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Non stiamo fermi a guardare: mobilitazione contro la guerra! Report e video

Come nelle intenzioni ci siamo ritrovati in Piazza S. Babila. Non ci è stato permesso di muoverci verso la Prefettura.Abbiamo sciolto il presidio. È stato un po’ complicato ma alla fine una “delegazione” ha raggiunto la Prefettura, abbiamo dunque consegnato nelle mani del Capo di Gabinetto la lettera con la quale ci rivolgiamo al Governo. Lettera che vi chiediamo di condividere e rilanciare, poiché il lavoro iniziato dovrà continuare per diffondere questa idea e far tornare a crescere un vero movimento che pretenda dal nostro Paese quella funzione dettata dalla sua Carta Costituzionale e fissata con l’art.11.

lettera al Governo sulla Siria

Breve video della mobilitazione:

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Stati Uniti: “faro della democrazia”

LISTA DEI PAESI IN CUI GLI STATI UNITI HANNO ROVESCIATO O CERCATO DI ROVESCIARE IL GOVERNO DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

004 - USAAzioni poste in essere ai danni di governi sovrani attraverso colpi di Stato militari, atti di guerra, ‘covert ops’ e sostegno ad organizzazioni terroristiche

  • Cina, 1949 fino ai primi anni ’60
  • Albania, 1949-53
  • Germania dell’Est, anni ’50
  • Iran, 1953 *
  • Guatemala, 1954 *
  • Costa Rica, metà anni ’50
  • Siria, 1956-57
  • Egitto, 1957
  • Indonesia, 1957-58
  • Guyana britannica, 1953-64 *
  • Iraq, 1963 *
  • Vietnam del Nord, 1945-73
  • Cambogia, 1955-70 *
  • Laos, 1958 *, 1959 *, 1960 *
  • Ecuador, 1960-63 *
  • Congo, 1960 *
  • Francia, 1965
  • Brasile, 1962-64 *
  • Repubblica Dominicana, 1963 *
  • Cuba, 1959 ad oggi
  • Bolivia, 1964 *
  • Indonesia, 1965 *
  • Ghana, 1966 *
  • Cile, 1964-73 *
  • Grecia, 1967 *
  • Costa Rica, 1970-71
  • Bolivia, 1971 *
  • Australia, 1973-75 *
  • Angola, 1975, anni ’80
  • Zaire, 1975
  • Portogallo, 1974-76 *
  • Argentina, 1976 *
  • Giamaica, 1976-80 *
  • Seychelles, 1979-81
  • Ciad, 1981-82 *
  • Grenada, 1983 *
  • Yemen del Sud, 1982-84
  • Suriname, 1982-84
  • Fiji, 1987 *
  • Libia, anni ’80
  • Nicaragua, 1981-90 *
  • Panama, 1989 *
  • Bulgaria, 1990 *
  • Albania, 1991 *
  • Iraq, 1991
  • Afghanistan, anni ’80 *
  • Somalia, 1993
  • Jugoslavia, 1999-2000 *
  • Ecuador, 2000 *
  • Afghanistan, 2001 *
  • Venezuela, 2002 *
  • Iraq, 2003 *
  • Haiti, 2004 *
  • Somalia, 2007 ad oggi
  • Libia, 2011*
  • Siria, 2012 ad oggi
  • Ucraina, 2014 *

l’asterisco (*) indica la riuscita deposizione di un governo

Da Global Research (Centre for Research on Globalization) Overthrowing Other People’s Governments: The Master List of U.S. “Regime Changes”

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Comunicato del CCLGM sulla Palestina

446536474_109814Il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, avvenuto in seguito alla dichiarazione di Trump di riconoscere la capitale palestinese come capitale dello “Stato ebraico”, è un duro colpo all’indipendenza della Palestina nonché alla stabilità di tutto il Medio Oriente.

Lo scenario che si presenta a un secolo dall’accordo Sykes-Picot (1916) e dalla dichiarazione Balfour (1917) è devastante, con il 90% del territorio palestinese strappato ai suoi legittimi abitanti, la Striscia di Gaza ridotta alla fame e le guerre scatenate negli ultimi decenni contro i Paesi panarabi, storici alleati e difensori della Palestina: Iraq, Libano, Siria, Yemen e Iran.

Queste aggressioni sono sempre state caratterizzate dall’intesa tra gli USA e Israele, con l’asservimento di Stati privati della propria sovranità militare ed economica, con il sostegno dell’Unione Europea la cui politica estera è dettata dalla NATO a guida USA e dagli interessi delle maggiori potenze colonialiste come Francia e Gran Bretagna. In questo quadro l’Italia ha l’infame ruolo di “rampa di lancio” per gli attacchi in Africa e Medio Oriente e per le ingerenze che puntano ad accerchiare militarmente la Russia e intimidire la Cina.

Chiediamo ai più sinceri antimperialisti di collegare quanto accade in Medio Oriente con la strategia di dominio che ha impoverito l’America Latina “cortile di casa di Zio Sam”, accerchiato commercialmente Cuba e che punta a cancellare l’emancipazione bolivariana dal Venezuela e dalla Bolivia. La strategia di dominio che, come già al tempo del Vietnam, arriva oggi a mostrare i suoi artigli contro la Corea Del Nord.

Non può sfuggire il fatto che Cuba e Venezuela abbiano da decenni rapporti di amicizia con la Siria e con l’Iran, che i loro comunicati esprimano reciproca solidarietà e vicinanza di fronte all’aggressione imperialista che si sta avvalendo di ogni mezzo, compreso il terrorismo jihadista. Non si può ignorare le parole e gli aiuti che questi “Stati canaglia” rivolgono con ammirazione alla resistenza palestinese, così come i comunicati di solidarietà che tutte le organizzazioni palestinesi stanno rivolgendo a questi Stati in questi giorni.

È giusto dunque, considerando le peculiarità di ogni Stato, non perdere di vista il quadro complessivo, all’interno del quale sta la Siria antisionista e antimperialista, da sempre amica del popolo palestinese; per questo la distruzione della Siria colpisce anche il popolo palestinese, che sta dando il suo contributo a difenderla.

Queste le ragioni per cui il Comitato Contro la Guerra Milano sabato 19 maggio, alle 17, sarà in piazza San Babila per manifestare in sostegno del popolo palestinese.

Comitato Contro la Guerra Milano
17 maggio 2018

Gli USA uccidono cento soldati dell’Esercito arabo siriano

Rally on Capitol Hill Supports Possible US Military Strike On SyriaMartedì 6 febbraio, 2 giorni fa, José Ramón Balaguer, addetto alle relazioni internazionali per il comitato centrale del Partito Comunista di Cuba, ha sottolineato che Cuba sarà sempre con la Siria, elogiando le vittorie dell’esercito e i suoi sacrifici, la fermezza del popolo siriano e la saggezza della dirigenza siriana che hanno avuto il maggior merito nel fermare il complotto contro la Siria, tenuto conto che la questione siriana ha importanza perché da lì originerà il nuovo quadro mondiale.

Solo dopo poche ore gli USA bombardavano truppe dell’Esercito arabo siriano uccidendo numerosi soldati siriani, ben cento, stando alle dichiarazioni degli USA. Secondo la corrispondente da Istanbul per il TG3 i soldati morti sono il “prezzo” pagato dai siriani che hanno attaccato l’YPG (Unità di Protezione Popolare), sostenuto dagli USA, suoi alleati, poiché “il regime” vorrebbe “mettere le mani” sui ricchi giacimenti di petrolio situati nei pressi di Deir Ezzor.

Facciamo notare che Deir Ezzor è una città della Siria, come potrebbe esserlo Arezzo per l’Italia, dunque la pretesa “inconfessabile” del governo siriano sarebbe quella di riconquistare un giacimento del suo territorio.

La Russia, alleata di Damasco da decenni, ha dichiarato che gli Stati Uniti operano militarmente sul suolo siriano in modo illegale. In queste condizioni è fin troppo evidente che la tensione si acuisca.

Sono quasi 7 anni che la guerra di aggressione imperialista contro la Siria si sviluppa, nell’indifferenza di molti e nella accondiscendenza di troppi, ignorando che, ad esempio, proprio la Palestina subirebbe le più gravi ripercussioni in seguito alla distruzione di Paesi come la Siria o l’Iran. Qui a Milano siamo stati gli unici a ergerci contro l’aggressione degli USA alla Siria, non da leoni della tastiera, bensì organizzando presidi sotto l’unica sede che ha un senso: il Consolato degli Stati Uniti d’America.

Abbiamo le orecchie tese, siamo in ascolto… Mentre scriviamo è la sera di giovedì 8 febbraio. Cento ne sono morti per il loro Paese. Il tempo che trascorre speriamo aiuti a comprendere il valore delle vite di questi soldati siriani. Sappiamo anche che fino ad oggi, di fronte ad altre tragedie siriane, questo non è successo; questa volta però temiamo si sia giunti al livello di guardia. Siamo infatti d’accordo con Cuba che in Siria si stia giocando una drammatica partita che definirà il nuovo ordine mondiale. In questo caso è bene capire cosa stia succedendo, in quel quadrante dal quale provengono riflessi che ci riguardano molto da vicino, anche in tema di immigrazione.

Comitato Contro La Guerra Milano

 

In Iran il collaudato schema di destabilizzazione USA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAOggi in Iran si ripropone il collaudato schema di destabilizzazione che gli Stati Uniti hanno sperimentato da tempo.

Tutti gli avvenimenti di quest’ultimo anno tracciano un ulteriore consolidamento dell’alleanza tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, volto a riaffermare con il fuoco e con il sangue, oltre che con atti di ingerenza nella politica interna di Iran, Iraq, Siria e Libano, il dominio sull’intera regione.

Così, dopo la stipula di contratti per un enorme volume di forniture militari, il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran, il tentativo dell’Arabia Saudita di forzare le dimissioni del presidente libanese Hariri e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti, l’Iran torna ad essere nel mirino della strategia del caos.

Si ripropone il recente copione venezuelano, con i media occidentali che presentano le squadracce violente all’assalto di luoghi pubblici e delle forze dell’ordine, spacciandole per pacifici manifestanti, ribelli contro il “regime tirannico e affamatore”.

Infatti l’effetto delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti viene imputato alla negligenza del governo persiano, giustificando le violenze e minimizzando il largo sostegno popolare al legittimo governo.

Da non sottovalutare come tra le principali preoccupazioni dei “combattenti per la democrazia” vi sia l’oscuramento di internet in Iran, memori del ruolo che i social network hanno avuto nel catalizzare dall’estero le “proteste” durante la cosiddetta Primavera Araba del 2010-2011 e il colpo di Stato in Ucraina del 2014.

Seguiremo i successivi sviluppi della situazione con attenzione, ben consci che la guerra è contro i lavoratori! Dunque no ai governi imperialisti! Giù le mani dalla Siria e dall’Iran!

Comitato Contro La Guerra Milano

Approfondimento: Cuba, Venezuela e le relazioni internazionali con Siria e Iran https://www.facebook.com/comitato.milano.5/photos/a.773452456008814.1073741825.773452409342152/1644874338866617/