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Non stiamo fermi a guardare: mobilitazione contro la guerra! Report e video

Come nelle intenzioni ci siamo ritrovati in Piazza S. Babila. Non ci è stato permesso di muoverci verso la Prefettura.Abbiamo sciolto il presidio. È stato un po’ complicato ma alla fine una “delegazione” ha raggiunto la Prefettura, abbiamo dunque consegnato nelle mani del Capo di Gabinetto la lettera con la quale ci rivolgiamo al Governo. Lettera che vi chiediamo di condividere e rilanciare, poiché il lavoro iniziato dovrà continuare per diffondere questa idea e far tornare a crescere un vero movimento che pretenda dal nostro Paese quella funzione dettata dalla sua Carta Costituzionale e fissata con l’art.11.

lettera al Governo sulla Siria

Breve video della mobilitazione:

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Per Zakharchenko, ucciso dai nazisti di Kiev e dalla NATO

MILANO, PRESIDIO MARTEDÌ 4 SETTEMBRE ORE 18.30

IN PIAZZALE LORETO DAVANTI ALLA STELE DEI 15 MARTIRI

ZakharchenkoCon l’assassinio di Aleksandr Zakharchenko, Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk eletto nel 2014 con oltre il 75% dei consensi, la Resistenza in Donbass subisce un ennesimo duro colpo da parte delle forze neonaziste di Kiev insediatesi in seguito al golpe ucraino partito con Euromaidan nel 2013. Stati Uniti e NATO hanno diretto e sostenuto il golpe, con il benestare della Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale, del noto guerrafondaio senatore neocon John McCain, defunto in questi giorni, e del “filosofo” sionista Bernard-Henri Levy.

Mentre è conosciuto nel nostro Paese l’appoggio istituzional-diplomatico arrecato al governo di Kiev dai ben noti Gianni Pittella, parlamentare europeo del PD, Emma Bonino, eletta per il Senato con la lista “Più Europa”, Lia Quartapelle, eletta alla Camera dei Deputati per il PD.

L’attentato contro Zakharchenko, ucciso da un’esplosione in un bar del centro di Donetsk, nel tardo pomeriggio del 31 agosto, segue l’assassinio di altri uomini, molto amati nel Donbass, come Givi (2017), Motorola (2016), Mozgovoj (2015).

Il Comitato Contro La Guerra Milano invita quindi le organizzazioni democratiche, i sinceri antifascisti amanti della pace e soprattutto i lavoratori a portare il loro saluto martedì 4 settembre alle 18.30 in piazzale Loreto, angolo via Andrea Doria, davanti alla Stele dei 15 Martiri, dove ricorderemo i Caduti per la Resistenza del Donbass.

Consapevoli che il “lavoro sporco” sta accelerando proprio in queste ore anche in Siria, una pressione pericolosa, dunque, che va dalla Siria al Donbass spingendosi verso Est, come dire Russia e Iran.

Perché la guerra è contro i lavoratori e tocca ai lavoratori fermarla.

COMITATO CONTRO LA GUERRA MILANO
FB facebook.com/comitato.milano.5
E-MAIL comitatocontrolaguerramilano@gmail.com
CELL. 338-3899559

Locandina Zakharchenko

Comunicato

Il Comitato Contro la Guerra Milano condanna il vile attentato contro il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ed esprime la propria solidarietà al governo e al popolo venezuelano.

Così come espresso all’esito delle elezioni venezuelane svolte il 15 ottobre 2017 [1] e all’assemblea tenuta all’Università degli Studi di Milano il 18 novembre 2017 [2] con la votazione del documento in solidarietà al governo venezuelano, ribadiamo anche in queste ore il sostegno incondizionato al governo di Maduro, erede del comandante Hugo Chavez.

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Elezioni Venezuela: il saluto del Comitato Contro la Guerra Milano

Mvd1218112Sono diverse le feroci dittature che affamano e massacrano i propri popoli. I primi della lista sono il dittatore Nicolas Maduro Moros, successore del ben peggiore Hugo Chavez Frias e il dittatore Bashar Al-Assad. E’ “bizzarro”, che altri popoli ancora, affamati e massacrati dai propri aguzzini, si ostinino a non voler seguire i consigli del Paese più democratico al mondo e rifiutino persino decine di migliaia di bravi jihadisti istruiti e armati di tanta buona volontà dai nostri amici della NATO, dai nostri Paesi fratelli del Golfo, come le secolari democrazie Saudite e del Qatar, o dall’affidabile Turchia di Erdogan. Questi strani siriani, non vedono neppure di buon occhio la solidarietà dei sionisti verso i cosiddetti “Liberi Ribelli” del FSA (Free Syrian Army) o delle FDS (Forze Democratiche Siriane) che piacciono tanto alla nostra “sinistra rivoluzionaria”, Israele che li cura e accudisce sulle alture del Golan siriano occupato.

