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Comunicato

Il Comitato Contro la Guerra Milano condanna il vile attentato contro il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ed esprime la propria solidarietà al governo e al popolo venezuelano.

Così come espresso all’esito delle elezioni venezuelane svolte il 15 ottobre 2017 [1] e all’assemblea tenuta all’Università degli Studi di Milano il 18 novembre 2017 [2] con la votazione del documento in solidarietà al governo venezuelano, ribadiamo anche in queste ore il sostegno incondizionato al governo di Maduro, erede del comandante Hugo Chavez.

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Comunicato del CCLGM sulla Palestina

446536474_109814Il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, avvenuto in seguito alla dichiarazione di Trump di riconoscere la capitale palestinese come capitale dello “Stato ebraico”, è un duro colpo all’indipendenza della Palestina nonché alla stabilità di tutto il Medio Oriente.

Lo scenario che si presenta a un secolo dall’accordo Sykes-Picot (1916) e dalla dichiarazione Balfour (1917) è devastante, con il 90% del territorio palestinese strappato ai suoi legittimi abitanti, la Striscia di Gaza ridotta alla fame e le guerre scatenate negli ultimi decenni contro i Paesi panarabi, storici alleati e difensori della Palestina: Iraq, Libano, Siria, Yemen e Iran.

Queste aggressioni sono sempre state caratterizzate dall’intesa tra gli USA e Israele, con l’asservimento di Stati privati della propria sovranità militare ed economica, con il sostegno dell’Unione Europea la cui politica estera è dettata dalla NATO a guida USA e dagli interessi delle maggiori potenze colonialiste come Francia e Gran Bretagna. In questo quadro l’Italia ha l’infame ruolo di “rampa di lancio” per gli attacchi in Africa e Medio Oriente e per le ingerenze che puntano ad accerchiare militarmente la Russia e intimidire la Cina.

Chiediamo ai più sinceri antimperialisti di collegare quanto accade in Medio Oriente con la strategia di dominio che ha impoverito l’America Latina “cortile di casa di Zio Sam”, accerchiato commercialmente Cuba e che punta a cancellare l’emancipazione bolivariana dal Venezuela e dalla Bolivia. La strategia di dominio che, come già al tempo del Vietnam, arriva oggi a mostrare i suoi artigli contro la Corea Del Nord.

Non può sfuggire il fatto che Cuba e Venezuela abbiano da decenni rapporti di amicizia con la Siria e con l’Iran, che i loro comunicati esprimano reciproca solidarietà e vicinanza di fronte all’aggressione imperialista che si sta avvalendo di ogni mezzo, compreso il terrorismo jihadista. Non si può ignorare le parole e gli aiuti che questi “Stati canaglia” rivolgono con ammirazione alla resistenza palestinese, così come i comunicati di solidarietà che tutte le organizzazioni palestinesi stanno rivolgendo a questi Stati in questi giorni.

È giusto dunque, considerando le peculiarità di ogni Stato, non perdere di vista il quadro complessivo, all’interno del quale sta la Siria antisionista e antimperialista, da sempre amica del popolo palestinese; per questo la distruzione della Siria colpisce anche il popolo palestinese, che sta dando il suo contributo a difenderla.

Queste le ragioni per cui il Comitato Contro la Guerra Milano sabato 19 maggio, alle 17, sarà in piazza San Babila per manifestare in sostegno del popolo palestinese.

Comitato Contro la Guerra Milano
17 maggio 2018

Bandiera siriana: perché due stelle verdi e non tre rosse

La bandiera ufficiale della Repubblica Araba di Siria è il tricolore rosso-bianco-nero con 2 stelle verdi. Mentre la bandiera utilizzata dai cosiddetti ribelli è un tricolore verde-bianco-nero con 3 stelle rosse che rappresentano le 3 principali province siriane, nata in sostituzione della bandiera coloniale con l’effige della Francia. La bandiera con 3 stelle fu adottata dal 1932 al 1958: un periodo complesso che comprende il Mandato Francese (inclusa la Repubblica di Vichy), la seconda guerra mondiale, l’indipendenza del 1946, la guerra arabo-siriana del 1948, la crisi di Suez del 1956 ed il conseguente trattato militare con l’Unione Sovietica.

Nel 1958 fu proclamata la Repubblica Araba Unita, unione fra Siria ed Egitto, che si proponeva di coinvolgere anche altri stati della regione in uno spirito panarabo orientato al socialismo. Presidente era Nasser, la bandiera: tricolore rosso-bianco-nero con 2 stelle verdi, che rappresentavano Siria ed Egitto. La Siria si distaccò dall’Egitto nel 1961, riadottando la bandiera con “3 stelle” per soli 2 anni, nel 1963 ritornò alla bandiera con 2 stelle verdi, mentre l’Egitto mantenne il nome di Repubblica Araba Unita e la stessa bandiera fino al 1971 (un anno dopo la morte di Nasser).

Entrambe le bandiere hanno i colori del Panarabismo (bianco, nero, verde e rosso) comuni infatti a molti altri paesi della regione, ma rappresentano un’idea molto diversa di Stato. Quella con 3 stelle nata nel periodo coloniale, rivolgendosi alle sole province siriane implicitamente riconosce le linee sulla sabbia di Sykes-Picot, mentre le 2 stelle verdi di Nasser travolgono le linee coloniali insieme alla logica liberista.

Dopo Nasser fu Gheddafi il principale promotore del Panarabismo di ispirazione socialista riuscendo ad unire Siria, Egitto e Libia nella Federazione delle Repubbliche Arabe istituita tramite i Referendum che si svolsero in ognuno dei 3 paesi nel 1972. I membri della Federazione adottarono una bandiera differente dalle precedenti; la Federazione durò solo fino al 1977, ma la Siria ne mantenne la bandiera fino al 1980, quando tornò a quella attuale con 2 stelle verdi. Nel 1981 Sadat, altro firmatario della Federazione, venne assassinato dai Fratelli Mussulmani.

