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Alcune domande sulla liberazione di Silvia Romano

di Marinella Correggia
[da SibiaLiria]

>>>ANSA/SILVIA ROMANO IN ITALIA, SORRISI, MASCHERINA E VESTE ISLAMICAIn margine al ritorno in patria della milanese Silvia Romano rapita in Kenya, alcune sommesse domande paiono legittime:

1. Quanti africani saranno uccisi dai jihadisti con i soldi italiani di un ennesimo riscatto? Perché poi i cocci rimangono sempre là, in questo caso in Africa, dove ne hanno già tanti. Ecco un’utile lettura:

2. Se si vuole operare una vera restituzione internazionale, perché non si dà lavoro al personale locale? Dappertutto ci sono tante persone competenti. E anche stranieri, ma che si trovano in loco da tempo; missionari o laici che siano. O persone che hanno competenze introvabili sul posto (un caso difficile). C’è proprio bisogno di nuovi arrivi di principianti che poi, come successo in passato in paesi mediorientali (e in Africa con turisti) devono essere liberati?

3. Quanti favori dovrà restituire l’Italia al macellaio Erdogan visto che sono stati i servizi segreti turchi a fare da tramite per il riscatto e il successivo rilascio della Romano nel Corno d’Africa?

4. E appunto: come mai in Africa la collaborazione è venuta da Ankara? Chiarissimo: https://it.insideover.com/politica/erdogan-africa-somalia-silvia-romano.html

5. Qualcuno ricorda ancora che senza la Turchia di Erdogan a fare da autostrada a decine di migliaia di jihadisti, la Siria non sarebbe stata distrutta?

Marinella Correggia

Il punto sull’attacco mercenario contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela

Domenica 10 maggio 2020 – Comitato Contro La Guerra Milano

ImgAll’alba della scorsa domenica 3 maggio, un gruppo di 10 mercenari pesantemente armato proveniente dalla Colombia con veloci imbarcazioni, è stato affrontato e smantellato dalle forze speciali della Polizia Bolivariana (FAES) e da reparti della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), mentre cercava di sbarcare presso Macuto, a pochi chilometri dall’aeroporto internazionale di Caracas e dal porto di La Guaria, nella regione di Vargas. Questo è stato il primo atto della cosiddetta “Operazione Gedeòn”. Tale azione aveva lo scopo di eliminare il Presidente Nicolas Maduro, i suoi più stretti collaboratori, tra cui Diosdado Cabello, i generali dello stato maggiore della Forza Armata Nazionale Bolivariana e attaccare le istituzioni del Paese con l’obbiettivo di distruggere l’ordine costituzionale vigente. In ogni suo aspetto: politico, istituzionale, economico, giuridico, sociale e militare.

Lunedì 4 maggio una seconda imbarcazione è stata intercettata e neutralizzata sulle coste della regione di Aragua (regione confinante con Vargas), in località Chuao con 8 mercenari a bordo, tra cui il figlio dell’ex generale Baduel (ex ministro della difesa del governo Chavez, in carcere dal 2009 per corruzione ed organizzazione di un golpe militare), due mercenari statunitensi contrattati dalla SilverCorp (agenzia di mercenari di cui parleremo più avanti) ed ex Berretti Verdi delle forze speciali dell’esercito statunitense, il comandante sul campo dell’operazione capitano Sequea, disertore venezuelano e protagonista, insieme a Leopoldo Lopez e Juan Guaidò del fallito colpo di stato del 30 aprile 2019 dove provarono a prendere l’aeroporto militare de La Carlota a Caracas.

L’operazione denominata “Operazione Negro Primero” per smantellare questo nuovo tentativo terroristico di abbattimento del legittimo Governo venezuelano, è tuttora in corso sotto ogni punto di vista: civico-militare,investigativo, giudiziario. La cellula terrorista sembra fosse formata da 54 mercenari divisi sulle due imbarcazioni, 10 sulla prima e 44 sulla seconda. Dovrebbero essere tutti disertori della polizia e dell’esercito bolivariano, tranne i due statunitensi che sono stati anche i loro istruttori militari nei campi di addestramento in Colombia.
Dal primo tentativo di sbarco presso Macuto di domenica 3 maggio ad oggi, sono 8 i terroristi abbattuti e 31 gli arrestati (catturati in varie località della costa tra Aragua e Vargas nei giorni successivi), tra cui anche alcuni complici che li attendevano sulla costa venezuelana. Sono state anche sequestrate armi da guerra ed equipaggiamenti militari. Saranno giudicati dal tribunale penale civile con le seguenti imputazioni:
-cospirazione in complicità con governo straniero
-terrorismo
-tradimento alla patria
-ribellione
-traffico illecito di armi da guerra
-finanziamento al terrorismo
-associazione a delinquere
Ai due mercenari statunitensi non verranno contestate le imputazioni di tradimento alla patria, ribellione e finanziamento al terrorismo.