 

E che dire di questi venezuelani che rifiutano l’amicizia che Washington gli sta offrendo dal 1998, che addirittura rifiutano i bravi fascisti “guarimberos”,  o sono così stolti da non capire come si viva bene nella confinante Colombia, miglior amica degli USA, patria del fiorente commercio di cocaina e del democratico paramilitarismo (che ogni anno si occupa amorevolmente della eliminazione di decine di delegati sindacali), o del Brasile del presidente non eletto Temer, o del buon governo Macrì in Argentina, che finalmente ha riaperto le porte agli aiuti umanitari del Fondo Monetario Internazionale.

 

Domenica 20 maggio 2018 più di 9 milioni e 200 mila venezuelani si sono recati alle urne, sotto questa feroce dittatura che farebbe impallidire perfino Hitler, Mussolini, Franco, Videla e Pinochet (tutti carissimi amici e figli dell’Occidente democratico), la quale ha permesso a ben 3 candidati presidenti di opposizione di fare campagna elettorale su tutte le TV, radio, giornali privati del Paese, che ha permesso loro di fare propaganda attraverso manifesti e gigantografie in tutte le città, per non parlare dei comizi pubblici. La giornata elettorale si è svolta nella calma, senza incidenti e, sicuramente per paura o per costrizione, ben 6 milioni e 157 mila venezuelani, circa il 68% dei votanti, si sono ostinati a dare la loro preferenza al candidato del “Frente Amplio de la Patria”, così il feroce dittatore Nicolas Maduro Moros sarà Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela fino al 2025.

 

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Comunicato del CCLGM sulla Palestina

446536474_109814Il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, avvenuto in seguito alla dichiarazione di Trump di riconoscere la capitale palestinese come capitale dello “Stato ebraico”, è un duro colpo all’indipendenza della Palestina nonché alla stabilità di tutto il Medio Oriente.

Lo scenario che si presenta a un secolo dall’accordo Sykes-Picot (1916) e dalla dichiarazione Balfour (1917) è devastante, con il 90% del territorio palestinese strappato ai suoi legittimi abitanti, la Striscia di Gaza ridotta alla fame e le guerre scatenate negli ultimi decenni contro i Paesi panarabi, storici alleati e difensori della Palestina: Iraq, Libano, Siria, Yemen e Iran.

Queste aggressioni sono sempre state caratterizzate dall’intesa tra gli USA e Israele, con l’asservimento di Stati privati della propria sovranità militare ed economica, con il sostegno dell’Unione Europea la cui politica estera è dettata dalla NATO a guida USA e dagli interessi delle maggiori potenze colonialiste come Francia e Gran Bretagna. In questo quadro l’Italia ha l’infame ruolo di “rampa di lancio” per gli attacchi in Africa e Medio Oriente e per le ingerenze che puntano ad accerchiare militarmente la Russia e intimidire la Cina.

Chiediamo ai più sinceri antimperialisti di collegare quanto accade in Medio Oriente con la strategia di dominio che ha impoverito l’America Latina “cortile di casa di Zio Sam”, accerchiato commercialmente Cuba e che punta a cancellare l’emancipazione bolivariana dal Venezuela e dalla Bolivia. La strategia di dominio che, come già al tempo del Vietnam, arriva oggi a mostrare i suoi artigli contro la Corea Del Nord.

Non può sfuggire il fatto che Cuba e Venezuela abbiano da decenni rapporti di amicizia con la Siria e con l’Iran, che i loro comunicati esprimano reciproca solidarietà e vicinanza di fronte all’aggressione imperialista che si sta avvalendo di ogni mezzo, compreso il terrorismo jihadista. Non si può ignorare le parole e gli aiuti che questi “Stati canaglia” rivolgono con ammirazione alla resistenza palestinese, così come i comunicati di solidarietà che tutte le organizzazioni palestinesi stanno rivolgendo a questi Stati in questi giorni.

È giusto dunque, considerando le peculiarità di ogni Stato, non perdere di vista il quadro complessivo, all’interno del quale sta la Siria antisionista e antimperialista, da sempre amica del popolo palestinese; per questo la distruzione della Siria colpisce anche il popolo palestinese, che sta dando il suo contributo a difenderla.

Queste le ragioni per cui il Comitato Contro la Guerra Milano sabato 19 maggio, alle 17, sarà in piazza San Babila per manifestare in sostegno del popolo palestinese.

Comitato Contro la Guerra Milano
17 maggio 2018