cubani Residenti in Italia (CONACI) per la “Lucha contro la COVID”.

Come sapete Washington, in modo criminale e disumano, sta provando a strangolare definitivamente la nostra Cuba, attraverso il bloqueo al quale mesi fa Donald Trump ha aggiunto ben 243 misure restrittive ulteriori; al tempo stesso la nuova amministrazione Biden tenta di sfruttare questa difficilissima situazione in cui ha messo Cuba per finanziare e fomentare una nuova “rivoluzione colorata”.

Ci rivolgiamo quindi a voi, poiché vogliate esprimere una solidarietà concreta contro le intenzioni di Washington che assedia il popolo cubano. Così come il popolo cubano ha manifestato nell’isola a sostegno del proprio governo, anche noi possiamo dargli un segno tangibile di vicinanza e appoggio.

Nel corso degli anni abbiamo visto i cubani, attraverso la brigata Henry Reeve, recarsi in Africa per combattere l’ebola, così come venire da noi in quel di Crema per mettere la loro conoscenza a nostra disposizione, in uno dei momenti più bui della nostra storia, visto che noi non avevamo familiarità con vere epidemie.

Per sostenere Cuba in questo difficile periodo diamo indicazione di effettuare un bonifico presso l’IBAN di AICEC che è il seguente:

Associazione AICEC
Causale: Donazione da Comitato Contro La Guerra Milano per “Lucha contro la COVID”
Iban: IT55U0200801104000106191267
Banca: UniCredit banca

Per chi volesse invece fare in altro modo lasciamo questo numero di cellulare: 3381208325 (Marcello)

Per vostra maggiore conoscenza di seguito il link in cui trovare ulteriori informazioni:
https://www.sanogiustosolidale.it

Ecco le impressioni sul presidio al Consolato di Cuba

Ecco le impressioni sul presidio al Consolato di Cuba di giovedì 15 luglio: un pomeriggio strano

Circa l’arrivo dei gusanos di San Isidro vicino al Consolato di Cuba a Milano, la prima impressione è quella che si può avere in corrispondenza di altre “rivoluzioni colorate”. Sono in prevalenza giovani, con “modelli” trasferitigli che sono subito visibili dall’atteggiamento, dal vestiario e insomma da quella colonizzazione culturale nord-americana che si vorrebbe espandere ben oltre l’oceano Atlantico.
Durante il loro presidio si è osservata una notevole vitalità. Nel loro ambiente si parla male dei comunisti, di progressisti come Morales ed altri leader del Latinoamerica, si insulta Che Guevara e viene tirato in ballo persino Giuseppe Stalin; argomenti questi che appartengono a deputati e senatori di Washington, i quali portano avanti questa politica in quel di Miami.
Non solo i loro cartelli invocavano tra l’altro l’intervento umanitario di tipo jugoslavo, ma li si è uditi richiedere a gran voce l’intervento militare verso l’isola di Cuba. Non una parola sul vaccino Soberana, non una su Abdala, si sono invece fatti un punto d’onore nel parlar male dei medici cubani che, in un momento molto particolare della storia del nostro Paese, come non abbiamo mai vissuto, sono stati visti da noi come l’incarnazione della solidarietà. Né più né meno di come sono stati visti nella bergamasca i russi, salvo poi a mesi di distanza affermare da parte della destra italiana che fossero qui per ragioni tattico-strategiche, le quali avevano a che fare con una “raccolta di informazioni” molto imparentata con lo spionaggio.
Ad un certo punto c’è stato anche il lancio di qualche uovo, giunto quasi sulla soglia del Consolato di Cuba. Non vale la pena spendere molto per descrivere i gesti e le provocazioni messe in atto dagli “amici di San Isidro”.
Dopo essere andati a presidiare il Consolato di Cuba abbiamo notato che, a voler essere buoni, ci sono stati troppi problemi proprio per noi che eravamo lì a portare la nostra solidarietà. Proprio per questo rivolgeremo all’Ufficio di Gabinetto della Questura di Milano alcune domande che stanno dentro questo quadro: circa tre settimane fa nell’assemblea dell’ONU ben 184 nazioni si sono pronunciate per la fine dell’embargo. Noi stiamo con loro.
Crediamo inoltre che una barbarie come questa, in tempo di epidemia, non faccia altro che confermare la “fama” degli Stati Uniti come falsi difensori dei diritti umani e veri predatori, votati all’aggressione e alla rapina, anche attraverso lo strangolamento di una piccola isola come Cuba, con l’intento di suscitare ribellioni alle condizioni durissime causate da imposizioni esterne, proprio quelle di Washington. Dunque noi in solidarietà con Cuba, gli “amici di San Isidro” invece no; loro con un piglio aggressivo contro il Consolato di Cuba a Milano.
A questo punto vogliamo dire che non ci hanno convinto alcune cose del pomeriggio di giovedì 15 luglio. Teniamo a precisare che non ci riferiamo agli uomini dello Stato presenti sul posto. Non sono stati loro infatti a prendere le decisioni, le quali a nostro avviso non hanno giovato a scongiurare il pericolo che qualche esagitato potesse rivolgere gesti inconsulti ai danni dell’ingresso del Consolato di Cuba.
Non lasceremo la questione inevasa perché, così come da parte nostra c’è stato senso di responsabilità, visti i tempi che corrono, crediamo di avere il diritto costituzionalmente garantito di esprimere il nostro pensiero solidale davanti al Consolato di Cuba, chi ha lanciato uova erano altri…
Ben 184 governi pensano che occorra porre fine alle sanzioni che strangolano Cuba, noi la pensiamo allo stesso modo. Le questioni di ordine pubblico non si sono acuite pur essendo arrivati gli “amici di San Isidro” a soli 20-25 metri dal Consolato di Cuba. Sappiamo che sono finanziati da Washington e così, come desideriamo la sovranità piena per il nostro Paese, crediamo proprio per questo che Cuba abbia pieno diritto alla sua.
Un pomeriggio strano quello di giovedì 15 luglio. Ci sono altre questioni infatti sul tappeto, ma come è buon uso e costume classico, le tratteremo in luogo opportuno e tempo debito.
Stiamo in contatto.