Altri 4 mercenari sono stati catturati nella giornata di sabato 9 maggio sulle montagne tra la costa di Aragua e Vargas.

Dalle indagini in corso si sta sempre più delineando la gravità del quadro. Questa è la ragione principale per cui il nostro “mainstream” sta censurando il tutto. Semplicemente dovrebbero smentire ciò che per anni hanno raccontato agli italiani sul Venezuela.

Le prove e le confessioni raccolte sono già così ampie, che il Venezuela denuncerà gli USA alla Corte Penale Internazionale, alle Nazioni Unite e al Movimento dei Paesi Non Allineati(MNOAL), come il Paese che ha ordinato, pianificato e appoggiato l’azione dei terroristi. Inoltre non ci sono dubbi sul ruolo complice svolto dal governo colombiano. Anche la Colombia sarà denunciata alla Corte Penale Internazionale. Si sta indagando anche sull’eventuale coinvolgimento del Brasile.

Già nei mesi scorsi durante una sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite, il Venezuela aveva fornito al governo di Ivan Duque le coordinate dei 3 campi in Colombia dove si stavano addestrando i mercenari. Nulla è stato fatto dalle autorità di Bogotà. I prigionieri hanno confessato che il governo colombiano sapeva tutto e ha fornito aiuto logistico. Alcuni organi d’informazione colombiani stanno ipotizzando la liberazione di alcuni narcotrafficanti in cambio di aiuti finanziari e logistici all’”Operazione Gedeon”.
A rafforzare questa ipotesi ci sono anche le confessioni dei prigionieri: in procinto di salpare per il Venezuela sono stati ospitati ed accolti nella tenuta del noto narcotrafficante Elkin Javier Lopez Torres detto “Doble Rueda” (“Doppia Ruota“ perché costretto sulla sedia a rotelle dopo aver subito un attentato). Avrebbe dovuto trovarsi in carcere per scontare la sua pena, in realtà era libero e tra i finanziatori dell’operazione.

La stessa DEA (Drug Enforcement Administration, l’agenzia anti-droga degli Stati Uniti) è coinvolta. Josè Alberto Socorro Hernandez detto “Pepero”, agente DEA venezuelano arrestato lo scorso 3 maggio a Macuto (luogo del primo sbarco da parte del gruppo mercenario), ha confessato che la DEA si è occupata di trovare una parte dei finanziamenti dell’”Operazione Gedeon” tra i narcotrafficanti colombiani , ha organizzato l’accoglienza dei terroristi in Venezuela, si è occupata della fornitura di pick-up blindati con porta mitragliatrici pesanti (sequestrati a Macuto la stessa notte del 3 maggio) e ha organizzato un’azione di “distrazione” avvenuta nella notte del 3 maggio scorso a Petare, un popoloso quartiere nell’est di Caracas: hanno inscenato uno scontro a fuoco tra due bande rivali criminali, con il fine di concentrare a Petare la Polizia Nazionale Bolivariana ed avere l’accesso libero per lo sbarco.

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Documento della Segreteria del WPC

Documento della Segreteria del World Peace Council (Consiglio Mondiale per la Pace)

Dichiarazione di condanna della decisione degli Stati Uniti contro il Venezuela

Giovedì, 26 marzo 2020

maduroIl World Peace Council (WPC) condanna con fermezza la decisione del procuratore generale degli Stati Uniti, per conto dell’amministrazione statunitense, di annunciare accuse penali contro il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela e altri funzionari di alto rango, con il pretesto della loro presunta partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti.

Il procuratore generale degli Stati Uniti minaccia di inserire la Repubblica Bolivariana del Venezuela nella lista degli Stati che “sponsorizzano il terrorismo”. Questa decisione dell’amministrazione USA non solo costituisce una nuova escalation di provocazioni, sanzioni e interferenze contro un Paese sovrano, ma dimostra anche l’approccio cinico e arrogante degli Stati Uniti, che stanno utilizzando il momento critico della pandemia di COVID-19 in tutto il mondo, per imporre ulteriori nuove sanzioni al Paese e al suo popolo.

