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Dichiarazione del World Peace Council sulla recente escalation delle tensioni tra Azerbaigian e Armenia

Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) esprime la sua profonda preoccupazione per la recente escalation delle tensioni tra Azerbaigian e Armenia, causate dalle controversie sui confini nella regione del Nagorno-Karabakh, che hanno già provocato vittime da entrambe le parti, civili compresi. Questo è un conflitto che si protrae da circa 30 anni ed è una questione complessa in cui sono coinvolte indirettamente varie potenze regionali e globali.

Il WPC denuncia e condanna ogni intervento straniero, sia nel provocare ed intensificare la tensione, sia nel partecipare direttamente o indirettamente al conflitto stesso e chiede la fine delle azioni intraprese finora da alcune forze. Non è un segreto che l’area specifica e la regione nel suo insieme siano di interesse geostrategico per i Paesi più potenti e per il controllo delle risorse energetiche e delle vie di comunicazione, così come accade in Medio Oriente, Nord Africa e Mar Mediterraneo orientale.

Il WPC è consapevole della complessa storia del territorio conteso ed è preoccupato delle gravi conseguenze che lo scoppio di un conflitto tra i due Paesi ha per i suoi popoli e per i popoli di una regione già così travagliata. Considerando la possibilità molto reale che un tale conflitto degeneri in una guerra di proporzioni molto maggiori, il WPC chiede:

– Un cessate il fuoco immediato e la fine di tutte le ostilità.
– Un ritorno al dialogo tra le parti interessate per la ricerca di una risoluzione politica e negoziata del conflitto.
– La mobilitazione attiva delle forze di pace nei due Paesi e nella regione per evitare che l’isteria di guerra si diffonda e affinché si promuova la possibilità di una risoluzione pacifica.

Il WPC ritiene che quanto sopra sia l’unica via da seguire nell’interesse dei popoli dell’Azerbaigian e dell’Armenia contro i piani imperialisti e per la pace nella regione.

Atene 28 settembre 2020
Il Segretariato del WPC

Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra Milano

Comunicato congiunto di COSI e CCLGM

IL COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO HA OSPITATO LA VISITA IN ITALIA DEL COMITE’ DE SOLIDARIDAD INTERNACIONAL PER UNA SETTIMANA DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO VENEZUELANO

IMG-20190710-WA0009Nella settimana dal 7 al 15 luglio si sono tenuti diversi incontri con la presenza del Comitato Contro La Guerra Milano (CCLGM) che li ha organizzati, tra Gabriel Aguirre, Segretario Generale del Comitè de Solidaridad Internacional (COSI), le delegazioni di partiti e associazioni che hanno solidarizzato con la lotta del popolo venezuelano (Marx21 il sito internet, Partito Comunista, Sinistra Italiana, Associazione di Amicizia Italia-Cuba, Partito Comunista Italiano, Centro di Iniziativa Proletaria G.Tagarelli (CIP Tagarelli), inoltre Riccardo Olgiati parlamentare membro della III commissione esteri della Camera dei Deputati e Simone Sollazzo Consigliere Comunale di Milano , entrambi membri del Movimento 5 Stelle, il Comitè Milan en Revolucion formato da cittadini ecuadoriani politicamente vicini all’ex Presidente Rafael Correa , infine con una delegazione di quadri e militanti del Comitato Contro La Guerra Milano).
Si è anche tenuto un incontro con Il Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela Gian Carlo Di Martino e il Vice Console Eduardo Barranco presso la sede consolare di Milano.

Infine una iniziativa pubblica di solidarietà con il Venezuela a Parma, organizzata dal circolo locale dell’ Associazione di Amicizia Italia-Cuba e dal CCLGM, poi una a Milano con la presenza dei Consoli Di Martino e Barranco, anch’essa organizzata dal Comitato Contro la Guerra Milano.

Quella tra il COSI e CCLGM è stata l’occasione per approfondire la conoscenza e la collaborazione internazionale reciproche tra le due organizzazioni sorelle nel Consiglio Mondiale della Pace (WPC).

Di ritorno da Ginevra, in rappresentanza del COSI e accreditato alla Commissione Diritti Umani dell’ ONU, Gabriel Aguirre durante tutti gli incontri si è rifatto alla parziale e faziosa relazione consegnata dalla signora Bachelet in Commissione Diritti Umani dell’ONU, elencando le gravi conseguenze delle sanzioni economiche contro Venezuela, mentre la propaganda tenta di far passare la crisi alimentare come prodotta dal “socialismo” (sistema economico peraltro di là da venire); in realtà quella che si palesa in questo Paese è la crisi del modello di accumulazione capitalista, aggravato dal blocco economico.
Il Venezuela subisce una delle peggiori aggressioni imperialiste che si sia mai vista a tutti i livelli: economico, commerciale, mediatico, militare, tutto questo allo stesso tempo.
Gli organi di comunicazione diffondono informazioni false e sono tutti piegati agli ordini dell’imperialismo; è per questo che il Venezuela ha bisogno che molti si impegnino a diffondere la verità, anche perché una delle possibilità è che partano attacchi dai paesi circostanti che ospitano basi militari USA, come ad esempio la Colombia, che è diventata il primo partner globale della NATO in America Latina, o da paesi che con gli stessi USA hanno accordi militari, come ad esempio L’Ecuador, la cui Base militare di Manta è in procinto di essere ripristinata da L. Moreno, così come dalle Galapagos dove l’Ecuador ha recentemente concesso agli USA un terreno per la costruzione di una base aerea.
La ragione fondamentale dell’attacco imperialista al Venezuela risiede nelle sue enormi risorse da sfruttare: le prime riserve mondiali certificate di Petrolio ed oro, le terze per il gas, e di altri minerali preziosi come il Coltan. Così dal 2002, quando fu chiaro che con Chavez il Paese non sarebbe più stato facile preda per la sottrazione di risorse, il Venezuela ha subito una serie di offensive da parte dell’imperialismo.
C’è un’altra ragione fondamentale è che l’imperialismo non può permettere che ci siano Paesi che dimostrino chiaramente come sia possibile garantire a tutti scuola, sanità, istruzione, abitazioni dignitose, l’azzeramento della povertà, attraverso la sovranità nazionale e la giusta gestione delle risorse, perché questo sarebbe un esempio per tutti i popoli del mondo.
Negli incontri con Aguirre si è discusso molto della campagna volta all’attività di denuncia delle sanzioni e del blocco economico, tesa a divulgare un’attività di solidarietà concreta sugli effetti che il blocco riverbera anche in Italia, a porre in essere atti di solidarietà concreta con le famiglie e i pazienti venezuelani in attesa di trapianto di midollo in Italia, a cui il Novo Banco del Portogallo per le sanzioni ha sottratto i fondi inviati dal Venezuela per le cure e il sostentamento di queste famiglie. Continua a leggere

Comunicato del COSI Venezuela per la difesa della sovranità, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione

cosi

Caracas, 9 gennaio 2019

Per la difesa della sovranità, dell’indipendenza e dell’autodeterminazione

Il Comitato per la Solidarietà Internazionale e la Lotta per la Pace (COSI, Venezuela), membro del Comitato Esecutivo del Consiglio Mondiale della Pace (World Peace Council), esprime il suo più fermo rifiuto e condanna le dichiarazioni interventiste dell’autoproclamato “Gruppo di Lima”, che in forma servile e subordinata agli interessi dell’imperialismo Nord Americano, ha intrapreso una serie di azioni che approfondiscono l’escalation di attacchi contro il nostro paese.
Le recenti dichiarazioni del gruppo di Lima violano i più elementari principi del diritto internazionale, e il loro obiettivo principale è creare le condizioni soggettive per giustificare ogni azione interventista che minacci la pace e la stabilità sia del Venezuela che del continente Latino americano.
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Don’t stay stopped to watch

wpcReport della mobilitazione del 21 Settembre organizzata dal Comitato Contro la Guerra Milano alla Prefettura di Milano sul sito del Consiglio Mondiale Della Pace (World Peace Council):

The Commitee against the war Milan on 21th September organized a mobilization in front of the prefecture of Milan to deliver a letter to the Italian government about the missile attack against Syria and for the Russian airplane that was shot down. Report Video: https://youtu.be/kKoBp1D2s8g

This is the letter:

To His Excellency the Prefect of Milan,

with request to send it to

The President of The Council of ministers Giuseppe Conte

The Subsecretary to the Presidency of the Council of ministers Giancarlo Giorgetti

The Vicepresident of the Council of Ministers Luigi Di Maio

The Vicepresident of the Council of Ministers Matteo Salvini

The Defence Minster Eisabetta Trenta

The Foreign Minister Enzo Moavero Milanesi

We are citizens lovers of peace. We are aware that often the massmedia conceal us the truth.

On the evening of september 17th a missile attack started against Syria by warships of various nationalities including France ; at the same time israeli planes violated the syrian aerial space by making raids on this country.

During this deprecable and dirty job against a people already tormented upon which heavy sanctions weigh since years, a russian plane was shot down . On board of it there were 15 people. They are all dead.

We cannot pretend that nothing happened. The danger of a ravanging war is rising more and more.

WE ASK THE ITALIAN GOVERNMENT:

1)whether there was an involvement of any kind of Italy – even only logistical – in this war action contrary to International Law;

2)to condemn this war action for which there is no excuse;

3) to proceed to suspend immediately the sanctions which are affecting Syria and its people exactly while a great effort is being made to rid the Country of terrorists coming from countries even remote.

Waiting for a kind reply, best regards

Commitee Against The War Milan

http://www.wpc-in.org/news/dont-stay-stopped-watch

Contributo del CCLGM al WPC – Londra, 26 – 27 maggio

london2In questi ultimi anni il Comitato Contro La Guerra Milano sta facendo lavoro di informazione, accompagnato dalla formazione dei suoi militanti sulla politica internazionale, nel tentativo di rivitalizzare un movimento sinceramente anti imperialista, che nel nostro paese è ridotto ai minimi termini. Organizziamo iniziative,presidi e manifestazioni in solidarietà ai popoli aggrediti in Medio oriente, in America Latina, nell’Europa Orientale, che non si vogliono piegare all’imperialismo occidentale di USA, UE, NATO e dei loro alleati. In particolar modo contro la guerra in Siria, a favore della resistenza in Donbass al governo filo nazista di Kiev, in difesa dell’ autodeterminazione del popolo venezuelano e di quelli dell’America Latina.

Il “pacifismo idealistico”, che in Italia è maggioritario, si sta rivelando incapace di mobilitare ed essere incisivo.

È un pacifismo non dialettico, che non fa i conti con le contraddizioni, non sapendo individuarle, e soprattutto non riconosce il nemico principale. È contro tutte le guerre, mette sullo stesso piano la guerra imperialista e la guerra di resistenza all’imperialismo o di liberazione; è il cosiddetto pacifismo che non distingue tra aggrediti e aggressori, soggiace alla disinformazione del mainstream ed a livello internazionale ha affinità con Amnesty International, Human Rights Watch, così come con l’International Peace Bureau.

Molto spesso i fatti si incaricano di descrivere una realtà ben diversa, quando i popoli devono combattere per la propria sovranità e indipendenza.

Gran parte della “sinistra” strumentalmente è vicina a questo tipo di pacifismo, con il risultato di avere posizioni che spesso e volentieri sconfinano in un filo atlantismo non dichiarato, ma ben praticato; un caso per tutti è quello della Palestina: non si può al tempo stesso stare con i Palestinesi, denunciando i crimini di Israele, e con i Curdi, dei quali si sta discutendo proprio in questi ultimi giorni, nella Knesset (parlamento israeliano), circa una legge che preveda l’aiuto di Israele alla nascita di uno stato curdo. La motivazione di tutto ciò sta nel fatto che le minoranze curde sono presenti, partendo da est, in Iran, Iraq, Siria e Turchia, paesi considerati ostili da Israele. Se questo non bastasse, è palese l’alleanza militare tra le milizie curde con gli USA, i quali fanno fare loro il lavoro militare più impegnativo e, come usualmente fanno, li scaricheranno nel momento in cui non servissero più, o fosse poco conveniente stare al loro fianco come nel caso di Afrin.

In tutto questo sta anche una insufficienza di analisi del fenomeno migratorio di massa. Per esempio, la Libia di Gheddafi aveva una riserva  corrispondente a 140 tonnellate di oro e 140 tonnellate di argento, la voleva impiegare  per costituire un fondo che consentisse di iniziare a stampare moneta per le 14 ex colonie africane che attualmente usano ancora il Franco CFA, garantito dalla Banca Centrale Francese e legato all’Euro. Inutile dire che il Franco CFA è una delle cause, se non quella decisiva, per la guerra mossa dai francesi per primi alla Libia, e dello svuotamento dell’ Africa Sub Sahariana da cui si emigra verso l’Europa. Questo genere di “pacifismo” non ha mosso un dito per la difesa della Libia, ed anzi, spesso e volentieri lo ritroviamo al fianco di chi, come durante il Regime Change libico, tesseva le lodi dei “liberatori” occidentali.

COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO

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