Comitato Contro La Guerra Milano,
16 luglio 2021

Presidio al Consolato di Cuba a Milano, giovedì 15 luglio 2021

Dopo l’annuncio degli amici di “San Isidro” vicini agli ambienti di Miami, abbiamo pensato bene di andare al Consolato di Cuba a Milano. Siamo arrivati immediatamente dopo altri che avevano avuto la nostra stessa idea, intorno alle 14.20. Successivamente diremo alcune delle impressioni che abbiamo raccolto sul posto.

Il Caesar Act: l’ultimo attacco occidentale alla Siria non è partito da un aereo

Mentre la Siria lotta per riprendersi da oltre un decennio di conflitto imposto dagli Stati Uniti, il Paese deve affrontare una nuova minaccia mortale dovuta alle pesantissime sanzioni previste dal Caesar Act.

Eva Bartlett, 19 giugno 2020

Talib Mu’alla ha prestato servizio nell’esercito arabo siriano prima di essere ferito ad Aleppo nel 2014. Mentre lo ascoltavo descrivere le numerose ferite ricevute  mi è sembrato incredibile che fosse sopravvissuto.

“Una ferita da proiettile al petto, una allo stomaco e tre alla spina dorsale. Il petto, lo stomaco e l’intestino sono stati lacerati e ho perso un rene. Mi hanno sparato anche alla parte destra della faccia” ha raccontato. “Sono entrato in coma per 25 giorni, poi mi sono svegliato per alcuni giorni e sono entrato di nuovo in coma per altri 16 o 17 giorni. Mi ci sono voluti due anni per poter tornare a camminare.”

Talib è stato dimesso dall’esercito dopo le ferite riportate e da allora si è unito a un corpo ausiliario dell’esercito. “Dal 2011 ad oggi non mi sono tolto l’uniforme. E non la toglierò finché la guerra non sarà finita”, ha detto.

I mostri dei media

Come conseguenza della guerra in Siria ci sono state perdite incommensurabili: la distruzione di luoghi storici come Palmira, Maaloula (l’antico villaggio aramaico a nord-est di Damasco), i suq di Aleppo. Interi quartieri cittadini sono stati distrutti durante la lotta al terrorismo. I suq di Aleppo venivano restaurati con cura quando sono andata in Siria a marzo. Tuttavia c’è ancora molto da ricostruire e a causa del Caesar Act tutto è diventato più difficile.