Il popolo venezuelano sta già subendo le sanzioni e le restrizioni imposte dagli imperialisti statunitensi e dai loro alleati dell’UE e del “Gruppo di Lima”, che non hanno permesso al Paese di acquistare medicinali e altri prodotti vitali per più di un anno. Sono le stesse forze che riconoscono un fantoccio autoproclamato come il “leader eletto” senza alcuna legittimità, contro la logica e il diritto internazionale. Inoltre queste stesse forze non consentono al Paese di acquistare nei mercati internazionali attrezzature tecniche e prodotti sanitari per poter rifornire il sistema sanitario nazionale durante la crisi COVID-19.

La nuova decisione odierna degli Stati Uniti che annunciano una taglia di 15 milioni di dollari statunitensi, nella loro veste di “sceriffo mondiale”, per la cattura del legittimo presidente Nicolás Maduro, di funzionari e di ministri del Paese, è senza precedenti, arbitraria e nulla.

Il WPC esprime la sua profonda solidarietà al popolo venezuelano, alle forze antimperialiste e amanti della pace nella loro lotta sia per difendere il diritto sovrano di scegliersi il proprio leader e il proprio destino senza alcuna ingerenza straniera, sia di potersi difendere dall’aggressione, dalle interferenze e dalle provocazioni dell’imperialismo.

Chiediamo a tutti i membri e amici del WPC di rafforzare le azioni di solidarietà con il popolo venezuelano e di pianificare per il 19 aprile, Giornata Internazionale di Solidarietà con la Repubblica Bolivariana del Venezuela, azioni di protesta contro le minacce imperialiste per rafforzare la solidarietà con il popolo venezuelano in coordinamento con la nostra organizzazione in Venezuela (il Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace – COSI)

Segreteria del WPC, 26 marzo 2020

Per Zakharchenko, ucciso dai nazisti di Kiev e dalla NATO

MILANO, PRESIDIO MARTEDÌ 4 SETTEMBRE ORE 18.30

IN PIAZZALE LORETO DAVANTI ALLA STELE DEI 15 MARTIRI

ZakharchenkoCon l’assassinio di Aleksandr Zakharchenko, Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk eletto nel 2014 con oltre il 75% dei consensi, la Resistenza in Donbass subisce un ennesimo duro colpo da parte delle forze neonaziste di Kiev insediatesi in seguito al golpe ucraino partito con Euromaidan nel 2013. Stati Uniti e NATO hanno diretto e sostenuto il golpe, con il benestare della Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale, del noto guerrafondaio senatore neocon John McCain, defunto in questi giorni, e del “filosofo” sionista Bernard-Henri Levy.

Mentre è conosciuto nel nostro Paese l’appoggio istituzional-diplomatico arrecato al governo di Kiev dai ben noti Gianni Pittella, parlamentare europeo del PD, Emma Bonino, eletta per il Senato con la lista “Più Europa”, Lia Quartapelle, eletta alla Camera dei Deputati per il PD.

L’attentato contro Zakharchenko, ucciso da un’esplosione in un bar del centro di Donetsk, nel tardo pomeriggio del 31 agosto, segue l’assassinio di altri uomini, molto amati nel Donbass, come Givi (2017), Motorola (2016), Mozgovoj (2015).

Il Comitato Contro La Guerra Milano invita quindi le organizzazioni democratiche, i sinceri antifascisti amanti della pace e soprattutto i lavoratori a portare il loro saluto martedì 4 settembre alle 18.30 in piazzale Loreto, angolo via Andrea Doria, davanti alla Stele dei 15 Martiri, dove ricorderemo i Caduti per la Resistenza del Donbass.

Consapevoli che il “lavoro sporco” sta accelerando proprio in queste ore anche in Siria, una pressione pericolosa, dunque, che va dalla Siria al Donbass spingendosi verso Est, come dire Russia e Iran.

Perché la guerra è contro i lavoratori e tocca ai lavoratori fermarla.

COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO
FB facebook.com/comitato.milano.5
E-MAIL comitatocontrolaguerramilano@gmail.com
CELL. 338-3899559

Locandina Zakharchenko

Comunicato

Il Comitato Contro la Guerra Milano condanna il vile attentato contro il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ed esprime la propria solidarietà al governo e al popolo venezuelano.

Così come espresso all’esito delle elezioni venezuelane svolte il 15 ottobre 2017 [1] e all’assemblea tenuta all’Università degli Studi di Milano il 18 novembre 2017 [2] con la votazione del documento in solidarietà al governo venezuelano, ribadiamo anche in queste ore il sostegno incondizionato al governo di Maduro, erede del comandante Hugo Chavez.

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