Non stupisce dunque che i cosiddetti ribelli moderati utilizzino la bandiera con le tre stelle rosse. Vorremmo sapere invece come ai sostenitori di questi ribelli, che sono notoriamente legati al terrorismo islamista, di cui i Fratelli Mussulmani sono una colonna portante, sia permesso di scorrazzare tranquillamente in eventi pubblici come ad esempio il corteo del 25 Aprile a Milano.

 

Nelle foto a sinistra è rappresentata la collocazione dei comunisti medio orientali che, come siriani o membri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, stanno con il governo della Siria, in contrasto all’aggressione degli USA, della UE e delle petromonarchie.

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Qui sopra a destra è rappresentata la collocazione del PD, con l’onorevole Bersani che appare in un comizio dove è esposto il drappo con le 3 stelle rosse dei cosiddetti “liberi ribelli”, la cui sigla è FSA (Free Syrian Army), sostenuti dagli USA, dalla Turchia, dalla UE, e dalle petromonarchie.

 

Qui in basso a sinistra lo stesso drappo con 3 stelle rosse accanto a una bandiera dell’Isis, a destra il drappo con le 3 stelle rosse del FSA a fianco di una bandiera israeliana.

USA, Israele ed Isis sono inestricabilmente coinvolti nel tentativo di annichilire la Siria.

Appare con chiarezza quanto il PD sia invischiato in questo sanguinoso groviglio, ci ripromettiamo di tornare sull’argomento, certamente non spinti da una volontà che sia rivolta contro questo partito in particolare, bensì per portare un contributo a beneficio della chiarezza, il che di questi tempi non è poco.

Distruzione di un vero ospedale in Siria. A qualcuno interessa vedere un video?

Continuano a dilagare su Tv e giornali le accuse a senso unico contro l’aviazione siriana e russa che avrebbero distrutto l’ospedale Al Quds ad Aleppo con molti morti fra i quali “l’ultimo pediatra rimasto”. Come al solito non si dà spazio a ipotesi diverse e alle smentite secche da parte dei “colpevoli”. Né si sa ancora se l’ospedale fosse nascosto e non segnalato (come nel caso di febbraio).

Riportiamo a tal riguardo una testimonianza proveniente da Aleppo; è di Nabil Antaki, medico, dei Fratelli Maristi, intervistato telefonicamente, il 1 maggio 2016,  dalla giornalista Silvia Cattori.

Da tre giorni i media accusano il «regime di Assad» di aver bombardato e distrutto un ospedale sostenuto da Medici senza frontiere. Non c’è mai stato un ospedale di MSF ad Aleppo, nell’Est di Aleppo, dove avrebbe operato “l’ultimo pediatra rimasto in città”. Eppure abbiamo ancora molti pediatri qui in città. L’ospedale Al Quds menzionato non è sulla lista degli ospedali siriani realizzata prima della guerra dal ministero della Salute. Dunque, se esiste, è venuto dopo. Questo mostra bene che, per i media, conta solo questa sacca occupata dai ribelli, e che i tre quarti della città amministrati dallo Stato siriano, dove ci sono ancora diversi pediatri, non contano. Per quanto riguarda gli ultimi avvenimenti, constato che i media main stream continuano a mentire per omissione. Fin dall’inizio della guerra ad Aleppo, 4 anni fa, non riferiscono i fatti nel loro insieme.

“Qui ad Aleppo siamo disgustati dalla loro mancanza di imparzialità e oggettività. Parlano solo delle sofferenze e delle perdite di vite umane nella zona Est della città, controllata da Al Nusra, un gruppo terrorista affiliato ad Al Qaeda, che si continua a definire «ribelle», un modo per rendersi rispettabile. E restano muti sulle perdite e le sofferenze sopportate quotidianamente nei nostri quartieri occidentali, a causa dei tiri di mortaio da parte dei terroristi. E non parlano dell’embargo e delle interruzioni totali di acqua ed elettricità che i terroristici ci infliggono.

“Non hanno detto nulla dei bombardamenti continui e delle carneficine che si verificano da una settimana nella parte Ovest della città dove nessun quartiere è stato risparmiato e dove ogni giorno ci sono decine di morti. Queste omissioni sono tanto più rivoltanti se si considera che questi quartieri rappresentano il 75% della superficie di Aleppo e contano 1,5 milioni di abitanti, contro i 300.000 nella parte occupata dai terroristi.

“Quest’informazione monca fa credere che i gruppi terroristi che ci attaccano siano le vittime. Peggio ancora, i media hanno sviato il nostro appello «Salvare Aleppo» lasciando credere che esso esigesse la fine delle ostilità da parte delle «forze di Assad». E’ falso. Del resto, non ci sono «forze di Assad»: ci sono le forze dell’esercito regolare siriano che difendono le Stato siriano.

“I media tradizionali avrebbero potuto almeno avere la decenza di parlare delle stragi provocate dai terroristi. E’ successo anche ieri, venerdì 29, quando uno dei loro tiri ha colpito una moschea all’ora della preghiera.”

Troverà spazio questa testimonianza sui media main stream? Crediamo di no. Come nessuno spazio ha trovato la distruzione dell’ospedale di Aleppo “Al Kindi”, il più grande Centro oncologico del Medio Oriente, fatto saltare in aria dai “ribelli” con due camion bomba. Nessuna notizia, nonostante questo video prodotto proprio dai “ribelli” che riprende l’attentato.

 

Redazione di Sibialiria