Più spaventosa della distruzione dei luoghi storici della Siria è la perdita umana sia civile che militare. Per quanto riguarda quest’ultima poco interesse  è stato riservato dalla stampa occidentale alla morte e alla mutilazione dei membri dell’esercito nazionale siriano. Al contrario l’Esercito arabo siriano viene ritratto dai media occidentali e dai politici occidentali come degli assassini e dei teppisti appartenenti al presidente Assad e non alla Siria.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità e in effetti innumerevoli video e aneddoti di soldati siriani che mettono le loro vite in pericolo per proteggere e salvare i civili dai terroristi sono disponibili per chiunque desideri vederli. L’esercito siriano è un esercito di leva ma include anche soldati di carriera e uomini e donne che si sono uniti a esso volontariamente per difendere il loro paese.

Lo scorso agosto ho intervistato il capo dell’amministrazione politica dell’esercito arabo siriano, il generale Hassan Hassan. Egli ha osservato che l’esercito siriano “include in ciascuna delle sue formazioni soldati di tutti i governatorati siriani senza eccezioni”. Ciò sfida la rappresentazione dei media occidentali dell’esercito siriano come “l’esercito di Assad” o l’affermazione che  coloro che combattono i “ribelli” (i terroristi) provengano soltanto dalla setta alawita. Questo tipo di affermazioni vengono fatte nel tentativo di creare l’illusione che in Siria siano il presidente Assad e le “sue forze”  a combattere contro i sunniti disillusi, un’affermazione del tutto falsa.

Questo settarismo esiste in gran parte nelle menti di coloro che sostengono il terrorismo in Siria siano essi leader sauditi, turchi, qatarioti o occidentali.

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Lettera aperta al governo degli Stati Uniti e alle Nazioni Unite

Appoggiamo e condividiamo la raccolta firme del U.S. Peace Council contro le sanzioni statunitensi in tempi di COVID-19.

USPC

Lettera aperta al governo degli Stati Uniti e alle Nazioni Unite

U.S. Peace Council, 6 aprile 2020

Signor Donald J. Trump
Presidente degli Stati Uniti

António Guterres
Segretario Generale delle Nazioni Unite

La diffusione globale di COVID-19 ha messo in luce la pratica illegale e immorale di imporre misure coercitive unilaterali (sanzioni economiche) da parte del governo degli Stati Uniti contro più di trenta nazioni. Il governo degli Stati Uniti sta ora approfittando della disattenzione pubblica causata dalla pandemia per intensificare le sue azioni militari contro le nazioni colpite.

La guerra economica contro quelle nazioni aveva già provocato inimmaginabili sofferenze ai popoli delle nazioni colpite, anche prima della pandemia di COVID-19.

Con la devastante pandemia globale, i Paesi interessati – in particolare Venezuela, Cuba, Iran, Siria e Zimbabwe – stanno incontrando difficoltà proibitive per proteggere e salvare la vita dei propri cittadini di fronte all’attuale emergenza globale. Queste sanzioni costituiscono crimini contro l’umanità.

Come cittadino del mondo preoccupato, invito il governo degli Stati Uniti a:

1. Porre immediatamente fine alle sue sanzioni economiche contro tutti i Paesi interessati.

2. Sbloccare le attività finanziarie e i conti bancari dei Paesi interessati in modo che possano acquistare e ricevere cibo, medicine e attrezzature mediche e forniture necessarie per combattere la pandemia.

3. Fermare tutte le minacce e le azioni militari contro i Paesi presi di mira, così come a far rientrare le navi da guerra della Marina degli Stati Uniti spedite in Venezuela con il falso pretesto della “Guerra alla Droga”.

4. Ritirare l’accusa infondata di “traffico di droga” contro il Presidente Nicolás Maduro e altri funzionari del governo del Venezuela.

5. Rispettare la richiesta del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, di un cessate il fuoco globale.

Chiedo al Segretario Generale delle Nazioni Unite e ai principali organi delle Nazioni Unite di invocare gli articoli della Carta delle Nazioni Unite per esigere il rispetto del diritto internazionale da parte del governo degli Stati Uniti.

Chiedo inoltre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di revocare tutte le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro tali Paesi.

FIRMA L’APPELLO: https://uspeacecouncil.org/4724-2/

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano