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Report della Conferenza anti-NATO del Consiglio Mondiale per la Pace (WPC) a Bruxelles, 6-7 luglio 2018

001A pochi giorni dal vertice NATO il World Peace Council ha tenuto una conferenza a Bruxelles,
il 7 luglio 2018, nell’ambito della campagna “No to NATO – Yes to Peace”.

Prima della conferenza, in data 6 luglio,  i delegati WPC di diverse organizzazioni per la pace hanno partecipato ad un evento pubblico organizzato dalla sua affiliata in Belgio, INTAL.

Dopo la conferenza del 7 luglio, i delegati del WPC hanno preso parte alla manifestazione anti-NATO a Bruxelles, portando i propri striscioni e scandendo i propri slogan. 

Il rafforzamento dei movimenti pacifisti anti-imperialisti, in condizioni di crescente aggressione e antagonismo imperialista (con nuovi interventi, guerre e minacce contro i popoli di tutto il mondo), è stato affrontato nel dibattito della Conferenza internazionale del Consiglio Mondiale della Pace (WPC) contro la NATO il 7 luglio a Bruxelles, la duplice capitale delle due organizzazioni imperialiste UE e NATO.

Con la conferenza e la partecipazione alla manifestazione anti-NATO nel centro di Bruxelles, in vista del vertice NATO, le iniziative antimperialiste del WPC hanno caratterizzato la campagna “No to NATO – Yes to Peace”. I partecipanti appartenevano a movimenti pacifisti antimperialisti provenienti da Belgio, Grecia, Portogallo, Polonia, Turchia, Bulgaria, Serbia, Spagna, Italia, Stati Uniti, Nepal, Norvegia e Cipro.

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Comunicato

Il Comitato Contro la Guerra Milano condanna il vile attentato contro il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ed esprime la propria solidarietà al governo e al popolo venezuelano.

Così come espresso all’esito delle elezioni venezuelane svolte il 15 ottobre 2017 [1] e all’assemblea tenuta all’Università degli Studi di Milano il 18 novembre 2017 [2] con la votazione del documento in solidarietà al governo venezuelano, ribadiamo anche in queste ore il sostegno incondizionato al governo di Maduro, erede del comandante Hugo Chavez.

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“L’unica democrazia del medio oriente” cala la maschera

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Orban, Netanyahu, il cubo di Rubik – luglio 2017

Il 19 luglio la Knesset (il parlamento israeliano) ha approvato la legge costituzionale sullo Stato-nazione che definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di insediamenti riservati agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale, proclama tutta la città di Gerusalemme capitale, non definisce, ancora una volta, i confini dello Stato.

Ciò rappresenta un gravissimo salto qualitativo che istituzionalizza i principi di uno Stato teo-etnocratico e senza definirne i confini, implicitamente incoraggia l’occupazione di nuove colonie nei territori palestinesi e rappresenta l’ennesima evidente violazione del diritto internazionale, allontanando sempre più la possibilità di uno Stato palestinese.

Inoltre, mentre veniva messa ai voti la legge, si è tenuto a Gerusalemme l’incontro fra il premier Benjamin Netanyahu e il suo omologo ungherese Viktor Orban, definito da Bibi “un vero amico d’Israele”, in una tre giorni all’insegna dell’abbraccio culturale e politico in essere tra i due Paesi: l’uno fautore di una inequivocabile operazione di apartheid, l’altro legato all’identità nazista che ne ha connotato la storia. Un “abbraccio” caratterizzato da una ipocrita visita al Museo dell’Olocausto e dalla pretestuosa, quanto linguisticamente erronea, accusa di antisemitismo nei confronti di chi si schierasse contro il sionismo.

La decisione del parlamento israeliano si accompagna all’aumento della repressione lungo la barriera tra la striscia di Gaza e Israele, all’intensificazione dei venti di guerra contro l’Iran, al perpetrarsi dell’intervento diretto nella Guerra in Siria, con raid dell’aviazione in territorio siriano, incluso l’abbattimento di un caccia bombardiere nel Golan siriano occupato dove sono continui gli attacchi anche verso il Libano, e nel frattempo intervenendo direttamente per evacuare 800 Caschi Bianchi dal territorio siriano, rivelandone al mondo intero la non-neutralità.

Israele quindi si conferma, insieme al suo migliore alleato, gli USA, il principale pericolo per la pace mondiale.

Stati Uniti: “faro della democrazia”

LISTA DEI PAESI IN CUI GLI STATI UNITI HANNO ROVESCIATO O CERCATO DI ROVESCIARE IL GOVERNO DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

004 - USAAzioni poste in essere ai danni di governi sovrani attraverso colpi di Stato militari, atti di guerra, ‘covert ops’ e sostegno ad organizzazioni terroristiche

  • Cina, 1949 fino ai primi anni ’60
  • Albania, 1949-53
  • Germania dell’Est, anni ’50
  • Iran, 1953 *
  • Guatemala, 1954 *
  • Costa Rica, metà anni ’50
  • Siria, 1956-57
  • Egitto, 1957
  • Indonesia, 1957-58
  • Guyana britannica, 1953-64 *
  • Iraq, 1963 *
  • Vietnam del Nord, 1945-73
  • Cambogia, 1955-70 *
  • Laos, 1958 *, 1959 *, 1960 *
  • Ecuador, 1960-63 *
  • Congo, 1960 *
  • Francia, 1965
  • Brasile, 1962-64 *
  • Repubblica Dominicana, 1963 *
  • Cuba, 1959 ad oggi
  • Bolivia, 1964 *
  • Indonesia, 1965 *
  • Ghana, 1966 *
  • Cile, 1964-73 *
  • Grecia, 1967 *
  • Costa Rica, 1970-71
  • Bolivia, 1971 *
  • Australia, 1973-75 *
  • Angola, 1975, anni ’80
  • Zaire, 1975
  • Portogallo, 1974-76 *
  • Argentina, 1976 *
  • Giamaica, 1976-80 *
  • Seychelles, 1979-81
  • Ciad, 1981-82 *
  • Grenada, 1983 *
  • Yemen del Sud, 1982-84
  • Suriname, 1982-84
  • Fiji, 1987 *
  • Libia, anni ’80
  • Nicaragua, 1981-90 *
  • Panama, 1989 *
  • Bulgaria, 1990 *
  • Albania, 1991 *
  • Iraq, 1991
  • Afghanistan, anni ’80 *
  • Somalia, 1993
  • Jugoslavia, 1999-2000 *
  • Ecuador, 2000 *
  • Afghanistan, 2001 *
  • Venezuela, 2002 *
  • Iraq, 2003 *
  • Haiti, 2004 *
  • Somalia, 2007 ad oggi
  • Libia, 2011*
  • Siria, 2012 ad oggi
  • Ucraina, 2014 *

l’asterisco (*) indica la riuscita deposizione di un governo

Da Global Research (Centre for Research on Globalization) Overthrowing Other People’s Governments: The Master List of U.S. “Regime Changes”

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Contributo del CCLGM al WPC – Londra, 26 – 27 maggio

london2In questi ultimi anni il Comitato Contro La Guerra Milano sta facendo lavoro di informazione, accompagnato dalla formazione dei suoi militanti sulla politica internazionale, nel tentativo di rivitalizzare un movimento sinceramente anti imperialista, che nel nostro paese è ridotto ai minimi termini. Organizziamo iniziative,presidi e manifestazioni in solidarietà ai popoli aggrediti in Medio oriente, in America Latina, nell’Europa Orientale, che non si vogliono piegare all’imperialismo occidentale di USA, UE, NATO e dei loro alleati. In particolar modo contro la guerra in Siria, a favore della resistenza in Donbass al governo filo nazista di Kiev, in difesa dell’ autodeterminazione del popolo venezuelano e di quelli dell’America Latina.

Il “pacifismo idealistico”, che in Italia è maggioritario, si sta rivelando incapace di mobilitare ed essere incisivo.

È un pacifismo non dialettico, che non fa i conti con le contraddizioni, non sapendo individuarle, e soprattutto non riconosce il nemico principale. È contro tutte le guerre, mette sullo stesso piano la guerra imperialista e la guerra di resistenza all’imperialismo o di liberazione; è il cosiddetto pacifismo che non distingue tra aggrediti e aggressori, soggiace alla disinformazione del mainstream ed a livello internazionale ha affinità con Amnesty International, Human Rights Watch, così come con l’International Peace Bureau.

Molto spesso i fatti si incaricano di descrivere una realtà ben diversa, quando i popoli devono combattere per la propria sovranità e indipendenza.

Gran parte della “sinistra” strumentalmente è vicina a questo tipo di pacifismo, con il risultato di avere posizioni che spesso e volentieri sconfinano in un filo atlantismo non dichiarato, ma ben praticato; un caso per tutti è quello della Palestina: non si può al tempo stesso stare con i Palestinesi, denunciando i crimini di Israele, e con i Curdi, dei quali si sta discutendo proprio in questi ultimi giorni, nella Knesset (parlamento israeliano), circa una legge che preveda l’aiuto di Israele alla nascita di uno stato curdo. La motivazione di tutto ciò sta nel fatto che le minoranze curde sono presenti, partendo da est, in Iran, Iraq, Siria e Turchia, paesi considerati ostili da Israele. Se questo non bastasse, è palese l’alleanza militare tra le milizie curde con gli USA, i quali fanno fare loro il lavoro militare più impegnativo e, come usualmente fanno, li scaricheranno nel momento in cui non servissero più, o fosse poco conveniente stare al loro fianco come nel caso di Afrin.

In tutto questo sta anche una insufficienza di analisi del fenomeno migratorio di massa. Per esempio, la Libia di Gheddafi aveva una riserva  corrispondente a 140 tonnellate di oro e 140 tonnellate di argento, la voleva impiegare  per costituire un fondo che consentisse di iniziare a stampare moneta per le 14 ex colonie africane che attualmente usano ancora il Franco CFA, garantito dalla Banca Centrale Francese e legato all’Euro. Inutile dire che il Franco CFA è una delle cause, se non quella decisiva, per la guerra mossa dai francesi per primi alla Libia, e dello svuotamento dell’ Africa Sub Sahariana da cui si emigra verso l’Europa. Questo genere di “pacifismo” non ha mosso un dito per la difesa della Libia, ed anzi, spesso e volentieri lo ritroviamo al fianco di chi, come durante il Regime Change libico, tesseva le lodi dei “liberatori” occidentali.

COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO